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Nel
paese dove una bottiglietta d’acqua minerale costa più
di una birra Guinness (la più famosa delle birre
stout) e alle ragazze piace farsi i capelli “a coda di mucca”,
abbiamo trovato sei giorni di sole splendente nel cielo
azzurro su sette, senza mai dover aprire l’ombrello...e
poi dicono che il made in Italy non fa tendenza: abbiamo
esportato pure la siccità!
Dom
10/08/03
Dalla Longue Terrace della British Airways anche l’aeroporto
di Malpensa sembra internazionale e frequentato da “gente
di un certo livello”. Sprofondati nelle soffici poltrone
davanti ad un bel giardino Zen con fontanella zampillante
ci abbuffiamo di brioche alla crema, biscottini burrosi
dai colori fluorescenti, krumiri al cioccolato. Assaggiamo
in sequenza: una Guinness extra con miscelatore per mantenere
la schiuma persistente (ci dobbiamo preparare ai Pub irlandesi),
una Forst, una Coke, un thè freddo, una Schwepps...d’altronde
dobbiamo rifarci del pranzo, saltato poche ore prima. La
musica di fondo, i pochi ospiti selezionati (tranne noi,
evidentemente deve essere sfuggito qualcosa), l’eleganza
e la discrezione dell’ambiente (all’esterno il caos del
week end pre ferragostano) sembrano far dimenticare che...
noi non dovevamo nemmeno essere lì (ah, ecco che
tornano i conti, ora) ma già a Dublino, e da quasi
un giorno ! Invece ci troviamo a dover rincorrere in giro
per l’Irlanda i nostri amici. Ma la provvida sventura ci
fa incontrare un’impiegata di nome Fiorenza della biglietteria
Alitalia/Sea che con molta gentilezza e buona volontà
(o sarebbe meglio dire serietà professionale) fa
uno screening di tutti gli scali/orari e delle possibilità
di imbarcarsi per il primo volo per l’Irlanda. Non abbiamo
mai comprato prima di oggi un biglietto aereo, all’aeroporto,
per partire 2 ore dopo !
L’alto e tenero filetto di irish beef accompagnato da un
Sauvignon cileno della tenuta Mondavi ci fanno apprezzare
la business class e dimenticare il salasso economico appena
consumatosi (e meno male che la compagnia di bandiera col
trifoglio, la Air Lingus, costa la metà dell’Alitalia!).
Con solo 1 ora e mezza di ritardo (su poco più di
2 di volo; ieri i collegamenti con l’Irlanda hanno avuto
dal doppio al triplo di ritardo...) arriviamo nella terra
verde. L’aeroporto di Dublino è piccolo, caotico
e il rischio di perdere i bagagli (complice l’Air Lingus)
frequente. La splendida organizzazione bigotta degli Irlandesi
(che del resto cenano alle 18) fa si che dopo l’ora di cena,
appunto, non vi siano più treni (poco sviluppati
per i miei gusti) o bus per uscire dalla città. Noleggiare
una macchina converrebbe, ma poi devi riportala a Dublino!
A mali estremi estremi rimedi: € 200 di taxi !! per raggiungere
Kilkenny.
Le strade della campagna irlandese (e cioè tutte
al di fuori di Dublino) di notte si trasformano in piste
d’aereo a due corsie, grazie ai catarifrangenti bassi appiccicati
all’asfalto. Una volpina ci attraversa furtivamente la strada.
La tassista è simpatica, peccato però che
non sappia dov’è la nostra meta, Kilkenny ! Dopo
qualche ragguaglio (compreso l’autista di un rimorchio di
soccorso che carica un’auto presa a nolo da turisti... appunto),
all’alba delle 2 di notte (ma per noi sono le 3 !!) raggiungiamo
il nostro hotel 4 stelle dove una bella e spaziosa camera
arredata moderna ci attende.
Siamo distrutti, ma ce l’abbiamo fatta ! Per festeggiare
andiamo a fare un giro by night. Il castello e la chiesa
illuminata fanno da contraltare alle vie piene di pub e
di giovani, quasi tutti irlandesi più che turisti,
giunti qui non si sa per quale festa (che in effetti c’è,
ma è solo l’ennesima copertura per l’unico vero motivo
di sempre: ubriacarsi di birra !). Il fast food del centro,
alle 2.30 ora locale, è pieno di ragazzini/e lentigginosi
con la pelle bianca e i capelli rossi, mediamente sovrappeso
già a quell’età, che divorano hot dogs, patatine
fritte e maionese. L’odore di luppolo per le strade (che
assomiglia al nostro di casa, ma con la differenza che dove
abitiamo noi in Italia la fabbrica di birra effettivamente
c’è, qui invece l’odore è dato dai consumatori...)
fa da pendant con le casette e gli Irish pub colorati e
illuminati con calde luci. Il paese è ancora intatto,
poco o nulla rovinato dal turismo e l’atmosfera sarebbe
quasi magica se non fosse per il via vai di taxi (in numero
spropositato rispetto alla gente per strada) senza clienti
sopra, come a fare la ronda...!?
