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5/8/2001 - Domenica - La partenza
Ore
6.00: siamo tutti svegli in trepida attesa di Kuda che
dovrebbe passare a prenderci a bordo di Rocco, il mitico
furgone a nove posti noleggiato presso l'uomo più
menefreghista del mondo, un vero ficcato. Ore 6.45: Baldo e
Ceppi vanno a casa di Kuda a sbatterlo giù dal letto. Il
barbuto se la dormiva della grossa adducendo puerili scuse ("è
saltata la luce e non mi è suonata la sveglia") A bordo di
Rocco raccattiamo tutti i componenti della spedizione, che
illustreremo brevemente in rigoroso ordine alla
cazzo:
Roberto Codazzi detto Il Kuda, barba folta e
spilorceria sparagnina. Il Ghla-Tho-Ghash (dal sanscrito:
"colui che mangia la merda") Giampaolo Grieco detto Ceppi,
che a fine spedizione sarà quasi più barbuto del Kuda, Maestro
della pellicola e nemico numero uno del povero Sala. Andrea
Baldo detto molto semplicemente Il Baldo, pizzo vergognoso in
simil-pelo di vulva e caporedattore indiscusso del diario. Il
vero intellettuale in mezzo a questa marmaglia. Giulio
Marchesi detto Ano Parlante, il maestro del rutto col soffio e
l'acrobata degli sfiati anali. Pierluigi "Pit" Taddei detto
Pj, il lungodegente. Già il secondo giorno aveva una tosse
catarrosa da primato che lo porterà a viaggiare spesso e
volentieri con la febbre a 39. Maestro della contrattazione
commerciale. L'uomo senza vergogna. Marco Cesaro detto
sterilmente Cesaro, lo shogun delle foto repellenti, l'uomo
dalla mutanda evidente e dall'abbigliamento succinto. Avevamo
paura che soffocasse dentro la sua maglietta
attillata. Italo Gatelli detto Epeo, il medico senza
competenza e il feticista del cellulare, l'exogino e la testa
di cono. Buono come il pane e robusto come un Caterpillar. Ma
soprattutto tristemente e indefessamente astemio. Matteo
Sala, detto a furor di popolo Sala ma anche Chester, Tiger,
Fat, Angelo, Maria, Samba, Salpa, Sana, Salsa, Il Piccolo,
Pisellino, Marrone, Maròn, Il Negro, Kunta Kinte, Puffo,
Tappo. Timido, ma con un cuore grande così.
Chiediamo a
Italo di portare uno scolapasta visto che è l'unico pezzo che
manca al pentolame che ci portiamo dietro. Ovviamente lui ci
porta giù uno scolapasta d'argento con le rifiniture,
probabilmente parte del corredo della sua bisnonna e
soprattutto l'unico presente in casa. I genitori si
arrangeranno per tre settimane con uno scolino di
plastica. Al momento del carico già grosse sorprese: Giulio
non si è portato appresso le merendine. Italo è vestito da
perfetto turista, stadio uno della mutazione in "testa di
cono". Cesaro ha addosso la maglietta della ragazza, dieci
taglie in meno della sua. Cerchiamo invano di convincerlo che
fa schifo, che sembra un ficcato, che se appena scrolla le
spalle gli si vedono le orribili mutande, che le spaccherà la
maglietta (povera stella)... Tutto è inutile, è fermamente
deciso a mostrare il suo nerboruto petto glabro incurante di
tutto. Ore 8.15: Facciamo benzina e ci facciamo fare le
prime foto dal simpatico Eduardo, che dopo averci immortalati
ci chiede con innocenza: "Ma dove andate?". "In Irlanda"
rispondiamo noi all'unisono con la freschezza di un
chierichetto. "Porco D#o" ci fa eco Eddy. Arricchiti
dall'esperienza spirituale entriamo in autostrada. Siamo
nei pressi di Torino: l'autostrada, invece di continuare sulla
tangenziale, muore ad un semaforo. Proprio così, un semaforo.
Com'è come non è ci ritroviamo a Torino e siamo ancora più
contenti (le disavventure ci fanno quest'effetto
galvanizzante), ma già vediamo la prima ruga sulla fronte di
Italo come a dire: "ma dove cacchio sono capitato?" Per
fortuna incontriamo Lino Banfi che ci manda nella giusta
direzione, "gira a destra per Bardounnecchia" (notare il
tipico accento pugliese). Kuda ha il presentimento che la
strada sia sbagliata in quanto avendo noi il sole a sinistra
allora sicuramente stiamo viaggiando verso Ovest. Un giorno
forse gli spiegheremo che il sole non ha mai tramontato a
Nord. Siamo in coda al casello. La coda è lunga e Pj
spalanca il portellone del furgone "perché fa caldo". Ci
avviciniamo dunque al casello completamente scoperchiati e con
gli occhi di tutti gli automobilisti puntati addosso. Un
ringraziamento particolare a George Clooney che ci fa le foto
con l'aria di chi vorrebbe fuggire da una moglie ripugnante e
un figlio scocciatore che si porta appresso nella macchina.
Buona fortuna amico e buone vacanze a Bardounnecchia! Siamo
ancora in coda al casello e il Kuda è animato da buoni
sentimenti e decide di rispettare la fila. Pochi
nanosecondi dopo cambia idea e si lancia in avanti scavalcando
numerosi posti, e una volta giunto in prossimità del casello
difende la posizione sfruttando la superiore stazza fisica del
caro vecchio Rocco. Ore 12.36: siamo in Francia, abbiamo
superato il Frejus e già odiamo questa lingua da busoni. "Gare
de Pèage" vorrà dire stazione di pagamento o gara di
pisciata? Incominciamo il torneo di cinque al due, o
briscola chiamata che dir si voglia, che porterà durante tutto
il viaggio alla nascita di screzi, odi e piccole vendette
personali tra i sette giocatori (il Cesaro ammette di non
sapere giocare) che andranno ben oltre il tavolo da
gioco. Arrivati al traforo del Frejus ci fermiamo ad un
autogrill per sgranchirci le gambe e fare il primo cambio alla
guida. Pj viene rapito dalla visione di un pullman di
irlandesi, per cui va a cercare qualche bella ragazza, ma
ritorna con la faccia di chi si è incontrato con un gruppo di
vecchie glorie delle Ferrovie dello Stato in gita
aziendale. Ci fermiamo a Lione a mangiare e Rocco si becca
la prima installazione di Bloster(tm) (durata dell'operazione
venti minuti, dato che l'arnese gli andava "stretto"). Già che
ci siamo visitiamo la città, che si rivela molto bella ma
dalle distanze chilometriche (la gitarella di due orette si
concluderà quasi al tramonto). Sala ci porta a vedere A
PIEDI una turpe cattedrale situata diecimila metri sul livello
del mare. Siamo già sfiancati e sudati e sono passate solo
poche ore dalla partenza. Per contare le rughe di Italo
iniziano a non bastare le dita di una mano. Mentre ci
godiamo sfiancati il panorama notiamo un barbone con la sua
bici probabilmente, a sentirne l'odore, morto dalla fatica
qualche giorno prima. Essendo all'inizio del nostro viaggio
notiamo con tenerezza gli sbandati e i barboni che
probabilmente si godono il loro "interrail". Presto ci uniremo
a loro e non ci faremo più caso. Mentre visitiamo l'allegra
cittadina incrociamo una bella fregna accompagnata da Motumbo:
un nero gay, ma così gay che al confronto Laetitia Casta ci ha
i peli sul petto e canta "Le nozze di Figaro" con bella voce
virile. Sala, per confondere le acque sulle sue palesi
origini camite, disquisisce sull'accoppiabilità della razza
bianca e quella nera. Pj fa vergognare una povera coppietta
di ragazzi Italiani che gli hanno chiesto di far loro una foto
urlando a squarciagola "te la faccio io la foto" in mezzo a
una piazza della città. Giulio si mette alla guida di
Rocco, fiducioso di saper padroneggiare il mezzo, mentre gli
altri pisciazzano nei dintorni del parcheggio. Giulio si
immette in una grossa strada a quattro corsie discretamente
trafficata. Nella corsia di sorpasso. Contromano. Dopo che
sei o sette auto ci lampeggiano minacciose ci caghiamo sotto e
facciamo retromarcia. Giulio centra il marciapiede con la
ruota posteriore destra. Buono. Tutta la compagnia cerca di
adulare Ano Parlante dicendogli che sta andando bene
incalzandolo però con frasi del tipo: "sei stanco?" o "vuoi
che guidi io?" Ore 18.25, puntiamo verso Taizè, luogo dai
connotati mitici che il Kuda ci ha descritto in cotal guisa:
"possiamo entrare di sgamo e stare lì gratis ed è pieno di
fighe" Per non spendere venti carte di autostrada ci
buttiamo a pesce a razzolare nella campagna Lionese, spendendo
ben più di venti carte di gasolio. Cesaro dà sfoggio di
tutta la sua padronanza del francese e soprattutto delle sue
mutande nel chiedere informazioni sulla strada. Ovviamente
tutti i paesi indicatici non esistono su alcuna cartina in
nostro possesso. Il resto del viaggio viene quindi percorso
completamente a caso. Ore 20.00, il Rocco è in riserva per
la prima volta. Capiterà spesso. Siamo a Taizè, non
paghiamo alcunché (come da programma) tirando dritti
all'edificio dell'accoglienza e parcheggiando bellamente dove
più ci piaceva. Scarichiamo le valigie urlando come
scaricatori di porto: siamo accanto alla "zona del silenzio",
ci dice il Kuda. Subito si ipotizza la presenza di una zona
de "la puoi vedere ma non la puoi toccare" e via via
degenerando... Giriamo seminudi alle dieci di sera perché
andiamo a farci la doccia, situata ovviamente lontanissimo
dalle tende. Cena meschina con un panino al prosciutto in
sette e una scatola di tonno a testa. Le rughe sulla fronte di
Italo si moltiplicano. Passano due tipi a chiederci se
siamo passati all'accettazione a pagare e Kuda è, come la
tradizione del diario richiede, lapidario: "We did
everything". Andiamo dove c'è casino e naturalmente
troviamo un gruppo di Italiani che cantano a squarciagola "la
cantina buia dove noi respiravamo piano - ano - ano - la figa
di Lugano". Dei veri geni. Ci uniamo al coro e iniziano ad
affluire numerosi altri italiani, mentre i poveri pallidi,
sciapi occhicerulei del nord e dell'est non capiscono più un
tubo visto che ormai sto posto è diventato "de noartri". Ci
infiliamo nel furgone a scrutare una cartina della Francia per
decidere la rotta da tenere il giorno seguente. A luce spenta
perché ci sono degli sbirri paolotti che fanno il giro del
campeggio a controllare che sia tutto in ordine, e siccome non
siamo tanto in regola coi pagamenti è meglio evitare di
attirare l'attenzione. Cesaro piagnucola perché vuole
vedere Parigi, poiché non l'ha mai vista. Noi, irremovibili,
gli diciamo che è non si può fare, la vedrebbe velocemente in
due ore, non visiterebbe niente, Parigi merita di essere vista
bene, ecc. Si decide che si campeggia in prossimità della
capitale (a Fontainebleau) e martedì la si vede in mattinata.
