

Prima
della diffusione dei detersivi di fabbricazione industriale,
venivano usate vari tipi di sostanze efficaci con funzione
detergente.
In questa pagina sono riportati alcuni tra i procedimenti
tradizionali ordinati a seconda della sostanza vegetale
su cui sono basati.
Sapone naturale con olio e soda .
Per creare qualunque tipo di sapone, aromatizzato o meno,
il primo passo è sempre lo stesso: fare il "sapone
di base". Gli ingredienti fondamentali sono due. Uno
è rappresentato dal grasso, che puo' essere animale
(...) o vegetale (l'olio di cocco, il burro di cacao, l'olio
di oliva, ecc.) I grassi vanno poi combinati e uniti ad
una soluzione alcalina (piu' precisamente, idrossido di
sodio): un tempo questa si otteneva facendo gocciolare l'acqua
sulle ceneri di legno, mentre oggi viene prodotta su scala
industriale. Il procedimento, in sintesi, e' caratterizzato
dallo scioglimento di soluzione alcalina e grassi e/o oli.
La parte piu' complicata e' quella di portare la soluzione
alcalina e i grassi e/o oli simultaneamente alla temperatura
di 38°C prima di mescolarli. Le temperature possono
essere "aggiustate" in vari modi per far sí
che corrispondano: si puo' far raffreddare gradualmente
la soluzione alcalina, che si surriscalda mescolandola mentre
fate sciogliere i grassi, oppure immergere il contenitore
nell'acqua fredda per farla raffreddare piu' velocemente,
o ancora potete preparare la soluzione molte ore prima e
poi scaldarla a bagnomaria. Quindi, dopo averli portati
simultaneamente alla stessa temperatura, la soluzione e
i grassi e/o oli vanno mescolati, versati in uno stampo
e lasciati indurire. Il sapone di base, puo' essere anch'esso
aromatizzato: in questo caso, l'ingrediente profumato di
origine naturale va aggiunto prima di versare il sapone
nello stampo, e mescolato con cura, in modo che si diffonda
in maniera uniforme. Il sapone pronto potra' essere tagliato
usando un fil di ferro e riposto negli armadi per profumare
la biancheria prima di essere utilizzato per l'igiene del
corpo.
[Fonte: http://www.peter-pan.org/consumi]
Carbonato di soda
La soda emulsiona i grassi e li trasforma in sapone. E'
quindi la base di tutte le liscivie di commercio, di tutti
i liquidi detersivi. La si preferisce al carbonato di potassa,
essendo meno cara di questo e altrettanto efficace, e anche
alle ceneri di legno perche' la sua azione e' piu' regolare.
Liscivia
con cenere di legno
Si prende il cesto della liscivia, si fodera uniformemente
e la' dentro si mettono i panni insaponati. Dopo si ricoprono
con una tovaglia e sopra si mette la cenere setacciata.
Sopra la cenere si aggiunge l'acqua calda (ma non bollente)
poco a poco, fino a che si inzuppano tutti i panni. Poi
si lasciano così per una notte; al mattino si sciacquano
e si stendono.
[Fonte: Museo Etnostorico di Ucria.]
Liscivia con cenere di legno
La liscivia si otteneva versando acqua sopra della cenere
di legno sistemata su di un telo; l'acqua filtrava attraverso
un colatoio, in modo da cadere in un mastello. La liscivia
poteva essere usata anche da sola per lavare i panni nel
mastello. Qualche anno dopo ho fatto la liscivia. Per cominciare
aprii dei fori sul fondo di un barile, poi vi deposi uno
strato di ghiaia per facilitare lo scarico, infine riempii
il resto del barile con cenere di legno duro. Poi, molto
lentamente, versai acqua piovana sulla cenere. Dopo un tempo
relativamente lungo, l'acqua filtrata, o liscivia, comincio'
a sgocciolare dai fondi del fondo del barile, per cadere
nel sottostante mastello. Ultima operazione: feci bollire
il liquido finche' divenne cosí concentrato da sostenere
un uovo. (I testi relativi ai saponi e ai detersivi sono
stati tratti dal testo La casa del passato di John Seymour,
Ed. Idealibri, Milano 1987)
Cenere di fave e mandorle
"Lo stelo della fava si brucia e con la cenere che
ne risulta lavano la biancheria. Anche le bucce delle mandorle
vengono bruciate, e se ne servono invece della soda. Prima
lavano la biancheria con l'acqua, e poi con questa specie
di liscivia."
[Fonte: J. W.Goethe, Viaggio in Sicilia]
L'ottenimento
della potassa
Il 6 ottobre 1807 Davy facendo passare una corrente elettrica
da una massa fusa di KCO3 (potassa) isol˜ delle piccole
sfere di un metallo molto reattivo (al contatto con l'acqua
la decomponeva liberando idrogeno che per la esotermicitˆ
della reazione si incendiava) che chiam˜ potassio. Il nome
latino (Kalium) da cui deriva il simbolo si ricollega alla
preparazione dei primi composti di questo elemento che coinvolgevano
delle ceneri che in Arabo si dicono Al kali. Il nome scelto
da Davy deriva dalla sostanza di partenza, la potassa, nome
composto da pot (pentola) e ashes (ceneri). In questo modo
si richiama il processo di ottenimento di KCO3 che prevedeva
la lisciviazione delle ceneri di opportune pianti in grandi
recipienti.