Lun
11/08/03
File di soldati fatti con transistor, microchip, lattine
arrugginite di coke e passata di pomodoro tenuti assieme
da una spuma gialla e collosa, luccicano al caldo sole di
una giornata tersa e azzurra: è questa la prima luce
d’Irlanda che ci accoglie, dopo le tenebre della lunga sera,
diventata notte, di trasferimento. Il reggimento è
schierato nel mezzo della corte del Kilkenny Castle, davanti
ad un bel e soprattutto ampio prato (tipo green da golf)
verdissimo. La visita al castello merita; se volete fare
lo stesso una foto di nascosto anche senza flash, ad esempio
nella lunga sala da ballo tempestata di arazzi con il soffitto
a scafo vichingo rovesciato, accertatevi che non sia l’ultima
del rullino, pena il riavvolgimento automatico della pellicola
con conseguente casino del motorino (abbiamo tentato di
soffocare il rumore con la felpa, che almeno è servita
a qualcosa in questa vacanza...). Durante la visita guidata
si scopre che i poveri nobili ricchi irlandesi che abitavano
il castello (quindi figurarsi gli altri) dormivano seduti
per limitare le difficoltà respiratorie legate al
freddo del clima, e i sotterfugi dei giovani fidanzati.
Essendo cattolici, i fidanzati nobili irlandesi non potevano
sedere come tutti i comuni mortali sul divano, ma su una
specie di poltrona a 4 posti a croce greca tutti dandosi
le spalle l’un l’altro. Perché 4 posti? Perché
tra i due fidanzati, da una parte e dall’altra si dovevano
sedere due parenti per vigilare sui discorsi della coppietta.
Peccato che però lo schienale fosse come quello di
una sedia, e quindi con lo spazio per potersi tenere per
mano o passarsi di nascosto lettere d’amore e altro.
Ci trasferiamo per la verde campagna popolata da tanti ruminanti
che hanno a disposizione spazi di libertà inimmaginabili
per i nostri standard, verso la Rock of Cashel. Si tratta
di uno spettacolare complesso romanico-nordico che grazie
al sole sempre splendente ci lascia a bocca aperta. Ci scateniamo
in foto da ogni angolazione, d’altronde l’articolazione
del complesso è notevole, e poi continuiamo con la
sottostante Hore Abbey, un’incredibile esempio di abbazia
tra i prati verdi e le mucche irlandesi, raggiungibile da
un bel sentiero in pochi minuti (non sorprendetevi se c’è
da scavalcare il tipico muretto di sassi che fa da recinzione).
Tanta beltà artistica abbandonata a se’ tra le future
bistecche di manzo...pittoresco comunque. Il fascino della
contraddizione: è l’Irlanda magica che ti aspettavi,
o meglio che sognavi così, senza gente e auto intorno,
solo prati e fiori gialli... e incredibili resti archeologici.
Andiamo a Killearny, base per due notti che ci permetterà
di fare più comodamente il Ring of Kerry. Il centro
è più caotico e commerciale di Kilkenny, con
bei pub e negozi. Qui si sentono gli italiani, ma anche
i tedeschi e gli americani.
Mar 12/08/03
Gente ubriaca che dorme sulle panchine, nei sacchi a pelo
e nei furgoni diventati ostelli improvvisati, nelle macchine
sigillati dentro con i vetri appannati: quando l’ossigeno
scarseggia... perché sostituito dall’alcool. Bancarelle
varie, molte di giocattoli a dimostrazione che la Puck Fair
di Killorglin è un richiamo anche per le giovani
famiglie irlandesi, molto prolifiche peraltro. La puck,
la capra, viva, in effetti c’è, e si trova ingabbiata
con un po’ di paglia a circa 10 metri di altezza in mezzo
alla piazza principale; alla capra è dedicata anche
una caratteristica statua dove la si può ammirare
persino incoronata, vicino al fiume dall’acqua marrone in
cui sguazzano i wild salmons. Il migliore salmone affumicato
del mondo è qui, e non nella nostra cara Norvegia,
grazie alle querce irlandesi... con cui viene affumicato.