Cesaro è felice come un bimbo che si trastulla
l'arnese. Lungamente gli sbirri paolotti ci intimano di
fare silenzio mentre noi vaghiamo dalle tende ai bagni per la
toletta serale. Lungamente li ignoriamo.
6/8/2001 -
Lunedì - In viaggio verso il Nord
Ci svegliamo
discretamente tardi nonostante si fosse deciso di alzarsi alle
otto. Capiterà sempre. Baldo va a trovare i vicini di tenda
ed esce un Pj incazzato perché non ha dormito a causa di una
tedesca che, secondo lui, avrebbe ripetuto tutta notte: "mia
amika Inga piace zkopare kon bello panoramo!" Giulio e il
Kuda vanno alla preghiera della mattina. Una vera esperienza
mistica, a detta degli interessati. I restanti sei (atei,
adoratori di Satana, amici di Baal, terroristi anticlericali o
semplicemente pigri), continuano a dormire serenamente
all'interno dei loro confortevoli sacchi a pelo. Andiamo in
uno spiazzo con dei tendoni dove stanno dando la colazione:
c'è una coda chilometrica. Noi la scavalliamo con disinvoltura
e andiamo a pigliare la roba alla mensa di fianco (dove non
c'era praticamente nessuno), che in seguito avremmo scoperto
essere una non meglio identificata "mensa dei capigruppo".
Chiedere al Kuda per maggiori informazioni. Dopo esserci
satollati con la porcheria che ci è stata propinata (acqua
alla cioccolata, barrette di cioccolato sfigate, pane. Ma a
caval donato...) siamo pronti ad andare. Ma un capo paolotto
ci avvicina e proferisce queste temibili parole: "thank you
for not coming tomorrow". Figurati, stavamo per
andarcene. Kuda e Pj incalzano una svedesona impegnata a
leggere la cartina stradale: "Hai bisogno di aiuto?"
"Assolutamente no". Bella figura di merda. All'uscita dal
campeggio salutiamo chiunque, ricambiati, come se fossimo
l'attrazione principale di Taizè. Facciamo benzina
impiegandoci venti minuti abbondanti (Cesaro riesce a far
terminare il tempo a disposizione per l'erogazione!). Nel
frattempo ascoltiamo per la prima volta "passerà quest'anno,
passerà il venturo ma a noi non smetterà mai di piacerci la
passerà..." del circo di Paolo Rossi. Diverrà un vero e
proprio leit-motiv, fino all'esaurimento. Nei pressi di
Cluny perdiamo il banner di stoffa con la scritta
www.terzotriumvirato.cjb.net (era un po' vecchiotto in
effetti, ora l'indirizzo è www.terzotriumvirato.it messaggio
promozionale) che avevamo appiccicato su Rocco al posto della
scritta col sito dell'autonoleggio. Sulla strada
incontriamo due autostoppisti; Italo non si ferma e viene
caramellato di sberle e ceffoni da tutti e costretto a tornare
indietro. I due sono Ben e Sandro, purtroppo
Francesi. Ben deve ritenersi fortunato del fatto che siamo
riusciti a tradurre quello che ha scritto sulla moleskine di
Baldo, eletta guestbook del gruppo a furor di popolo, solo
dopo che era sceso dal Rocco (l'unico che capisce sta lingua
di merda è Cesaro): "Vive les Italiens pour une fois" ovvero,
viva gli Italiani, per una volta. Lo avremmo azzoppato a suon
di bloster sui malleoli. Sandro invece è piuttosto
simpatico, ma si rivela essere un semi-prete o qualcosa del
genere visto che ci lascia scritto: "che la grazia del signore
sia con tutti voi" (e qui ci siamo grattati). Per cui non
sappiamo come abbia preso l'iniziativa di Cesaro (sempre molto
acuto) che gli chiedeva del fumo. Vabbè. Ce la prendiamo
comoda e ci facciamo una strada panoramica al posto
dell'autostrada. Bello il paesaggio ma ridicola la velocità di
crociera, quindi non facciamo in tempo a visitare Troyes, con
sommo dispiacere di Sala che è dal '98 che voleva "andare a
Troyes". Lutto nazionale: la mitica penna Multiplayer.it,
fedele compagna del Baldo fin dall'ultima Smau, ha tirato le
cuoia. Da questo momento il Baldo, perso il suo grande amore a
base d'inchiostro, volerà di pistillo in pistillo con compagne
di scrittura occasionali perdendo inesorabilmente tutte le
penne che gli capiteranno per le mani. Cesaro e Italo (i
due Parigiofili) dormono cullati dagli ottanta cavalli di
Rocco. Giulio ci infila una pulce nell'orecchio: "guida piano,
così non si svegliano e andiamo a Troyes". Purtroppo stiamo
invecchiando, non siamo più malvagi come un tempo e tiriamo
dritto verso Fontainebleau. Giriamo per ore chiedendo
informazioni sulla presenza di un campeggio: nessuno ne ha mai
sentito parlare. All'ufficio del turismo ce ne vengono
indicati almeno dodici. Stiamo cercando il campeggio e
chiediamo in giro ai passanti, con Cesaro che sembra
orgoglioso di scendere dal furgone con quella magliettina
attillata che gli arriva a stento all'ombelico. Becchiamo
infine due Italiani trapiantati che ci indicano la strada,
dopo aver subito la foto con le tre dita. Arriviamo al
campeggio, molto bello, in riva alla Senna, ed economico, 5000
lire a cranio. La proprietaria non ci sconta 350 lire, come
vorrebbe Pj, che ne rimane alquanto amareggiato e si lancia in
un turpiloquio contro la suddetta: "io a quella GLI cago in
faccia!" La nostra vicina di tenda è una vecchia Francese
burrosa e probabilmente psicopatica tipo "Misery non deve
morire" che ci infrange gli attributi e cerca disperatamente
di attaccare bottone. Da segnalare il suo cane Mimì, un
orribile bassotto più largo che lungo con un enorme culo
caracollante che lo fa sembrare un maiale sciancato e con una
gamba tumefatta e pustolosa. Conosciamo un Friulano che ci
spiega che questo posto è un po' la Mecca degli arrampicatori.
