

Articolo scritto da: Ricky da http://www.cisonostato.it/
L' automobile lascia la Gardesana, che costeggia la sponda
ovest del Garda, e, da Gargnano, imbocca la strada che si
inerpica in direzione della Valvestino, la nostra meta.
Ci lasciamo alle spalle il bacino del Benaco, con le sue
splendide località turistiche, famose in tutta Europa e
tanto apprezzate al di là delle Alpi, per dirigerci verso
una valle montana sconosciuta ai più; la posizione isolata
(qui bisogna venirci, la Valvestino non si raggiunge "di
passaggio") ha creato un piccolo tesoro di natura, usanze,
sapori e tradizioni.
Per la verità la Valvestino si può raggiungere, sempre con
strada in salita, da un altro azzurro bacino bresciano:
una direttrice proviene infatti anche dal lago d'Idro; anche
qui, bisogna conoscere la strada ed imboccarla con l'esatta
intenzione di raggiungere questo luogo sperduto
Il nostro itinerario parte da Gargnano, sul lago di Garda,
per seguire la strada che porta, in salita, a Navazzo: il
paesaggio è fin qui idilliaco, con meravigliose vedute sull'azzurro
lago, punteggiate da dolcissimi uliveti e da cipressi. Il
paese di Navazzo segna quasi il confine tra l'ambiente gardesano
e quello, che si fa immediatamente più severo ed angusto,
che porta, attraverso una serie di curve continue, verso
il bacino artificiale della Valvestino.
Il lago artificiale, di un azzurro intenso, si incunea nella
vallata, assumendo quasi le sembianze di un fiordo dalle
ripide pareti; rivederlo ci rievoca sensazioni passate,
come quando, giovani ed (ahimè) incuranti dei divieti, trascorremmo
due splendide giornate campeggiando in tenda sul ramo più
lontano del lago, servendoci di un gommone a remi per attraversarlo.
La strada scavalca il lago su ponti spettacolari; una lapide
a lato ricorda che questi territori appartenevano fino a
neanche tanto tempo fa all'Impero degli Asburgo.
L'ambiente è incontaminato, sulle rive del lago solo pochissimi
cascinali; l'assenza completa di infrastrutture turistiche
qui si rivela paradossalmente come un fiore all'occhiello:
in Valvestino si viene alla ricerca di ambienti puri, si
cerca la pace e la tranquillità.
Al termine del lago si trova un piccolo nucleo abitato,
Molino di Bollone, con annesso bar-posto di ristoro; qui
è possibile chiedere le prime informazioni e, se non vado
errato, interessarsi per eventuali permessi di pesca nel
lago e nei torrenti circostanti, ricchi di trote.
I paesi che compongono la Valvestino sono Turano, capoluogo,
e Magasa: questi sono gli unici due comuni, cui si aggiungono
i paesini di Armo, Bollone, Moerna, Persone e Droane.
La Valvestino è inserita nel "Parco Naturale Regionale dell'
Alto Garda Bresciano", che comprende la zona costiera dell'
Alto Garda e si spinge all'interno nella zona montuosa d'entroterra;
la Valvestino rappresenta la parte più interna del Parco,
istituito con legge del 1989.
E' inutile dire che flora (soprattutto nell'area di Cima
Tombea) e fauna rappresentino un ulteriore elemento di attrattiva
di tutta la zona, così come, nell' ambito architettonico,
oltre ai già citati fienili , non sono assolutamente da
sottovalutare le chiese, testimonianza di fede antica, sparse
nei vari paesi. Un ultimo accenno alle possibilità escursionistiche:
sono davvero innumerevoli e comprendono tracciati adatti
a tutte le possibilità: non resta quindi che scegliere di
"staccarsi dal gregge" ed optare per una zona che possiamo
definire ancora "non turistica" ma davvero ricca di attrattive!
* Fermarsi sulle sponde del bacino artificiale ad ascoltare
il rumore del vento, a contemplare lo scenario naturale,
ad osservare le azzurrissime acque.
*Degustare in loco il formaggio Tombea, prodotto esclusivamente
nell' alta Valvestino, nelle malghe di Magasa e Capovalle
e sull'altipiano di Rest.
*Osservare, visitare, e, perchè no, soggiornare negli splendidi
ed antichissimi fienili ristrutturati sull'altipiano di
Rest; sono esempi di un'architettura contadina unica, risalenti
per gli studiosi al Basso Medioevo.