Il Ring of Kerry prosegue con il mare! Finalmente, per essere
su un isola ne avevamo visto ben poco, anzi solo dall’aereo!
La strada panoramica ci porta a Waterville, dalla spiaggia
sabbiosa e dai grossi sassi maculati dalle alghe, e a Sneem,
dove mangiamo e facciamo dello shopping (CD di celtic music
(consiglio i Chieftains, il più famoso gruppo folk
da oltre 40 anni, evitate le compilation generiche che peraltro
costano meno a Milano, ok invece Mary Black, e i più
internazionali The Corrs ed Enya), t-shirt con il salmone
celtico, tappeti di lana di pecora a buon mercato). Nel
pomeriggio concludiamo l’anello con il ritorno all’interno,
caratterizzato da un paesaggio quasi alpino, laghetti compresi.
Obbligata la sosta alle 3 Ladies view, dove la regina Elisabetta
veniva per soffermarsi sull’incantevole e distensivo paesaggio
lacustre. Dopo una sosta inutile ad una cascatella nel parco
nazionale di Kerry, visitiamo in lungo e in largo il parco
e i meritevoli interni della Muckross House (la cucina dove
lavorava la servitù, con tutti gli accessori e attrezzi
d’epoca, e la stanza dei bambini che sembra quella delle
bambole sono delle chicche). Il giro in calesse sul lago
meriterebbe visto il bel tempo, ma dobbiamo ripartire. La
serata è speciale: dopo la cena in hotel si va in
un bel pub per assaporare due ore di sana musica country
celtica dal vivo, sorseggiando Guinness (a pro: è
la più nota delle stout, scurissima per la diversa
torrefazione del malto ricavato dall’orzo, e dalla schiuma
persistente e più consistente grazie alla diversa
quantità di lievito) e Irish coffee moolto alcoolici.
Alla fine della serata abbiamo le mani spellate dai clap
clap al ritmo della musica.
Mer
13/08/03
Partenza di buon’ora per raggiungere il castello medioevale
di Burnatty, con annesso il meritevole folk park, piacevole
con questo sole anche oggi splendente e con la temperatura
sempre più calda. Sosta ad Adare per sgranchirsi
le gambe e fare una foto alle case con i tetti di paglia.
Interessante l’abbazia. Finalmente arriviamo al castello
di Burnatty: da girare tutto il labirinto di stanze nelle
torri del castello, così come le fattorie e l’intero
villaggio d’epoca ricostruito alla perfezione anche nei
dettagli minuziosi dell’arredamento e del vasellame. Per
visitare bene tutto ci vogliono almeno due ore, e si può
mangiare dentro il parco. Nel complesso circostante c’è
uno store dell’Avoca (lane anche pregiate, ottime le coperte
e le sciarpe dai colori pastello sfumato), un self-service,
sopra una specie di Ikea e un grande negozio di souvenir
con anche delle occasioni di abbigliamento, ove abbiamo
fatto vari acquisti.
Il pezzo forte della vacanza arriva ora: tra un cielo azzurro
e un sole caldo (la sera davanti allo specchio della nostra
camera d’albergo ci siamo scoperti persino un po’ abbronzati)
camminiamo in lungo e in largo, a destra sulla torre e a
sinistra sui tappeti erbosi verdissimi, appaiono le maestose
Cliffs of Moher ! L’oceano è calmo, ma ciò
non impedisce alle onde di schiumare sulle rocce e sugli
scogli a piramide. Un venticello fresco e i gabbiani che
fendono con sicurezza l’aria completano il quadro. Starei
qui un giorno intero, con questo sole, a contemplare il
mare e il salto di 200 metri.
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Galway, che visiteremo
bene domani. Le nostre cene irlandesi abbondano di ottima
carne (oltr’alpe o l’adori o diventi vegetariano...) dal
montone stufato (stew) all’agnello (lamb) arrosto saporito,
al manzo e al maiale non c’è che l’imbarazzo della
scelta. Le colazioni tipiche sono imperdibili: negli ottimi
irish breakfast che allietano il nostro risveglio ci sono:
ottimo bacon, uova strapazzate, würstel, crocchette
di patate e due diversi pudding di carne con orzo. Chissà
come farò a casa a riabituarmi al latte con i biscotti
!
Gio
14/08/03
Intera giornata dedicata alla scoperta del Connemara, dove
la natura è sovrana con le sue steppe di torba (prelevata
a mattoncini dai contadini, e usata un tempo al posto della
legna per il camino, ma all’origine di uno sgradevole odore),
i laghetti nelle verdi valli che ci ricordano i nostri pascoli
alpini di alta montagna (qui però siamo sul mare!).