"Lo sapete che questo è uno dei posti più famosi in Europa per
arrampicarsi vero?" ci chiede lui "Boh?" rispondiamo stupiti
noi con lo sguardo della mucca quando passa il treno (Stefano
Benni docet). Inoltre sto tipo sta in tenda con una ceca che
ha tirato su in autostop, sbattendosene le palle della sua
ragazza, che ha lasciato vigliaccamente a casa per potersi
inforchettare le bellezze del luogo. Noi siamo molto
invidiosi, perché gli unici autostoppisti che abbiamo
raccattato fino ad ora sono due francesi mezzi
preti. Stacchiamo i sedili posteriori da Rocco e creiamo un
accogliente salottino all'aperto dove poter
mangiare. Abbiamo un'ottantina di scatole di latta ma
assolutamente nessun arnese utile ad aprirle. Chiediamo aiuto
a due attrezzatissimi olandesi che tirano fuori dalla loro
cucina portatile un futuristico apriscatole. I fornelletti
da campo del Kuda non si rivelano l'ideale per cucinare
all'aperto, visto che dopo un'ora e mezza la pasta è ancora
cruda (tutti gli altri campeggiatori hanno già finito di
mangiare e alcuni già dormono). Tuttavia la mangiamo lo stesso
dopo averla affogata in un abbondante sugo coi piselli per
distogliere il pensiero dall'orribile sapore di grano ancora
da mietere. Teo ingurgita i fagioli al sugo anche se
ammette essere ancora un po' crudi. Guardando sotto la pentola
ci accorgiamo che il fornello è sempre stato spento. La
sera usciamo e diamo un'occhiata ai locali. Nel frattempo
Baldo fa la pace coi folletti (che avrebbe voluto uccidere a
dozzine, a colpi di martello per picchetti, una volta giunto
nella verde Irlanda) che gli fanno ritrovare l'accendino
direttamente nella mano dopo che era tutto il giorno che lo
cercava. Un pub ci colpisce in particolare ed entriamo. La
tipa fa un casino assurdo per trovare tre tavoli, unirli
insieme e pulirli. Poi ci porta otto liste. Noi diamo
un'occhiata ai prezzi e dopo una brevissima consultazione ci
alziamo e ce ne andiamo. La fronte di Italo è ormai corrugata
come uno scroto. Andiamo in un altro pub e lì l'atmosfera è
decisamente migliore. A fine serata Baldo ha una botta di
arteriosclerosi: si dimentica il pin. Fa due tentativi a caso,
li canna e già si vede in strada a cercare un cassonetto dove
buttare l'inutilizzabile telefono. Da segnalare la stazza
del barista, un omone enorme, cattivo e pesante come un sacco
di cemento. Peccato che quando apre bocca è costretto a
cinguettare in quella linguaccia transalpina che gli fa
perdere tutto il carisma e lo rende bersaglio di scherzacci di
bassa lega. A fine serata, tornando al campeggio a un certo
punto Baldo urla: "Ora mi ricordo!" e digita il pin esatto.
Forse di nuovo opera dei folletti, per placare ulteriormente
la furia omicida del sanguinario Baldo. Tornando troviamo
la sbarra del campeggio chiusa. Entriamo lo stesso
aggirandola, ma siccome il Piccolo, che era alla guida,
sconsiglia la cosa e si tira indietro lavandosene
vigliaccamente le mani, tocca a Cesaro portare avanti la
manovra dando sfoggio di tutta la sua abilità di guidatore
esperto. Ci vuole ben più di una sbarra di ferro per fermare
il vecchio Rocco...
7/8/2001 - Martedì -
Tra Parigi e Bayeux
Al mattino ritroviamo la tenda che
abbiamo usato per le valigie infilata tra un albero e la tenda
del Friulano. Nessuno si scompone. Salutiamo il campeggio e
l'adiacente Senna. Era spettacolare. Ci infiliamo a testa
bassa nel traffico Parigino, ovviamente perdendoci e
infilandoci per sbaglio in tangenziale. Tutto da rifare.
Finiamo persino in un centro industriale completamente deserto
probabilmente proprietà dei servizi segreti
francesi. Entriamo in una strada promettente, affianchiamo
una vecchia e Kuda chiede in simil-francese la strada per
Parigi. La vecchia è stordita, non capisce. Kuda le va
incontro: "Parigi!" La vecchia è all'angolo con la faccia di
un pugile suonato che aspetta la fine della ripresa. "Parigi,
in Francia!" incalza Kuda caricando lo stordimento della
povera senescente, che però esce dal torpore e ci spiega che
noi eravamo già a Parigi. Le ridiamo in faccia e proseguiamo
lasciandola lì a leccarsi le ferite. Giriamo a caso in
cerca di uno straccio di buco dove infilare l'enorme furgone e
affianchiamo la Senna. "Tò Italo, quella è Notre-Dame"
spieghiamo noi mentre sfrecciamo sulle strade Luteziane. "Ok,
questa l'hanno vista, fuori uno" pensiamo pragmaticamente noi
mentre il povero Cesaro non ha neanche il tempo di rivolgere
lo sguardo a quella bellezza gotica. Tra i passanti vediamo
una figa da competizione che passeggia lasciando una scia di
polvere degli dei sui comuni mortali. Cesaro e Pj, visto che
siamo in coda la rincorrono chiedendole di fare una foto
insieme a lei. Lei acconsente, probabilmente avrebbe
acconsentito a qualunque altra richiesta (o almeno, a loro
piace pensarla così). Riusciamo infine a trovare un posto
libero in zona Republique. Molliamo Rocco al suo Bloster(tm)
quotidiano e ci incamminiamo. Stiamo per entrare in metrò
quando un baracchino che vende i panini attrae la nostra
attenzione. Preziosi minuti persi. Il Kuda acquista una
baguette speziata convinto di aver fatto l'affare della sua
vita. Sulle prime riesce a trattenersi, ma già dopo alcuni
morsi esterna tutto il suo disprezzo per quel ributtante pane
alla menta. Stomachevole. Entriamo nel labirinto della rete
metropolitana Parigina e qui Baldo ritrova il suo grande amore
datato 1998: i distributori automatici di twix. Risaliamo
in superficie, e Place de la Concorde è sempre
bellissima. Percorriamo gli Champs-Elysèes e pensiamo che
l'unico problema della Francia è che è piena di Francesi. Tra
l'altro questa è opinione comune: dalla Germania al Belgio,
dalla Gran Bretagna all'America, tutti quelli che abbiamo
conosciuto nella nostra vita la pensano così. Cesaro, visto
che abbiamo molto tempo (ovviamente l'ironia è sottintesa), si
visita tutti i concessionari Mercedes, Bmw e compagnia bella.
Astuto, visto che è lui l'unico, assieme a Epeo, a non essere
mai stato a Parigi e che la voleva vedere. Andiamo alla
torre Eiffel, che nonostante tutto è sempre una bella
figata. Andiamo al Trocadero a spendere gli ultimi scampoli
di tempo concessici da una tabella di marcia un po' troppo
stretta... Torniamo al furgone e troviamo uno strano
foglietto sul parabrezza, proprio in corrispondenza delle
mutande di Cesaro e Pj, che le lasciavano sempre lì ad
asciugare con l'ausilio dello spannatore. Il foglietto in
questione si rivela essere una multa di 75 franchi per aver
parcheggiato in sosta vietata. Noi ci guardiamo e pensiamo:
"chissenefrega, non paghiamola". Tuttavia Italo, le cui rughe
l'hanno ormai trasformato nella controfigura di un Klingon,
riesce a convincerci. Chiediamo a un passante dove si paga
la multa e quello ci dice che si dovrebbe fare in posta, ma ci
consiglia di non pagarla. Poi ferma un altro tizio e gli
chiede: "secondo te la devono pagare?" e quello per tutta
risposta sventola garrulo una sua multa che si vantava di non
aver pagato consigliandoci di fare altrettanto. Ovviamente gli
diamo retta sebbene la pelle di Italo sia ormai avvizzita come
cartapecora. Decidiamo di percorrere la strada lungo la
costa per goderci la Manica. Arrivati in zona si scatena un
diluvio folle, non possiamo montare le tende... Kuda vede
una pensioncina a due stelle. Pj va a vedere quanto costa con
Kuda e Sala. Lo vediamo rientrare cianotico in volto a causa
del prezzo stellare di quel buco. Secondo Sala, testimone
oculare, appena sentito il prezzo avrebbe cambiato espressione
repentinamente, dallo speranzoso al furibondo. Giriamo un
bel po' di campeggi coi bungalow ma sono tutti pieni,
telefoniamo agli ostelli e sono pieni anche quelli. I
proprietari ci rimbalzano da un campeggio all'altro come
fossimo palline da ping pong. Accarezziamo l'idea di cucinare
e dormire nel furgone, magari sotto la tettoia di un
benzinaio... Italo è terrorizzato. Da notare, nell'ultimo
campeggio dal quale siamo stati belluinamente rimbalzati, il
Baldo e il Pj che vanno a fare i pirla su una macchina degli
anni venti, cabrio, tutta colorata nel più puro stile
"Woodstock Peace and love". Purtroppo era appena terminato un
nubifragio, e i due si ritrovano i pantaloni e le mutande
zeppi d'acqua come spugne. Secondo testimoni ufficiali i due
avrebbero avuto molti pesci, oltre a quello ufficiale, che
nuotavano nei loro slips. Continuiamo a seguire le
indicazioni dell'ultimo campeggiatore e ci ritroviamo in
montagna in un paesino disperso con le case tutte uguali. Pj,
Kuda e Giulio scendono per chiedere informazioni a qualche
abitante. Avvicinandosi a una casa, i tre vedono dalle i
finestre i proprietari delle case, terrorizzati (probabilmente
li hanno scambiati per dei serial killer). Esce il figlio con
il cane al guinzaglio indicandoci la posizione del campeggio
dove ovviamente saremo sbeffeggiati e cacciati via. Tenendo
l'idea del furgone come ultima spiaggia continuiamo a girare
in cerca di un posto dove stare. Nel frattempo vediamo la
manica, ed è spettacolare, specialmente con questo
tempo. Italo è il ritratto della rassegnazione e Giulio è
quasi svenuto dalla fame (Pj urla: "Se ne sta andando! Presto,
dategli un tegolino!") Scendono tutti a telefonare
incastrandosi in una cabina e bagnandosi come pulcini
inzuppati nel caffelatte tranne Baldo, Kuda e Ceppi che
rimangono dentro al Rocco, mangiandosi una baguette comune di
nascosto. Giulio entra nel furgone e dice: "dai mangiamoci
almeno il pane" "No, no, è di tutti, sono cose che non si
fanno" è la risposta del famelico trio. Finalmente troviamo
posto ad un ostello a Bayeux. Forse perchè è parecchio costoso
(30 carte) ed è abbastanza lontanoccio; noi siamo indecisi ma
ci convince lo sguardo implorante di Italo. Per oggi facciamo
i signori. Arriviamo verso le dieci (smette di diluviare) e
l'ostello si rivela un lusso mai visto: bagno in camera,
stanze ampie e comode, cucina, common room piena di gente.
