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Itinerari di Daniele Bertossi

... PER RUPES, OSOPE TUAS ... (Sentiero Storico Nuturalistico CAl Osoppo) di Daniele Bertossi

Mi metto d'accordo con Ricki e all'indomani presto ci troviamo fuori della sede del CAI osoppano. E’una giornata tipicamente primaverile, alcune nuvole contornano le nostre montagne e una leggera brezza di aria calda intiepidisce il ricordo delle rigidità invemali.

Già l'approccio con il percorso è quello giusto, e le prime gemme ravvivano i colori pastellati di primavera. Qua, nel Rivellino Veneziano, i colori esplodono poi d'autunno quando gli alberi, piantati a ravvivare la baraccopoli sorta dopo il terremoto del 1976, si tingono dei rossi fuoco delle foglie. 1 bastioni che si vedono davanti a noi sono stati fatti in periodo napoleonico, resti visibili di un quadro difensivo ben più potente ideato per dissuadere gli attacchi austro-ungarici (i francesi pensarono a Osoppo come piazzaforte arroccata tra il Forte ed il Colle di San Rocco).

Arriviamo alla punta nord del Forte, chiamata "Coda di Lóf', e da qua iniziamo a salire una mulattiera a tratti acciottolata e dominata da un bel bosco misto (c'è da notare che sul Forte troviamo il leccio, dove ha il limite nord del suo habitat). La passeggiata è di una piacevolezza unica; a chiazze, le violette, ci ricordano che per godere della natura non serve poi andare molto lontano, basta apprezzare anche ciò che si ha in casa.

Arriviamo ad un bivio che poi ritroveremo. Saliamo verso la cima del Forte dove si sviluppa un anello che valorizza quello che è stato teatro di storia e leggenda. Di fronte a noi il "Corpo di guardia", un arco di rocce e mura non più repulsivo come in tempo di guerra, ma ora accogliente e solare.

Oltrepassiamo il portone d'ingresso, una volta difeso da un ponte levatoio ed entriamo finalmente nel Forte di Osoppo. Inizia qua un susseguirsi di mura difensive, costruzioni, bastioni e resti che ci riportano a tempi antichi ... chissà com'era la vita, i duelli, il forgiare le spade, il difendersi dagli attacchi, l'assoggettarsi agli dei, chissà se anche il Forte era visto come un Dio, dispensatore di vita, dimora e difesa, chissà cosa vedeva coi suoi occhi un antico Celtico ... chissà!!!

Arriviamo nel piazzale della chiesa di S. Pietro (da visitare gli scavi archeologia all'intemo) e subito a destra inizia il percorso ad anello che porta a lambire le polveriere (del 19 1 0 circa, visitabili con pila) e da questa strada trincerata sbuchiamo su un piazzale erboso (interessante a destra una visita alle tombe dei Savorgnan, antichi signori di Osoppo); costeggiando quello che rimane del "Castel Novo" dei Savorgnan, arriviamo sul "piazzale delle cupole" e notiamo quattro cordonate circolari in cemento ( in origine erano in granito di Sardegna, chissà che fine hanno fatto!) poste a ricordo di quattro cupole corazzate che con i loro cannoni da 149/35 dominavano la piana di Osoppo (sistema difensivo italiano del 1910/1912).

Mantenendoci a destra scendiamo alcuni scalini che ci portano ad un primo belvedere. Lo sguardo spazia da Osoppo fino ai colli del primo anfiteatro morenico. Ritorniamo sui nostri passi e mantenendoci sulla mulattiera di destra raggiungiamo la scalinata in cemento che sale all'evidente galleria del "Castel Novo", ma prima di immetterci volgiamo lo sguardo a manca e là, in controluce, su una placca, notiamo alcune impronte di mammiferi cenozoici. Bello!!!

C'è proprio tutto, anche le piste fossili; ma proseguiamo per la galleria (prima di raggiungere la scalinata in cemento, alla destra merita visitare la Grotta di Santa Colomba, un antro dove riparò la patrona di Osoppo rinunciando a una vita di agi per diventare martire ed eremita). Scendendo la scalinata in cemento, con l'aiuto di una pila, potremmo visitare il "Forte Corazzato" italiano posto al di sotto del piazzale delle cupole). Raggiungendo i sotterranei del Castello si respira ancora l'aria delle cantine zeppe di botti di vino e poi la presenza degli stallieri con le loro imprecazioni medioevali e ancora l'odore dell'avena, della paglia, dei muli, il nitrire dei cavalli e dall'alto le cortigiane assorte nel loro sferiruzzare e lassù, sul punto culminante, il conte a pianificare ordini e mansioni.

Raggiungiamo poi uno spiazzo dove una volta (fine del XVI secolo) esisteva un laghetto naturale chiamato in epoca veneziana "Sfoglio", dove si raccoglievano le acque a mo' di riserva idrica; a sinistra c'è la ristrutturata "Casa del Tamburo" (periodo veneto). Proseguiamo a destra accostando la "casa del Comando" (periodo veneto), aggiriamo ad est il Colle di Napoleone e ne raggiungiamo la sommità passando vicino alla Sedia di Napoleone da dove l'imperatore poté ammirare i confini del suo impero verso nord (dal culmine si poteva dominare il corso del Tagliamento da dove potevano attaccare gli austro-ungarici; ricordo anche che fra tanti nomi di località visitate da Napoleone e citati sull'Arco di Trionfo a Parigi, c'è anche quello di Osoppo).

