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L'Ander
de le Mate
di Toio de Savorgnani
“Don Juan mi chiese di prestare molta attenzione
a quanto stava per dire. Migliaia di anni
prima, raccontò, grazie al vedere, gli sciamani
si accorsero che la Terra era sensibile e che la sua
consapevolezza poteva influenzare quella degli umani.
Cercarono di trovare un modo per usare l'influenza della
Terra sulla consapevolezza umana e scoprirono che alcune
caverne si prestavano in modo eccezionale. Don Juan
disse che la ricerca delle caverne divenne, per quegli
stregoni, quasi un lavoro a tempo pieno e che, grazie ai
loro sforzi, si riuscì a scoprire una varietà
di usi per una
varietà di tipi di caverne”.
Carlos Castaneda
Appena sotto forcella Palantina, però tanto ben nascosta
da risultare quasi invisibile, si trova un'ampia grotta
dal fondo accidentato però percorribile,detta l'Ander
de le Mate.
Ma che cosa significa “Mate”? Difficile che rievochi il
ricordo di alcune donne uscite di senno mentre non si può
del tutto escludere che, trattandosi di una cavità,
fosse associata al principio della femminilità per
cui uno dei nomi antichi, ma non il più antico, fosse
Ander de la Mater oppure il nome potrebbe derivare dall'uso
di ricoverarci le pecore. Di sicuro bisogna tornare molto
indietro nel tempo, anche di migliaia d'anni.
E' uno dei posti più misteriosi del Cansiglio e più
carichi di energia. Infatti ad andarci e a mettersi in ascolto
è quasi impossibile non sentirsi invadere da sottili
inquietudini, inspiegabili paure e, a volte, violenti brividi.
Energie positive o negative? Difficile dare una risposta
univoca.
Sembra di percepire delle presenze, come se qualcuno o qualcosa
ancora abitasse l'antro. Questo può accadere agli
animi più sensibili ed aperti. Tutto logico, fin
troppo. La Palantina è un valico, da sempre un importante
luogo di passaggio, con un esile sentiero che arriva da
sud, dalla parte della pianura, la cosiddetta “furlana”.
Sentiero che piega verso ovest e in pochi minuti fa giungere
olla forcella dalla quale si vedono sia il Pian Cansiglio
che i monti Pizzoc e Millifret. Poche centinaia di metri
più a valle dell'antro si trova una lama, quindi
una preziosa ed inaspettata riserva d'acqua, lassù
a 1600 metri di quota, in zona intensamente carsica. Buona
per gli uomini ma anche per gli animali, che qui venivano
a bere diventando prede di antichi cacciatori.
Per molti motivi un valico non è luogo da abitare.
Questa cognizione era più che ovvia per i nostri
progenitori ma è una delle tante conoscenze che si
sono perse, qui da noi, da chissà quanto tempo, invece
in aspre e lontanissime montagne nessun umano normale costruirebbe
la propria casa in cima ad un passo, poiché in quella
zona di separazione ma anche di collegamento tra due valli
vi è la dimora di demoni e spiriti della Natura,
entità comunque da temere e alle quali è opportuno
rivolgersi solo in caso di necessità, meglio se non
direttamente bensì attraverso le pratiche di professionisti
del rapporto con l'invisibile, cioè monaci, sciamani,
maghi ed eremiti.
Così, forse, tornando indietro nel tempo di migliaia
e migliaia d'anni, l'Ander de le Mate svolgeva una funzione
ben precisa, quando piccoli gruppi di cacciatori nomadi
si spostavano in cerca di animali da predare. Non conoscevano
ancora l'agricoltura o forse la montagna era il luogo in
cui rifugiarsi per sfuggire dalle pianure paludose e malariche,
sopportabili solo in inverno quando, su in alto, boschi
e crode erano coperti di neve e resi sterili dal gelo.
A primavera le tribù, i clan, le famiglie, prima
sostavano in collina e poi, quando le prede cominciavano
ad essere più rare poiché migravano verso
l'alto, anche loro salivano verso i boschi freschi e verso
la piana dei Cansiglio nascosta al loro interno, e forse
proseguivano verso i gruppi dolomitici più a nord.
Oppure, se il Piave costituiva una invalicabile barriera,
si sparpagliavano sui vari rilievi alla sua sinistra orografica.
Già allora i valichi erano temuti poiché ritenuti
la dimora di spiriti irascibili a cui dover rendere omaggio,
porgendo offerte per non venir puniti o danneggiati, spiriti
in grado di scatenare la bufera e provocare frane mortali,
se offesi, o di comparire sotto forma di animali pericolosi
contro i quali a nulla valevano frecce o lance. Ecco da
dove deriva quel senso di inquietudine e disagio che anche
noi moderni, che ci riteniamo emancipati dalle ancestrali
paure dei primitivi, proviamo a volte in questi luoghi particolari
e selvaggi.