Insomma, una vera figata. La scena dello sbarco è emblematica:
ogni volta che andiamo in ostello il Baldo e il Kuda si
portano su uno zainetto con l'indispensabile (anche perché la
borsa di Baldo è stata eletta fondamenta ufficiale del
bagagliaio di Rocco, si riusciva a intravederla solo una volta
ogni quattro giorni. E quella del Kuda non era da meno) mentre
gli altri si portano enormi valigie e salgono le scale carichi
come asini. Su tutti spicca Italo, la cui borsa pesa come
tutte le nostre messe insieme. Ci cuciniamo hamburger e
patatine (una premonizione su quello che mangeremo in
Irlanda?) e conosciamo un gruppo di Italiani di Rho, uno
spagnolo che ha fatto l'Erasmus a Trieste e, dopo che Baldo
attacca a cantare "Looking out my back door" dei Creedence,
anche un gruppo di Americani. Facciamo casino tutta
sera! Eliseo (lo spagnolo naturalizzato) dà informazioni al
Kuda x quando andrà a Madrid, e dice che possiamo andarlo a
trovare quando vogliamo...ovviamente l'invito non cadrà nel
vuoto. Il gruppo dà forfait e va a letto, rimangono solo il
Baldo, Pj, Ceppi e il Kuda, che se la chiacchierano con il
Ben, un americano del Michigan, mentre quelli di Rho, con la
scusa di insegnargli l'indianata, scroccano paurosamente da
bere a due Australiani fuori come i Neozelandesi di Praga.
Altri due ci provano con un'americana ubriaca, solo che questa
è davvero troppo ubriaca anche per essere scopata, e dopo un
po' barcolla verso la sua stanza con la faccia di una che
passerà tutta la notte con la testa nel water. Da notare la
ragazza che dormiva proprio sopra il salone che ha mitragliato
di cazzotti il pavimento per farci stare in silenzio e che
dopo aver capito che in tal modo non avrebbe ottenuto nulla è
stata costretta a scendere in pigiama implorandoci di
abbassare la voce: nessuno l'ha cagata di striscio,
poverina! Dopo aver parlato per un'ora delle sue origini
italiane e della sua filosofia dell'arrotolamento delle
sigarette salta fuori che il Ben (che di cognome fa Johnson!)
vuole andare in Irlanda ma ancora non sa come. Gli diciamo che
noi il giorno dopo dobbiamo pigliare il traghetto e se vuole
lo accompagniamo noi, così gli diciamo di trovarsi il giorno
dopo alle 11 davanti all'ostello. E' felice come un
bambino! Dopo un po' salutiamo i superstiti della serata e
andiamo a dormire nei nostri confortevoli letti, tranne il
Kuda che si deve accontentare di un materasso sul pavimento,
visto che non c'erano più letti. Per vendicarsi, si fregherà
il cuscino.
8/8/2001 - Mercoledì - Il
"Normandy"
Ci svegliamo in questa specie di reggia a
forma di ostello e ci spariamo una gran doccia. Cerchiamo di
goderci al massimo tutti i comfort, siamo ben consci del fatto
che non sarà mai più così. Solo Italo ha lo sguardo sognatore
come per dire "adesso sì che si ragiona". Noi invece lo
guardiamo con un po' di pietà come per dire "povero Epeo, non
sa cosa lo aspetta". Ci facciamo anche una bella colazione
più che abbondante per ammortizzare al massimo le trenta carte
spese. Qui rincontriamo tutti gli avventori dell'ostello ed è
ancora una volta una grande festa. Giriamo un'oretta per
Bayeux, il tempo di fare le tre dita a un paio di bambini,
riportando le rughe di Italo sopra il livello di
guardia. Alle 11.00 ci incontriamo col Ben, che carica su
Rocco uno zaino leggerissimo razionalizzato al massimo. Il Ben
si rivela subito loquace e simpatico, un compagno di viaggio
come si deve. Visto che dobbiamo essere all'imbarco entro
le 6 e che siamo molto vicini a Cherbourg (dov'è ancorato il
nostro traghetto) ci giriamo un po' la Normandia, che è
veramente bella. Ci fermiamo a Omaha Beach e visitiamo il
cimitero americano: migliaia di candide croci e stelle di
davide a perdita d'occhio sotto un cielo squarciato da nubi
palpabili e veloci che alternano furiose cateratte d'acqua a
improvvisi lampi di sole... un posticino niente male, poche
balle. Dopo aver visitato Omaha siamo a Saint-Mere-Eglise,
un posto dove nel '44 i tedeschi hanno massacrato tutti i
paracadutisti lanciati dagli alleati. In memoria di quel
giorno il campanile della chiesa del posto è adornato col
fantaccino di un parà appeso e penzolante...il gusto è
dubbio. Visto che ormai siamo in zona decidiamo di andare
al traghetto, anche perché il Ben deve riuscire a recuperare
un biglietto. Passando per il porto vediamo stagliarsi in
lontananza il mitico "Normandy", il traghettone che ci porterà
verso la nostra destinazione. Posteggiamo Rocco e mentre
metà del gruppo va a controllare l'orario di partenza, Cesaro
va a parlottare con dei centauri Italiani e Baldo va a
satollarsi ad un baracchino che vende fish&chips gestito
da un inglese. Il resto del gruppo si ricongiunge al Baldo
e segue il suo esempio. Risolto il problema del pranzo. Ben è
riuscito a trovare un biglietto e per questo ci è molto
riconoscente. Mentre stiamo mangiucchiando la nostra
robaccia ci raggiunge un Irlandese geniale e fuori di melone
che si presenta fregando una patatina al Baldo ("maybe i steal
u a chip") e inizia a chiacchierare a raffica. Il vecchio
Patrick (l'Irlandese di cui sopra, che ci ha lasciato anche
indirizzo e numero di telefono dicendoci di andarlo a trovare)
va a comprarsi delle patatine dall'inglese e inizia a
stuzzicarlo rompendogli le palle sull'imperialismo Britannico
fino a raggiungere il suo scopo: riesce a farlo incazzare ("I
never had a fuckin' Empire!" sbraita il povero inglese,
esasperato). L'inglese inveisce verso di noi ma cerca
contemporaneamente di mantenere il contegno con la famigliola
che vorrebbe ordinare da mangiare. Scena impagabile, da
cinema. Risaliamo sul Rocco per andare a fare la spesa
(visto che abbiamo la sensazione che sul traghetto tutto costi
troppo) e il Patrick ne approfitta per scroccarci un passaggio
in centro. Qui continua a raccontarci dell'Irlanda e di sua
nonna, un'ultracentenaria che ama la birra e si beve il
whiskey mentre scommette alle corse dei cavalli. Una volta
sceso vuole a tutti i costi spiegarci le targhe
irlandesi...nome gaelico in alto, anno di immatricolazione,
lettera della contea e numero di
immatricolazione... Andiamo a fare la spesa e compriamo
l'occorrente per spararci dei sonori panini e un paio di birre
per brindare sul ponte della nave. Ben si compra un
formaggino, del pane e una cassa di birra... Torniamo al
porto e passiamo al check-in dove ci aspetta una fata con gli
occhi languidi e un sorriso dolce come un babà ripieno di
nutella spalmato su una banana ricoperta di marmellata allo
zucchero. Siamo tutti rapiti. Pj scende per leggere la targa
del Rocco e scopre l'infimo inganno della sirena: aveva le
gambe ricoperte da un uniforme vello pubico che la faceva
sembrare un bue muschiato con la pelliccia. Questo è bastato a
svegliarci dalla sua trappola di mantide. Siamo
disgustati. Salutata la sirena dalle gambe pelose ci
mettiamo in coda per salire sul traghetto...ci vorrà ancora un
bel po' e allora ne approfittiamo per prepararci gli zaini e
cambiarci, visto che il Normandy promette molto freddo. Il
risultato sono otto ometti che si sbiottano fino alle mutande,
per poi ricoprirsi di strati più pesanti. Di fianco a noi
c'è la corsia delle moto, il gregge dei centauri. Talmente
conciati da figaccioni che sono davvero ridicoli. Poveretti.