Siamo dunque sul punto più elevato della nostra camminata e il panorama si fa notevole: dal Monte di Ragogna al Mont di Prát, Cuar, Covria, il Faeit sopra Alesso, Brancot, S. Simeone, Plauris, Cjampon e Cuaman, e giù fino ai colli oltre la piana di Osoppo è tutta una emozione a 360 gradi. Ci siamo veramente rifatti l'occhio, ci vengono in mente e parliamo delle varie salite fatte su questi monti confrontando l'odierno con le salite di 50 anni fa fatte da Ricki.

Anche il Forte è cambiato e il "grande vecchio" si lamenta giustamente quando passando vicino alla chiesa di S. Pietro usa parole dure per la copertura post-moderna della chiesa stessa, elencando poi altre oscenità edilizie che non rispecchieranno mai più la storia del Forte (cemento nel piazzale delle cupole, scala in ferro al Castel Nove, Casa del Tamburo con struttura a pseudo-impalcatura, ecc.).

Ridiscendiamo fino al bivio trovato prima di raggiungere la Fortezza e ci incamminiamo per la "Strada dei Capitelli" (così chiamata perché c'erano le stazioni della via Crucis), un acciotolato piuttosto viscido immerso però in un bel bosco; quasi alla fine, quando a sinistra abbiamo le prime case di Osoppo, con un po' di attenzione, sulla nostra destra possiamo vedere delle fosse incassate nel "saldam" (tipica fonnazione terrosa ocra), erano tombe del periodo romano! Passiamo all'estemo della Pieve di Osoppo e vale la pena visitare all'intemo la Pala del Pellegrino di San Daniele.

Proseguiamo verso la ex "Colonia Elioterapica" istituita nel 1938 per far trascorrere ai ragazzi parte delle vacanze scolastiche: oggi ad accoglierci c'è un agile scoiattolo bruno che con quattro balzi se ne va tranquillo in luoghi dove noi non possiamo disturbarlo. Costeggiamo il campo sportivo ed arriviamo sul terrapieno dov'è la vecchia Osoppo. No... non era qua. Qua sono sepolti tutti i ruderi della povera Osoppo colpita dal terremoto del '76. Per un attimo rivivo le 21:00 di quel 6 maggio ... anch'io ero sepolto accanto ai miei cari, alcuni morti, sotto metri di macerie.

Ma saliamo sul colle di San Rocco, raggiungendo la sommità e godendo di un altro meraviglioso punto panoramico con in primo piano il paese adagiato sotto il Forte.

Proseguendo, passiamo accanto a ciò che resta di alcune fortificazioni napoleoniche (un pozzo che doveva portare da un piano all'altro delle fortificazioni) e da qua lungo la cresta che ci porterà verso la chiesa di San Rocco facente parte di un vecchio romitorio (e successivamente lazzaretto, sembra anche che per un certo periodo ci fosse un tal "Castello Turini"). E' a metà cresta che mi soffermo per una percezione particolare, un senso di benessere mi persuade, la zona è dolce, il panorama è incantevole, mi sento invaso da una piacevole sensazione di eternità; mi vengono in mente quei luoghi sacri, fonte di religiosità per i popoli antichi.

Ne parlo con Ricki e anche lui, soffermandosi in devoto silenzio, annuisce con un gesto della testa. Proseguiamo oltrepassando la chiesetta di San Rocco con anteposto un bel prato, foraggio ideale per i caprioli, esseri mattutini che si dividono i pascoli con qualche raro cervo e alcuni cinghiali.

Su in alto le poiane ed i Palchetti la fanno da padroni ed ogni tanto qualche grifone di Comino in "libera uscita" viene a fare visita al bosco di Osoppo, zona di risorgive e di interesse naturalistico.

Ci avviciniamo alla conclusione del Sentiero Storico-Naturalistico CAI Osoppo e costeggiando vecchi muri merlettati entriamo ad Osoppo trovando "Casa Screm", sede della Biblioteca Comunale nonché costruzione con annesso un tipico cortile friulano con pozzo. Passiamo uno spaccato di paese che a parte la vecchia viabilità è completamente ricostruito dalle ceneri del sisma.

Ci avviciniamo al Forte e in via Moscovia (così chiamata perché da qua passavano le truppe napoleoniche per la campagna di Russia) notiamo i massi staccatisi col movimento tellurico del settembre del 1976. Fanno veramente venir voglia di arrampicare, ma il vivido ricordo di quando sono crollati mi fanrìo soprassedere. Continuiamo e poco prima di raggiungere la sede del CAI, dove completiamo l'anello, troviamo un nostro amico che ci invita ad andare con lui ad arrampicare sulla palestra posta su quel roccione bianco sopra il campo sportivo. Lo ringraziamo ma per oggi ce ne torniamo a casa già con un bel pieno di emozioni.

NOTE.

Segnavia CAI n' 720 - Carta "Tabacco" nuova 020 - Difficoltà turistico, adatto anche ai bambini. Tempo di percorrenza ore 3:30 - percorso anche per mountain bike. Info c/o Trattoria da Min tel 0432/975194.Daniele Pertossi a Osoppo in via della Libertà,3

 

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