E' per questo che sui valichi sono quasi sempre posti segni
di religiosità quali croci, capitelli e cappelle,
o almeno quelle piccole piramidi di sasso dette “ometti”,
alle quali ogni viandante consapevole aggiunge un ciottolo
quale richiesta di protezione e resa di omaggio al mistero.
L'Ander de le Mate era una tappa obbligata ma non per passarci
la notte, bensì per recarsi in visita agli stregoni
che vi abitavano, un piccolo gruppo di sciamani, uomini
e donne, che conoscevano il segreto dell'accensione del
fuoco e ne insegnavano la conservazione, che sapevano vedere
le malattie dentro il corpo, scacciavano gli spiriti parassiti,
curavano con erbe, minerali, cristalli e terre, sapevano
indicare il luogo esatto e il momento in cui sarebbero comparsi
gli animali da cacciare.
Gente strana, diversa da tutti gli altri, che si passava
i segreti del mestiere di generazione in generazione. Gli
antichi cacciatori non avevano il coraggio di dormire all'Ander,
se ne guardavano bene, ma si accampavano per la notte un
po' più in basso, da qualche parte sul Torrion.
Di passaggio all'Ander, alle prime luci dell'alba andavano
ad incontrare stregoni e stregonesse (che fossero loro le
Mate o Mater o almeno le lontane antenate, in tempi più
recenti chiamate streghe?), chiedevano consigli e previsioni
per le cacce o sull'andamento della stagione, chi ne aveva
bisogno si faceva curare e riceveva sacchetti di pelle con
miscele di erbe o scuri impasti di resine o amuleti.
A volte venivano officiati drammatici riti di esorcismo
che però potevano concludersi anche con la morte
dell'esorcizzato, quando gli spiriti erano troppo potenti
e non accettavano di perdere la loro vittima, ma in quei
casi correvano grossi rischi anche gli sciamani che potevano
impazzire o smarrire la loro anima nelle Terre Intermedie,
dette per questo ancor'oggi “i cimiteri degli stregoni”.
Sembra che fossero casi relativamente frequenti. Quello
della magia è sempre stato un mestiere pericoloso.
Abbandonato l'Ander i piccoli gruppi si dirigevano verso
la piana del Cansiglio, dove giungevano prima di notte,
in tempo per allestire l'accampamento.
Non è da escludere a priori che i primitivi maghi
dell'Ander si siano in qualche modo fatti da loro stessi
la strana grotta, infatti sono troppe le coincidenze da
non risultare almeno sospette: la grande grotta è
situata appena sotto il valico per proteggersi dal vento,
ampia ma con il fondo in discesa verso l'interno per ripararsi
alla vista di chi arrivava, un cocuzzolo roccioso opportunamente
modellato proprio davanti per vedere senza essere visti,
per organizzare una efficace difesa in caso di attacco o
anche solo per controllare la presenza degli animali in
abbeverata alla vicina lama.
Ma l'elemento distintivo, più che evidente a chi
sa interpretare questi segni e tale da levare quasi ogni
dubbio, è quel grosso foro sulla volta all'estrema
sinistra per chi entra. E' semplicemente un camino, apparentemente
un cedimento naturale ad opera dell'erosione carsica, ma
messo proprio nel punto giusto. Troppo giusto per essere
casuale.
Di questi terribili poteri sembra che si sia persa ogni
traccia e memoria, invece le lontane montagne dell'Himalaya
sono disseminate di grotte di questo genere, risultato delle
capacità acquisite con la meditazione, le privazioni,
le iniziazioni e la spersonalizzazione: solo chi sa rompere,
allora come ora, la dura scorza dell'egoismo personale e
dell'io individuale riceve in premio la possibilità
di accedere all'infinita riserva dell'energia universale
per cui tutto diventa possibile. Anche il ricavarsi una
dimora dalla dura roccia.
Un altro luogo da stregoni e non da “normali” era il Bus
de la Lum, che è troppo grande e troppo pauroso per
non essere temuto. Una tale voragine doveva per forza essere
considerata una specie di porta, accesso diretto alle oscure
profondità della terra, attraverso la quale uscivano
energie sotterranee e potenti. Quindi un luogo da sciamani
che qui evocavano le forze telluriche, le assoggettavano
al proprio volere e le dirigevano verso i risultati richiesti:
far piovere se il periodo era secco o far cessare la pioggia
se impediva la caccia, far fuggire spiriti maligni e parassiti,
invocare la protezione delle molte divinità benefiche
e protettrici. Infatti attorno al grande occhio di tenebra
si stanno trovando molti segni di quelle antiche presenze.