Gente di cinquant'anni con enormi baffoni teutonici e un
by-pass nascosto dai tatuaggi coi nomi delle ex-mogli
malamente trasformati in draghi sciancati con le
stampelle. Andiamo a farci un giro in mezzo a
quest'accozzaglia di umanità. Cesaro attacca bottone con Garth
e Kelly, due tipi australiani che hanno mollato il loro lavoro
di cuochi e adesso staranno in giro per tre anni sul loro
Vestfalia giallo ocra (o "merda di canarino", che è più
esplicativo) acchiappato in Inghilterra per tremila sterline.
Subito si aggregano Ceppy, Pj e successivamente il Baldo, e
l'attrezzatissimo Garth si sente in dovere di farci vedere
l'interno del furgoncino: tenda incorporata, fornelli con
cappa per il fumo, frigorifero con birra australiana, bombola
del gas nel vano motore e così via... insomma il furgone
dell'ispettore Gadjet. Andiamo in giro per il porto a
vedere da vicino queste migliaia di tonnellate di acciaio
trasformate in albergo galleggiante. E tutto grazie a quel
pirla di Archimede che riempiva troppo la tinozza, se fosse
stato capace di farsi il bagno oggi attraverseremmo la manica
a nuoto. Entriamo finalmente dentro il traghetto e saliamo
sul ponte a sdraiarci sulle panche a godercela e a fare i
fighi. Peccato che alla partenza la ciminiera sputazzi un fumo
verde irrespirabile che ci costringe a spostarci a poppa, dove
ritroviamo il Ben che parlotta con l'ubriacona del giorno
precedente in mezzo a duemila persone. Dopo un quarto d'ora
dalla partenza siamo rimasti in pochi sul ponte, a causa di un
gelido vento assassino che costringe Italo a nascondersi in un
cantuccio della nave e a completare la sua mutazione in "testa
di cono". Ci mangiamo i nostri panini senza neanche bisogno
di masticare visto che il vento ce li spinge direttamente in
gola. Ciò tuttavia toglie qualcosa al piacere del pasto. Da
segnalare il Ben, proveniente dal freddo Michigan, che non
batte ciglio all'approssimarsi di questo algido
gelo. Entriamo nella nave e ci freghiamo un angolo di un
ponte interno, monopolizzandolo coi nostri zaini e sacchi a
pelo al grido di: "noi stanotte dormiamo qui". Continuiamo
il partitone al 2 come se fossimo in una bisca clandestina. Da
segnalare il gioco subdolo di Italo e Giulio che vola oltre i
30 punti. Giriamo un po' tutti i ponti e non troviamo nulla
che ci interessi tranne il bar, dove plachiamo la nostra sete
di stout. Guinness e Kilkenny finalmente... Ben passerà la
serata parlando con uno schizzato al bar. Torniamo sul
ponte a brindare con le nostre birre acchiappate al
supermarket e a sputare disgustati un sidro nauseante da due
soldi che lasceremo sulla nave come mancia. Da segnalare
una partita a bandiera con due bambinetti (tranne Baldo e
Cesaro, che si rifiutano di collaborare) dove Italo rischia di
morire cadendo come un pirla e mancando di poco lo spigolo
della panca con la sua testa di cono. Inoltre concludiamo
la serata con un bellissimo canto propiziatorio molto simile
alla vecchia fattoria. Cesaro dà sfoggio della sua capacità di
imitazione di Lino Banfi e Giulio di quella del Maiale. Da
tutto ciò i passeggeri che ci stavano accanto rimarranno
alquanto sconcertati. Siamo pronti ad andare a
dormire...andiamo al cesso a lavarci i denti e Baldo scopre
una porta che dà a una sezione interna e vietata della nave.
Pj non se lo fa ripetere due volte e ci si tuffa dentro a
capofitto seguito da Cesaro, dove scoprono un contenitore di
vaschette di gelato e di gamberetti. Felice per la scoperta
Pj frega una vaschetta e uscendo dal cesso la getta su Sala al
grido di:"abbiamo il gelato"!!! Il gelato era alla
vaniglia. Il gelato era sciolto. Il povero Sala è quindi
ricoperto da una patina umidiccia di vaniglia che non se ne
andrà mai più. Tra l'altro abbiamo macchiato pure la moquette.
Che facciamo, puliamo? No, ci spostiamo dall'altra parte del
ponte. Cesaro, Baldo e Pj fanno gli addominali come dei
veri zarri mentre la gente passeggia ancora sul
ponte.
9/8/2001 - Giovedì - Il primo giorno in
Irlanda
Ci svegliamo in mezzo ad un pullulare di gente
che va in giro per la nave che ci guarda con orrore, disprezzo
e pietà, probabilmente siamo stati gli ultimi passeggeri a
svegliarsi. Usciti dai nostri confortevoli sacchi a pelo ci
rendiamo conto di assomigliare ad un gruppo di albanesi
clandestini. La cosa ci piace e ci tatuiamo un fiero sorriso
sul volto mentre andiamo al cesso a lavarci ostentando
sicumera. Scopriamo che anche il Ben si è accampato nel
nostro campo nomadi stanotte, solo che lui era senza uno
straccio di sacco a pelo: complimenti per la resistenza. Il
gruppo si sfalda in innumerevoli sotto-gruppi che si fanno i
cazzi loro: chi va a fare colazione, chi rimane nel campo
nomadi con lo sguardo di chi "a me m'ha rovinato 'a guera",
chi va sul ponte a guardare il mare, chi va al cesso a cagare
et cetera. Andiamo a recuperare il Ben (visto che ha ancora
lo zaino nel nostro furgone) e ci approssimiamo all'attracco a
Rosslare chiacchierando del più e del meno e scrivendo
bagattelle sul suo diario. Qui decidiamo il tragitto da
seguire in Irlanda. Giunti in porto ci infiliamo nel ventre
del Normandy per recuperare Rocco: per due settimane non
sentiremo più parlare francese! Il nostro entusiasmo è
palpabile. Prima del check-in facciamo scendere il Ben, che
ci saluta dicendo che probabilmente affitterà una
macchina...buon viaggio e buona fortuna! Tutte le vetture
devono passare dal check-in per i soliti controlli, al nostro
turno il poliziotto chi chiede la nazionalità. Scoprendo che
siamo tutti italiani ci fa passare senza controllare nulla.
Che bello... All'uscita del porto il povero Rocco viene
inondato con una schifezza contro l'afta epizootica, manco
fossimo dei lebbrosi. Primo impatto con la guida a
sinistra: facciamo finta di essere stupiti e sorpresi ma in
realtà non cambia una mazza. Al primo benzinaio Ceppi e
Baldo si comprano, nell'adiacente alimentari, un paio di
hamburger surgelati da scaldare e mangiare. Li piazzeranno
sotto il parabrezza a rosolare e poi se li gusteranno
felicemente. Ma avranno ancora fame. Ci dirigiamo verso New
Ross dove passeremo alcune ore cercando invano qualcosa da
mettere sotto i denti. Rimaniamo tutti stupiti dal fatto che
nella stessa via sono presenti una caterva di pub ma nessuno
serve da mangiare mentre il nostro duodeno reclama con
crescente insistenza. Troviamo un take away spartanissimo
dove finalmente ci satolliamo con cheeseburger e patatine
mentre ci divertiamo a giocare con tre bambini made in
Ireland. Il momento è ricco di pathos. E finalmente siamo
sazi. Decidiamo di puntare verso Kilkenny, in questi giorni
teatro di un non meglio precisato "art festival". Lungo la
strada Cesaro fa fermare il furgone perché vuole fare una
foto. Lo facciamo scendere e ripartiamo lasciandolo giù, nel
più puro stile "Zano - Foresta Nera". Dopo un bel po' di
strada fermiamo il furgone per permettere a Italo di tornare
indietro a PIEDI a ripigliare Cesaro. Nel frattempo pisciamo
nei campi. Pj impazzisce e si esibisce in colossali
cravattoni. L'atmosfera del viaggio lo ha galvanizzato, son
tre giorni che non la smette di fare il pirla! Lungo la
strada troviamo una ridente abbazia (per modo di dire: come
tutte le altre che vedremo anche questa è completamente
diroccata) e ci fermiamo a visitarla. Lasciamo Rocco a
godersi il suo bloster e ci avviamo verso la chiesupola.