La pace e la tranquillità di questa regione è
tutta da gustare interiormente in prima persona, meglio
se accompagnati dal nostro amico sole, che incredibilmente
risplende caldo nel cielo azzurro anche oggi ! Imperdibile
la visita all’abbazia di Kylemore, un convento benedettino
che si specchia nel lago, davvero suggestivo e fotografico.
Torniamo per lo shopping nella giovane e pullulante Galway,
che come abitudine irlandese vede alle 18 già tutti
i ristoranti pieni di clienti: meglio, per noi i negozi
saranno più vuoti !
Le case colorate, i fiori, il porto mercantile con la luce
laterale bassa del lungo tramonto di queste latitudini,
con il cielo azzurro e le nuvolette pitturate all’orizzonte
rendono tutto più nordico. Lo sport nazionale, sempre
trasmesso in tv, è il football gaelico (hurling),
una specie di hockey, giocato con palle da baseball, dove
si può prendere in mano la pallina una volta per
poi palleggiare o tirare con un cucchiaione in legno di
frassino col quale fare meta nella porta di rugby.
Ven
15/08/03
Mattinata di trasferimento da Galway a Dublino, che non
abbiamo ancora visto e che chiuderà, purtroppo, la
nostra settimana di vacanza irlandese. La prima tappa è
l’università del Trinity College, di fronte al bel
teatro palladiano sede anche della Banca d’Irlanda. Il Book
of Kell è innegabilmente affascinante, pensando al
certosino lavoro di cesello e decorazione delle sue pagine
di vello d’agnello. L’atmosfera della biblioteca con le
sue alti pareti e gli oltre 200 mila tomi d’epoca affascina
davvero tutti. Ed ora, alla scoperta della capitale! Attraversiamo
il Temple Bar, che la sera è un’altra cosa, però,
e il quartiere medioevale-vikingo, per visitare la Christ
Church e il Dublin Castle, nella cui corte c’era una mostra
di arte effimera (sculture allegoriche di sabbia di mare)
e la chiesa di St. Patrick, il patrono d’Irlanda. L’ingresso
è di ben 4 euro, ma si tratta di un ottimo esempio
di gotico locale. Dopo la Carlsberg/Tuborg di Copenaghen,
la Heineken ad Amsterdam, non poteva mancare la visita alla
birreria della Guinness. Ma per variare, scopriamo che c’è
di meglio, ovvero di più particolare ancora: la visita
alla ben più esclusiva distilleria del wiskey irlandese
(proprio con la ‘e’) più famoso del mondo, la Old
Jameson Distillery. Stanza dopo stanza si segue in modo
interattivo tutto il processo di lavorazione delle materie
prime (orzo, malto e acqua) e della distillazione, per giungere
poi alla sala di degustazione e al ben fornito shop dai
gadget imperdibili. Dopo un’ottima cena a base di salmone,
ci tuffiamo in uno dei quartieri notturni più vivaci,
giovani e affascinanti d’Europa, il Temple Bar !
È un susseguirsi di pub, uno più stravagante
dell’altro, tra gusti old-fashioned, moderno e post moderno.
La ressa è tale che risulta però difficile
sia camminarci sia entrare a bere una birra. Ci ha affascinato
il caotico ma elegante The Bank, in Dame Street: sembra
l’interno di una lussuosa hall di una banca d’affari, ma
con delle varianti celtiche interessanti. Portatevi i tappi
per non perdere l’udito, è come stare in discoteca,
e munitevi di lavagne luminose per comunicare con il vostro
vicino.
Sab
16/08/03
Mattinata di vasche e shopping finale nelle vie del centro,
un mega centro commerciale ai nostri occhi. A parte la zona
del Trinity College (da vedere il Kilkenny Center e il St.
Stephen Center, vicino all’omonimo parco), c’è da
fare una vasca nella O’Connell Street (con l’ago di acciaio
da 70 metri) e laterali. Anche qui le farmacie sviluppano
le foto e vendono i rullini, come le due splendide librerie
in Dawson Street hanno al primo piano un bistrot dove rifocillarsi
mentre si sfogliano e si scelgono i libri. Non si può
resistere alle magliette verdi e multicolore della nazionale
di rugby irlandese. È mezzogiorno: dobbiamo andare
all’aeroporto e salutare la verde terra dei celti.
Note operative: la Boscolo Tour rimane a nostro avviso la
migliore compagnia anche per questa meta, il resto non ci
è sembrato valido (lo abbiamo provato in Irlanda,
ma non vogliamo fare nomi in negativo, ci siamo già
lamentati con la società apposita del gruppo Ventaglio).
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