

Tra le vette che avvolgono il versante orientale nel nord dell’Italia, il massiccio del monte Canin, a Selle Nevea, si erge a confine con la repubblica slovena come una maestosa appendice delle splendide Alpi Giulie.
Questo ampio anfiteatro roccioso offre scorci di rara bellezza, sia per la sovrapposizione di variegate tipologie paesaggistiche, sia per le specie di animali e piante che raccoglie ai margini dell’imponente ghiacciaio centrale. La conformazione geologica del suolo spiega la peculiarità di questi luoghi, riportandoci al tempo dell’ultima glaciazione, quando le propaggini fredde delle bianche distese spingevano e trascinavano immense quantità di detriti morenici.
La contrazione dei ghiacciai ha lasciato nella valle solo alcuni corsi d’acqua, come quello del torrente Fella, che apre un’angusta feritoia tra le valli del nord e la pianura, considerata di estremo interesse strategico, nei successivi periodi storici.
Questa strettoia venne fortificata in tempi piuttosto antichi: le prime tracce risalgono al 923 d.C. e rappresentano forse un tentativo di arginare il problema delle orde barbariche che da alcuni secoli scendevano verso la penisola italica senza risparmiare, nelle loro incursioni, i villaggi indigeni.
Una volta edificatele prime fortificazioni, il passaggio assunse, oltre ad un valore militare, anche un notevole interesse di tipo economico per il pedaggio, la cosiddetta “muta”, richiesta ai viaggiatori. Sulle rovine di questa antica dogana – che nei secoli trascorsi ha attirato l’attenzione di numerosi feudatari, di imperatori e della stessa Repubblica Serenissima – sorge oggi il paese di Chiusaforte, un comune su cui sono ancora impressi sigilli delle passate dominazioni.
Sul greto del fiume Fella, la Pro loco di Chiusaforte organizza ogni anno una suggestiva manifestazione che ricorda gli antichi insediamenti Celti a cavallo di questi massicci montuosi.
“Il lancio delle scaletis” ripropone un rito in onore di Beleno, il dio del fuoco, che era celebrato nella notte del solstizio d’estate: quadrelle di faggio infuocate vengono lanciate in aria con delle verghe di ornello creando delle parabole luminose, simili a stelle cadenti.
Uno spettacolo davvero suggestivo che si ripete oggi in occasione della festa patronale del 29 giugno e fonde la tradizione cristiana con l’atmosfera dei culti pagani.
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