Vediamo un cartello coi prezzi e una biglietteria: mentre
rimuginiamo sul da farsi (pagare o no?) il Baldo fa finta di
niente e si incunea all'interno ma viene fermato quasi subito
da una tizia che intima di pagare il biglietto. "Oh, sorry" si
scuserà fingendo stupore l'infingardo Baldo. Con le pive
nel sacco facciamo i biglietti, ma la bigliettaia ci circuisce
di parole e riesce a sbolognarci per sei sterline una tessera
per vedere gratis praticamente tutti i monumenti d'Irlanda.
Alla fine si dimostrerà utile (in realtà d'ora in poi andremo
a caccia di monumenti solo ed esclusivamente per ammortizzare
la spesa sostenuta). Finalmente visitiamo l'abbazia e
iniziamo a fare una caterva di foto ("guarda una croce
celtica: fotografiamola!" non vedremo altro che cimiteri e
croci celtiche per due settimane, ma si sa, col senno di
poi...) Baldo se ne sta per un po' appollaiato sulla cima
dell'edifizio a redigere il diario e inizia a guadagnarsi
l'odiato nomignolo di "intellettuale" (e, cosa ancor più
grave, "figlio di Vergani", cosa che lo manda in bestia)
nonostante egli si vanti e si bulli della sua
ignoranza. Stiamo tre ore a posizionarci in tutti i lati
dell'abbazia per riuscire a fare una foto artistica: ne
facciamo almeno venti, che si riveleranno tutte abominevoli al
momento dello sviluppo. Presso il furgone incontriamo una
coppia di italiani di mezz'età che si mettono a chiacchierare
con noi. Al momento di firmare il nostro guestbook tirano
fuori dalla macchina la figlia, che si rivela essere una
ragazza discretamente caruccia, la quale è più che disposta a
scribacchiare sulla nostra agenda il fatto che ci invidia
parecchio, visto che lei stava viaggiando coi suoi e sua
sorella. Arriviamo al campeggio, a due chilometri da
Kilkenny, e il gestore, Dan, si dimostra un vero figaccione:
prima ci racconta la sua vita, ci fa lo sconto (con sommo
gaudio di Pj) e poi va a giocare a golf cercando di buttare la
pallina dentro un ombrello rovesciato. Fuori di melone. Per
montare le tende dobbiamo chiedere l'aiuto di Dan visto che si
è rotto l'elastichino delle stecche (un danno che a quel tempo
ci sembrava grave, se solo avessimo saputo cosa ci
aspettava....). Per risolverci il problema Dan si farà in
quattro! L'ospitalità irlandese è veramente
fenomenale. Dopodiché iniziamo a trastullarci giocando a
calcio. All'inizio nessuno sembrava aver voglia di giocare ma
vicino a noi c'è un gruppo di francesi che stanno giocando
pure loro, e il passo è breve: ITALIA-FRANCIA! Tiriamo
fuori una delle nostre bandiere e la fissiamo ad un palo della
tenda, facendo il nostro trionfale ingresso in campo col
tricolore tra le mani. L'odio che nutriamo per la terra del
bidet è palpabile: la sconfitta non è ammessa. Non oggi. Non
qui. I transalpini danno subito prova della loro superiore
tecnica di palleggio (e qui si potrebbero sprecare facili
battute), ma dovranno fare i conti con il nostro cuore latino!
Partiamo in svantaggio, la nostra squadra è in bambola, i
ruoli non sono definiti e si gioca tutti sul pallone come
all'oratorio. Se a questo sommiamo il fatto che loro usavano
il portiere e noi no (ce ne siamo accorti un po' in ritardo)
si spiega l'iniziale svantaggio per due reti a
zero. Perdere coi francesi è per noi peggio della morte; in
nome del tricolore ci organizziamo e definiamo i ruoli in
campo: Baldo arretra in difesa, tira fuori tutta la sua grinta
e si mangia gli attaccanti avversari non esitando a spaccarsi
la faccia in un paio di occasioni. Inoltre dirige la squadra
in cabina di regia e chiama le marcature con grande carisma.
Baresi. Pj va tra i pali e stupisce tutto il gruppo per la
sicurezza che dimostra nell'opporsi alle sfuriate dei Blues,
senza paura di buttarsi su tutti i palloni, gara coraggiosa ed
ineccepibile sul piano della determinazione. Peruzzi. Giulio
generosamente aiuta Baldo in difesa anche se talvolta si
dimentica di rientrare perché il suo vero ruolo è quello di
mediano di spinta, ha il grande merito di far salire la
squadra, di proporre verticalizzazioni e di distribuire il
gioco sulle ali, senza contare i suoi gol determinanti.
Matthaeus. Kuda presiede la fascia sinistra e lascia di stucco
chiunque si aspettasse da lui una gara di contenimento da
terzinaccio alla Torricelli; infatti oltre a coprire
efficacemente la sua zona si scopre ala sinistra dalle
molteplici soluzioni offensive, è dalla sua zona del campo
infatti che arriveranno i maggiori pericoli, grazie al suo
gioco spettacolare quasi "carioca". Corso. Giampaolo copre la
fascia destra con tutto il cuore e recupera palloni con una
voracità impressionante aiutando in maniera schiacciante la
difesa: il vero filtro del centrocampo, che non disdegna
tuttavia frequenti incursioni in fase offensiva dove però
pecca di imprecisione a causa della grande energia spesa in
copertura. Gattuso. Sala è la vera punta di diamante della
compagine azzurra, tecnica sopraffina, grande classe nei
tocchi di palla, dribbling ubriacanti grazie al baricentro
basso alla Rui Barros, guizzi felini e fantasia da vendere,
trasforma con maestria gli assist dei compagni e rientra
umilmente a pressare e a raccogliere palloni dal centrocampo.
Maradona. Da notare la probabile telecronaca di Italo via
cellulare visto che durante la partita non se n'è staccato un
secondo. Bruno Pizzul. Cesaro, che nello sport è un vero
incapace, ci darà dentro con i suoi addominali e quindi
conoscerà due belghe, Eva e Merel. Il risultato è un 7-4
per noi che non lascia adito a dubbi, siamo dei fighi. I
Francesi puzzoni, dopo la cocente sconfitta, non si fanno la
doccia. A differenza della compagine transalpina di
sodomiti ci svestiamo per andare a goderci la meritata doccia.
Ma nel bel mezzo della svestizione, Kuda, Pj e Baldo hanno la
bella idea di farsi fotografare in mutande in una splendida
allegoria del "sublime". I bagni del campeggio hanno una
singolare e apprezzata qualità: la musica classica in
filodiffusione. A causa di ciò non era raro vedere gente che
sparava fuori lo stronzo accompagnandolo con un poderoso do di
petto intonando la marcia trionfale dell'Aida. Mentre ce la
scialliamo arriva una tedesca sola che monta la tenda nelle
nostre vicinanze. Il passo è breve: Pj, che ha la faccia come
il culo, su consiglio di Kuda la invita a cenare con noi
all'insaputa degli altri. La tedesca è Natasha di Hannover.
Capelli corvini e occhi di ghiaccio. Purtroppo si rivela
essere a metà tra la stronza e la lobotomizzata, fatica a
spiaccicare parola con uno sguardo assente tipo "Rain Man" e
alla fine della cena ci chiede: "avete del fumo?" "no" "ah ok"
e se ne va. Boh? Almeno le sono piaciuti gli spaghetti
(complimenti Italo, non ci hai fatto sfigurare). Per
l'occasione appaiono in tavola sei misteriosi bicchieri di
plastica rigida gialli. Il Kuda, che li ha procurati, sosterrà
fino alla morte di averli portati da casa, ma noi non gli
crediamo assolutamente, deve averli fregati a qualcuno, forse
ai Francesi. Questo mistero, che a quello di Fatima ci fa un
baffo, rimarrà probabilmente insoluto per decenni. La sera
ci dirigiamo A PIEDI verso Kilkenny perché il campeggio chiude
i battenti. Fortuna che è vicina. Per la strada una bionda in
spider a momenti ci investe, ed era sta zoccola ad avere
torto, quasi come se lei si fosse dimenticata da che lato si
guida nel suo paese. Poi Cesaro si avvicina per chiedere la
strada per Kilkenny e lei invece di dircela si incazza dicendo
che lì siamo in Irlanda e dobbiamo avere rispetto per gli
altri, il tutto per almeno cinque minuti, dopodiché a denti
stretti ci dice la strada per Kilkenny e riparte sgommando
sulla sua Honda CRX. Scegliamo un pub a caso e li dentro
conosciamo Johnny un barista figaccione che ci spiega vita
morte e miracoli delle stout e le differenze fra Smithwicks e
Kilkenny. Il Kuda chiede ingenuamente dei sottobicchieri al
Johnny e questo fa una faccia stralunata come per dire "cazzo
vuole questo?" Dopo un po' però ritorna con in mano un
bicchiere della Smithwicks per il Barbuto richiedente...avrà
capito male, non sappiamo se la colpa è dei fumi dell'alcol o
dell'inglese maccheronico del Kuda. Sulla strada del
ritorno, da una intuizione geniale di Pj, che rilegge in
chiave cinematografica la storia dei Bonobo (particolare
stirpe di scimmie sodomite), nasce il mito della "Scimmia Che
Incula", che diverrà uno dei leit-motiv di questo
viaggio.