*I colori delle stagioni: se l'autunno è uno splendore per
l'accendersi dei boschi, l'inverno si fa apprezzare per
la tranquillità ed il silenzio, spesso reso ancor più ovattato
dalla neve; la primavera si manifesta con il rinascere della
splendida natura del luogo, mentre d'estate la valle diventa
un'imperdibile oasi di frescura.
Naturalmente il consiglio è quello di alloggiare nei tipici
fienili, attualmente in gestione presso il Consorzio Forestale
Valvestino (0365 745007).
L'affitto per unità abitativa (un fienile da 6 posti letto
con cucina ed elettrodomestici) è di 55 euro nel periodo
autunnale e varia a seconda del periodo richiesto.
Nel prezzo non è compreso l'utilizzo del riscaldamento (2,60
euro al metro cubo consumato di metano); ricordiamo che
non è compreso l'uso di lenzuola ed effetti personali, mentre
la cucina è dotata di stoviglie.
La gastronomia della Valvestino è quella, povera, tipica delle
vallate alpine e prealpine di questa zona: gastronomia quindi
semplice, non per questo meno gustosa, legata al territorio
ed all'opera dell'uomo.
Esiste tuttavia un prodotto che rende la Valvestino luogo
privilegiato da ogni amante della buona
tavola che si rispetti: qui viene infatti prodotto il Tombea,
formaggio squisito che deriva esclusivamente dalla produzione
delle malghe dei comuni di Magasa e Capovalle ed ha quindi
una produzione piuttosto ridotta (si parla, all'incirca,
di 2000 forme all'anno)
Il nome del formaggio deriva da quello della più importante
cima della Valvestino, cima Tombea; ai suoi piedi gli alpeggi
dell'altopiano del Rest, che si sviluppa ad una altezza
media di circa 1200 metri.
Il gusto del Tombea è assai particolare; è un formaggio
a grana dura ed è simile, anche se ha una sua
ben precisa connotazione, ad un altro "re" delle valli bresciane:
il "Bagoss", prodotto nella zona di Bagolino, in alta Valle
Sabbia.
A settembre, ogni anno, si tiene a Magasa una festa per
celebrare questo caratteristico prodotto della gastronomia
locale.
*Il nome Valvestino deriva dai monti Vesta e Stino, che chiudono
e delimitano la valle ad occidente.
*Una leggenda vuole che i sette paesi che compongono la
Valvestino siano stati anticamente fondati da sette fratelli,
in evidenti non buoni rapporti, che decisero di sparpagliarsi
per la valle senza mai più vedersi: questo spiega il motivo
per cui i sette nuclei abitativi, anche se distanti tra
di loro pochi chilometri, siano invisibili l'uno all'altro.
Tale condizione non vale per Moerna, il paese posto più
in alto, da dove il fratello più furbo poteva spiare gli
altri senza essere visto.
*Come abbiamo già ricordato, i fienili di cima Rest e degli
altipiani di Denai costituiscono una delle attrattive principali
della zona, in relazione alla loro peculiarità costruttiva,
con gli ampi tetti spioventi fino quasi a terra e ricoperti
da paglia.
Fino a qualche decennio addietro erano usati come residenza
per l'intero anno dai contadini del luogo; in tempi più
recenti avevano purtroppo perso la loro caratteristica copertura
in paglia a favore di più pratiche ma assai meno romantiche
lamiere zincate.
E' stato grazie ad un attento lavoro di recupero e ristrutturazione
messo in atto dal Comune di Magasa che, a cima Rest, sono
stati recuperati come unità abitative cinque di questi fienili,
di cui uno è in uso come interessantissimo museo etnografico.
La tipologia dei fienili della Valvestino è unica e solo
in alcune zone del Nord (a monte Valpiana nella zona di
Bosco Chiesanuova in provincia di Verona e sui monti tra
Asiago e Belluno) sono stati riscontrati edifici dalle caratteristiche
costruttive simili.
Tutti i loghi e marchi in questo sito appartengono ai rispettivi proprietari.
I commenti sono di proprietà dei rispettivi autori, ed il resto di Carnyx.it © 2007.
Le foto riprodotte, ad esclusione di quelle in cui è indicato l'autore, sono di proprietà di Yumi.it e non sono riproducibili senza il diretto consenso.