[Fonte: http://www.chim1.unifi.it/dida/elementi/potassio.htm]
Castagne
d’india
"Le castagne d’india sbucciate, lessate e ridotte in
polpa si coprono con acqua bollente; si rimestano piu’ volte
e si lascia riposare la miscela.
Dopo di che, questa e’ un buon digrassante per i panni."
Saponaria
"Si usa facendone un infuso a freddo, o meglio a caldo.
La decozione di saponaria si prepara in questo modo: Si
fa cuocere a lungo la corteccia in 10 volte il suo peso
di acqua bollente, aggiungendo di mano in mano l’acqua evaporata.
Si separa il liquido dai pezzetti di corteccia e questi
si fanno bollire ancora in altra poca acqua per estrarne
tutta o quasi la saponina; si mescolano poi le due decozioni
cosi ottenute, dopo averle decantate. Si puo’ usare questo
liquido tal quale o con l’aggiunta di sapone o di solventi
varii e grassi, come sara’ indicato nei singoli casi.
Dopo l’uso della saponaria resta sulle stoffe una tinta
giallastra , che si puo’ far scomparire lavando con acqua
acidulata con alcune gocce d’acido citrico od acetico o
con sugo di limone."
"La presenza di saponine, nei fiori, nelle foglie e
nel rizoma, fa si che esse diano origine a una schiuma detergente
davvero efficace tanto è vero che in alcune regioni,
ancora oggi si usa un decotto di Saponaria officinalis per
lavare pizzi, ricami, tessuti in seta e filati.
Per rendersi conto di questa proprietà basta un semplice
esperimento che consiste nel raccogliere una cima fiorita
di saponaria e stropicciarla fra le mani compiendo l'atto
di lavarle. Ben presto sarà visibile un lieve strato
di schiuma e infine, la pelle apparirà detersa, bianca
e morbidissima.
L'uso di questa pianta consente di rifinire lavori artigianali
che non di rado meritano la qualifica di artistico e rappresentano
preziose quanto antiche forme di attività tradizionale;
tanto antiche che cinque secoli prima di Cristo già
si parlava della saponaria per sgrassare la lana che le
popolazioni nomadi dell'Asia impiegavano per tessere i loro
famosi tappeti, dopo averla tinta con fiori, foglie o bacche.
Oggi
si riconosce alla pianta di cui ci stiamo occupando una
virtù in campo cosmetico; infatti, facendola bollire
in acqua per una quindicina di minuti, fornisce un decotto
schiumoso ideale per lavare i capelli sottili e fragili,
oppure quelli dei bambini."
[Fonte: http://www.popso.it/libro_fiori_erbe/fiori/sapone.html]
"PROPRIETA':
BELLEZZA: Un decotto di saponaria, dopo essere stato filtrato,
può venir usato come shampoo rinforzante per capelli
fragili e sfibrati o per detergere le pelli delicate: non
ci si deve preoccupare se non produrrà molta schiuma,
non è dalla quantità di schiuma che si deve
giudicare la bontà di un detergente.
SALUTE: Con il decotto di saponaria si risciacqua l'epidermide
colpita da acne o da psoriasi.
CURIOSITA':
Quest'erba venne coltivata fin dal Medioevo per il suo alto
contenuto di saponina, sostanza presente nei gambi, nelle
foglie e soprattutto nelle radici, grazie alla quale appunto
esercita il suo delicato, ma profondo, potere detergente.
Un decotto di saponaria, ottenuto facendo bollire le diverse
parti della pianta in acqua piovana, è molto adatto
a ridare splendore a tessuti antichi i cui colori siano
stati offuscati dalla polvere e dal tempo."
[Fonte: http://www.thais.it/botanica/aromatiche/schedeit/sc_0033.htm]
In campo estetico si puo' preparare un eccellente shampoo
per capelli fragili.
Il suo rizoma raccolto in autunno dopo la fioritura serviva
per lavare la lana. La saponaria serviva anche per confezionare
rudimentali paste dentifricie.
[Fonte: www.erbe.it/erbes.htm]
Edera
"Si lavano una ventina di foglie giovani e ben verdi,
poi si pongono in un grande vaso e vi si versa mezzo litro
d’acqua bollente; si lascia digerire per circa due ore.
Si strofina il tessuto da pulire con l’infusione decantata
e colata. I colori si ravvivano e la stoffa riprende il
colore primitivo; ma bisogna poi lasciare essiccare con
cura. Stendere senza tirare. Si lavano cosi facilmente le
sete e i nastri neri."
Ricetta per far diventare i capelli biondi
Non proprio quanto di piu' indispensabile si possa immaginare,
comunque eccola qui, se a qualcuno puo' interessare.
A fari li capiddi brundi pigla radicata di listincu e radicata
di viti e fandi chinniri et di la dicta chinniri fandi lixia
e a la ditta lixia mecti fezza di vinu blancu e bugli la
lixia cum la fecza et poi tindi lava la testa ki farrai
li capjlli multi brundi belli e riczi.
Per fare i capelli biondi prendi radici di lentisco (pistacca
lentiscus) e radici di viti, riducili in cenere: di detta
cenere fanne liscivia, unisci alla liscivia feccia di vino
bianco e acanto (achanthus sativus); fai bollire la liscivia
con la feccia dopo di che lavati la testa con questa mistura.
I capelli ti diventeranno molto biondi, belli e ricci.
[Fonte: http://space.tin.it/lettura/enania/tre.htm]
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