10/8/2001 - Venerdì - Kilkenny e
dintorni
Sul diario del Baldo la cronaca inizia a
lasciare ampio spazio ai cazzi suoi, quindi la ricostruzione
della giornata sarà molto difficoltosa. Il Baldo va a farsi
la barba e ritorna dal cesso uguale identico a
prima. Solita colazione da pezzenti: una pentola piena di
tè che viene versato nei bicchieri nel seguente modo: si
prende in mano il bicchiere di plastica e lo si puccia nel
pentolone insieme alla mano che annega fino al polso. Per
arricchire questa bontà abbiamo una confezione mini di
biscottacci secchi. Ovviamente non avremo mai lo zucchero
(dopotutto è superfluo, fa ingrassare e altera il gusto delle
cose. Vabbè, ok, non avevamo i soldi per comprarlo), per cui
le nostre colazioni saranno sempre molto amare. Ci
infiliamo in Kilkenny per andare a visitare il castello...il
furgone viene parcheggiato ovviamente lontanissimo dalla meta.
Tra l'altro lo parcheggiamo per due terzi in divieto di sosta,
ma quel terzo legale ci salverà dalla multa...non altrettanto
la macchina davanti a noi (eh eh eh). Arriviamo al castello
ed entriamo dalla parte sbagliata, infilandoci nei giardini
dopo aver calpestato i soliti zerbini per l'afta
epizootica. Qui Cesaro da sfoggio di sé, chiedendo a un
giardiniere lontano 60 chilometri di farci una foto. Dalla
foto risulteremo così piccoli che ci servirebbe un microscopio
elettronico per poterci anche solo scorgere con gli occhi
dell'intuizione, ma Cesaro è felice lo stesso e noi siamo
felici di poterlo prendere per il culo: grazie di
esistere. Stavolta becchiamo l'entrata giusta e ci mettiamo
pazientemente in coda per la visita guidata. Ri-incontriamo
Natasha, che si unisce al nostro gruppo (ma nessuno la caga)
ma non spiaccicherà manco una parola e fisserà sempre il muro
con gli occhi sbarrati e la bava alla bocca. La visita
guidata è una rottura immane; da sottolineare il video di
presentazione durante il quale alcuni di noi si addormentano
(forse Cesaro, o Italo, non sono sicuro) e altri fanno casino
(Pj, ne sono sicuro, più qualcun altro). Il castello si
rivela essere una vera e propria paccata, in quanto è stato
completamente ricostruito negli anni sessanta, l'unica cosa
originale che abbiamo visto è stata un arazzo pulcioso e
tessuto da un pazzo furioso in acido con la mania di
aggiungere arti alle persone. Inoltre l'interno del
castello è quanto di più tamarro si sia mai visto. Queste le
parole di Cesaro: "Pareti color blu elettrico e orrendi
accostamenti cromatici", tazze del water a due piazze, letti
lunghi mezzo metro (la guida prima dice che le persone erano
più basse a quel tempo, poi dice che dormivano col busto
fuori. Noi stiamo per metterci a piangere, per fortuna grazie
alla tessera siamo entrati aggratis) e, nella stanza cinese,
Pj è lesto a far notare il pisello ricamato sul
tappeto. Uscendo verso gli enormi giardini (non quelli di
prima) ci accorgiamo di un'altra cosa...questo castello è
aperto, ha solo tre mura! Efficace. Ri-incontriamo un paio
di patonze che avevamo in precedenza apostrofato con frasi del
tipo "si vede che a quella lì gli piace il cazzo" per
accorgerci pochi picosecondi dopo che erano
italiane. Passando per il centro di Killarney incrociamo
una specie di apostolo di Dio che sta predicando in mezzo alla
strada con un crocifisso gigante sulle spalle. Sembrerebbe un
pazzo ma al passaggio del nostro gruppo addita e fissa con
odio feroce Pj (l'unico non battezzato della comitiva) mentre
dice qualcosa a proposito della bestia e del demonio! Vabbè,
ormai abbiamo capito che qui la gente è un po'
particolare... Su consiglio di Sala (feticista di madonne e
crocefissi) ci incamminiamo verso la cattedrale della città
dove purtroppo (per Sala) è in corso un matrimonio tra
irlandesi (lei bruttissima, lui ubriachissimo) e li davanti
scattano i nostri applausi e le nostre ovazioni. Ciao, e buona
prima notte di nozze! Per il pranzo il gruppo si divide in
due. Metà ad un fast food e l'altra metà in un supermarket
(molto belli Cesaro e Pj che rubano clamorosamente sul prezzo
delle banane), ed è qui che nasce il primo atto della tragedia
"economy burgers". Infatti Italo fa la spesa per il gruppo
praticamente da solo (si, vabbè c'era Sala... ma lui conta
come il due di picche) e acquisterà pochissima roba a prezzi
da capogiro in nome della qualità...la nostra rabbia è
evidente. Andiamo in giro a casaccio per i dintorni di
Kilkenny e giungiamo in un paesello sperdutissimo dove c'è una
chiesetta insignificante, e ovviamente Sala ci si butta dentro
a capofitto. Cesaro invece propone una bevuta, Baldo e Kuda
non aspettano altro e si infilano in un pub, ed è facile
intuire come il resto del gruppo abbia seguito più volentieri
l'esempio dei tre alcolizzati. Il gruppo placa la sua sete
di birra andandoci giù pesante con la Guinness in questa
bettolaccia infame frequentata da qualche vecchietto e coi
poster dei giocatori di hurling, sdentati e tumefatti, alle
pareti. Ovviamente attacchiamo bottone col barman, come
sempre. Da segnalare il papà e il figlio irlandesi al
bancone, col bambino che è già un alcolizzato in erba: il
padre non potrebbe ordinargli da bere, e allora ordina per sé
una guinness e per l'obeso fantolino sprite e guinness: in tal
modo è a posto con la legge. Prima di tornare al furgone ci
facciamo un giro lungo l'adiacente fiumiciattolo che si
insinua all'interno di un bosco. Cesaro e Baldo, non avendo
fame, pisciano sulle more mature che crescono lungo il
sentiero, sperando di far contrarre la peste a coloro che in
seguito le mangeranno. Durante questa camminata Italo, tra
una ruga e l'altra, dirà: "ma è mai possibile che diciate così
tante parolacce?" oppure "ma parlate sempre così?" (come se
non ci conoscesse da anni) e propone, per il giorno dopo, la
"giornata senza parolacce", ogni errore una sterlina.
Considerato che il nostro budget giornaliero viaggia sulle
10-12 sterline non accettiamo la sfida. Per ora. Torniamo
al campeggio affamati come lupi e, grazie alla spesa di Italo,
ci mangiamo o (e sottolineo "o") un hamburger o (sottolineo
nuovamente "o") mezza cotoletta a testa. Vedete un po' voi. A
sua discolpa diciamo che almeno era roba sana. Durante la
cena scoppia l'ilarità più assurda, si ride per idiozie
inutili, soprattutto prendendo in giro le belghe sedute li
accanto. Cesaro chiede a Eva e Merel se vogliono venire con
noi a Kilkenny quella sera. Loro accettano, pensando che di li
a poco saremmo partiti. Baldo e Kuda, affamatissimi,
ringhiano come cani idrofobi, proferendo terribili minacce
all'indirizzo del signore degli anelli Epeo, e lo diffidano
dall'avvicinarsi di nuovo ad un supermercato con in mano la
cassa comune. Mentre ceniamo diciamo alle fiamminghe che se
vogliono possono iniziare ad andare visto che è tardissimo, e
noi dobbiamo ancora lavare i piatti. Loro dicono che non
importa, ci aspettano. Forse siamo di vedute un po' ristrette,
ma la nostra risposta è unanime: "queste qui hanno voglia di
cazzo". Baldo avrebbe il turno di lavaggio piatti, ma
scappa ignominiosamente (lasciando Italo in mezzo alle pentole
e ai tegami) e va a chiacchierare con le due tipe insieme a
Cesaro. Qui scopriamo che il giorno dopo loro dovevano andare
a Killarney, come noi, e avevano già il biglietto del pullman.