Anche il Bus de la Lum è poi legato alle presenze
femminili e all'acqua, essendo considerato la dimora delle
Anduane ed una delle vie più importanti attraverso
la quale l'acqua della pioggia che cade sull'altipiano del
Cansiglio va ad alimentare le risorgive della pedemontana
e sopratutto della Livenza.
E a proposito della Livenza (l'acqua è sempre femminile...)
avete mai notato che questo fiume si origina da due risorgive
diverse che sembrano rappresentare i due fondamentali elementi
della Natura? La Santissima è ovviamente femminile
e il culto della Madonna ha sostituito quello di antiche
Dee, mentre il Gorgazzo, un po' equivoco anche nell'assonanza
del nome, è di segno sicuramente maschile e la religiosità
popolare, infallibile nella sua intuitività, ha posto
un Cristo subacqueo, cioè una divinità maschile,
all'uscita del pauroso antro sommerso.
Ma gli antichi culti legati all'acqua delle risorgive e
ai riti della fertilità erano durati per migliaia
di anni. Sembra che questi luoghi fossero notissimi con
continui e periodici pellegrinaggi perfino dalle attuali
Austria e Slovenia e non solo da tutta la Carnia.
I nostri progenitori venivano a queste sacre sorgenti per
bagnarvisi, uomini e donne insieme allo scopo di mescolare
le energie di diversa polarità. Addirittura si accoppiavano
in acqua per vincere la sterilità o per mettere al
mondo figli benedetti dalle protettrici delle fonti, le
Aganis che forse, attraverso l'acqua, trasmettevano ai nascituri
un po' della loro divinità. Oppure era semplicemente
un modo per ritualizzare l'atto sessuale, praticandolo in
luoghi di intensa e commovente bellezza, tra acque cristalline,
salici, alti alberi e fiori di tutti i tipi.
Ma dopo tempi immemorabili in cui si faceva cosi, ad un
tratto arrivò una nuova religione che aveva per simbolo
un uomo trafitto e moribondo su una croce la quale, a parole,
era simbolo d'amore e di redenzione ma si trasformava troppo
presto in una spada che giustiziava chi non si sottometteva
alle nuove regole. Cosi i corpi furono obbligatoriamente
coperti da vestiti, per nascondere le forme e non per difendersi
dal freddo; l'amore fisico divenne peccato. Le belle e provocanti
Aganis, custodi delle acque e della fertilità, divennero
Paganis, creature malefiche che inducevano alla perdizione,
oppure streghe orrende, a volte antropofaghe con particolare
predilezione per i bambini, cioè l'esatto opposto
della loro reale natura.
Nonostante tutti i tentativi messi in atto dalle autorità
ecclesiastiche, il culto dell'acqua continuò fino
ben oltre il Medioevo. Tentarono di costruire una chiesa,
dedicandola alla Madonna, proprio sulle risorgive, ma il
risultato fu che gli accoppiamenti per ottenere la fertilità
erano praticati, ovviamente di nascosto, anche dentro il
tempio. Allora si tentò di cambiare il tipo di devozione,
per cui la chiesa fu destinata non più a Maria ma
alla Santissima Trinità, da cui il nome annuale di
quelle risorgive, levando ogni riferimento all'elemento
femminile, poiché composta dal Padre, dal Figlio
e da una asessuata colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Ma il volgo ignorante continuava a considerarlo luogo dove
venire a svolgere i soliti riti impudichi e cosi, ancora
a metà cinquecento, era pratica usuale, cosi come
annotava scandalizzato il sacerdote Narcisso da Prampero,
che era uso appendere dentro la chiesa richieste di grazia
o ex voto in forma di “...membri genitali fatti d'argento...”.
Allora fu costruito un convento di frati francescani con
il compito di vigilare affinché non si profanassero
quei luoghi benedetti con atti sessuali sacrileghi dentro
la chiesa o nelle risorgive. Sembra però che quei
poveri frati, sottoposti a continue e frequentissime tentazioni
della visione di corpi nudi in accoppiamento, cedessero
con inconcepibile facilità. Cosi l'organico del monastero
era sottoposto a continue sostituzioni e alla fine tutti
i frati furono allontanati e il sacro edificio abbandonato.
Forse le stesse Aganis, parenti strette dell'Anduane del
Bus de la lum, assumevano le sembianze di giovani donne
che si bagnavano nude nelle fonti davanti al monastero per
tentare i poveri frati. Chissà...
© aprile 2003 intraisass
Tratto da Cansiglio Nostra Signora. Storie dell'antica Foresta,
dell'arido Altopiano, dell'alta Cima e di altri Monti Analoghi
Toio de Savorgnani
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
TOIO DE SAVORGNANI, Cansiglio Nostra Signora. Storie dell'antica
Foresta, dell'arido Altopiano, dell'alta Cima e di altri
Monti Analoghi, Martellago 20012.
CARLOS CASTANEDA, Il potere del silenzio, Milano 1995, p.
119.
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