Noi ovviamente ci offriamo di portarle fino a destinazione e
loro, dopo aver tentato invano di sbolognare i loro biglietti,
accettano di buon grado. Baldo e Cesaro sembrano molto
contenti, l'impressione di Pj è unanime: "questi hanno voglia
di figa". Andiamo verso Kilkenny, dove è in corso l'art
festival. Comincia in maniera ridicola con dei poveri pirla
vestiti da omoni Michelin che improvvisano coreografie della
domenica. Forse il nostro gusto per l'arte è scemato dai tempi
del liceo, in quanto siamo gli unici a ridere a crepapelle,
mentre tutti gli altri osservano rapiti questa ostentazione di
idiozia. Successivamente inizia un concerto Jazz che è di
una bellezza così coinvolgente che Il Kuda, Pj e Baldo si
buttano in pista (non ho usato l'espressione "nella mischia"
perché erano gli unici a ballare come tre poveri pirla) e si
scatenano al ritmo dei violini e delle chitarre. Anche
Sala, eccelso chitarrista dalla tecnica sopraffina che a Jimi
Hendrix ci fa un baffo, il pizzo e una basetta, conviene che
quei musicisti sono veramente dei geni. Lasciamo il palco
per dirigerci nella via dei pub. Pj rimane nelle retrovie
continuando a ballare in mezzo alla strada: per tale motivo
sarà castigato dal cielo con la peggiore bronchite che la
storia ricordi. Andiamo alla ricerca di un pub e invece
troviamo una specie di night. Appena sentiamo il prezzo
fuggiamo come conigli seguiti dalle belghe, che a soldi erano
conciate male come noi. Troviamo un bel posticino, che
scopriamo essere il pub di Johnny del giorno
prima...ovviamente andiamo a salutarlo e ci facciamo pure una
foto. Mentre noi mandiamo giù stout come fosse acqua, le
giovini delle Fiandre si bevono una schifezza di ibrido
vodka-limonata. Le ragazze continuano a pigliare in giro
Sala, dicendo che è timido ma con un cuore grande così.
Inoltre se la ridono di Pj (che abbiamo loro presentato col
nomignolo di Pit) perché nella loro lingua Pit vuol dire
cazzo. Torniamo in campeggio e dopo un po' rimangono solo
Cesaro e il Baldo a chiacchierare con le tipe, che snocciolano
tutta la loro vita e tutti i particolari del loro
viaggio. Cesaro, per non essere da meno, porta il discorso
sulla merda e sulle scoregge e sulla "home rule" vigente in
Rocco, secondo la quale chi molla deve alzare la mano e
dichiararsi. Baldo è sconfortato e ha gli occhi tristi come
per dire "ho perso". Dopo un bel po' di questi discorsi
merdosi (letteralmente), il Baldo dà sfoggio di tutta la sua
sensibilità e di tutto il suo tatto: Merel dice, "fumo troppo,
dovrei fare qualcos'altro invece" e il Baldo replica come un
fulmine a ciel sereno "beh, per esempio potresti baciare un
ragazzo italiano" "no, meglio di no" è la secca risposta. Lo
sguardo di Baldo è eloquente, come per dire "beh, almeno non
posso dire di non averci nemmeno provato". I due salutano
le figlie delle Ardenne, che il giorno dopo accompagneremo a
Killarney. All'alba delle tre e mezza, Baldo e Cesaro
rientrano nelle tende. Il giorno dopo resteranno alquanto
rincoglioniti per la nottata passata in
bianco.
11/8/2001 - Sabato - Coast to
coast
Veniamo svegliati verso le otto dalla voce di
Italo che tuona: "Ma puttana la Juve!" (evidentemente aveva
pestato la cocozza da qualche parte, non chiedetelo a me, io
stavo crepando dal sonno). Immediatamente il Kuda si ricorda
della scommessa del giorno prima e urla: "Italo! Una
sterlina!" Epeo ingoia il rospo preparando la sua
vendetta...Sa benissimo che non la spunteremo mai contro il
suo lessico casto e morigerato. Di seguito presentiamo la
classifica finale del campionato "senza parolacce". Terminato
verso le ore 14.00 perché stavamo scoppiando e saremmo di lì a
poco arrivati alle mani contro Italo se non ci fossimo
fermati. CLASSIFICA FINALE
Epeo - 2 - Si lascia
scappare solo un'altra parolina dal suo beccuccio dolce dopo
quella delle otto di mattina. Odiato da tutti durante questa
parentesi, in quanto il suo ruolo era quello di giudice. Se ti
beccava ti sanzionava immediatamente dicendo al Baldo di
segnare una "x" sul suo diario (ovviamente spesso e volentieri
il Baldo ha fatto i suoi comodi truffando e falsando la gara).
Detestabile. Sala - 10 - Abbastanza costante nel proferire
parolacce, senza vistosi alti e bassi. Ma veramente stupido
nel farsi cuccare sempre dall'implacabile Italo.
Combattivo. Giulio - 10 - In perenne competizione con il
Piccolo, i due duelleranno nella maniera più sporca, non
risparmiandosi colpi bassi per far cadere nella rete
l'avversario. Alla fine il pari è il risultato più giusto.
Malvagio. Kuda - 6 - Inanella una vistosa tripletta nel
giro di quarantaquattro secondi, e poi riesce a trattenersi a
fatica, ma accusa il colpo, giacché il suo volto diviene via
via sempre più paonazzo (questo anche perché ci sono le belghe
nel furgone e lui deve trattenere tutte le sue proverbiali
scoregge). Inoltre fa notare a Italo tutti gli errori degli
altri. Spia. Pj - 8 - Un risultato molto buono, nella
media, senza particolari errori. Ottimo. Ceppi - 6 -
Risolverà il problema restandosene pressoché zitto per tutta
la durata della gara. Integralista. Cesaro - 19 - Un
babbeo. Riesce a farsi cuccare sempre, comunque, e a volontà.
Potreste pensare che lui si ribellasse a questo gioco
idiota...ma non è così! Tanto che provava, come tutti, a
cercare sinonimi per le più frequenti espressioni di stizza e
differenti intercalare. Ciò nonostante la voce di Italo che
urlava "Baldo, segna!" ci divenne molto familiare proprio
grazie a Cesaro, che in queste situazioni fissava Epeo
serrando la bocca e spalancando gli occhioni in un'espressione
da lobotomizzato alla "Natasha". Down. Baldo - 8 - Per le
prime due ore si trattiene stoicamente sparandone solo due
stupendo tutti. Nessuno infatti avrebbe scommesso un centesimo
sullo Ya-Ma-Wanga (in lingua Sioux: uomo dalla lingua scurrile
sproloquiante). Successivamente l'invidia del volgo (su tutti
Codazzi, che non perdeva occasione di fare la spia) e il fatto
che si rompa le palle di trattenersi, lo fa capitolare.
Eccellente come riesca comunque a sfogare tutta la sua
volgarità repressa senza che Italo lo becchi. Talentuoso.
(talento un cazzo: venduto! ndPj) (tsk! L'invidia è una brutta
bestia... ndBaldo)
Le suddite di Re Baldovino ci
portano un bollitore con dentro l'acqua già calda per il tè.
Forse volevano evitare di partire a mezzogiorno. Rimaniamo
stupiti dall'acqua calda e non riusciamo a capire con che
magia siano riuscite a scaldarla (nessuno aveva mai visto un
bollitore in vita propria, ndPj) (io sì, ma come già
sottolineato in precedenza la notte in bianco mi aveva
devastato... NdBaldo). Non proviamo chiederlo per non addurre
figuracce: capiremo solo la settimana successiva, quando
entreremo in una vera cucina irlandese (ma questa è un'altra
storia). Pj va a lavarsi la faccia ed esclama un improvviso
"cazzo!" visto che non ha l'asciugamano con sé. Italo sbuca da
tergo implacabile. Intanto il Kuda entra in bagno e viene
segnato anche lui. Stessa sorte per il "porca vacca" di Giulio
mentre entrava nella turca (Epeo era fiscalissimo). Tutto nel
giro di qualche istante: la giornata si profila
durissima... Baldo prende posto come suo solito nel posto
sette, ovvero quello in fondo vicino al finestrino. Questo gli
permetterà di bestemmiare in tutte le lingue senza che Italo
lo becchi mai. Il Kuda si infila come al solito nel posto 4,
accanto a Eva. Giulio si fionda dietro tra Baldo e Cesaro.
Sala e Ceppy davanti con Italo alla guida. E Pj in piedi
perché non c'erano più posti... Cesaro si accaparra il
posto nove, per fare lo sgargiante con le belghe. Dopo un po'
si mette a fare il buffone con Merel facendosi prestare la sua
strettissima felpa e indossandola, per mostrare il fisico.
Deprimente. Durante il tragitto ci fermiamo al castello di
Cashel (più per utilizzare la famosa tessera che per reale
interesse). Le ragazze restano fuori, perché dovrebbero
pagare, noi ce ne sbattiamo ed entriamo. Ce lo visitiamo con
calma fino al momento in cui vogliamo salire sulla torre, dove
si può salire solo due alla volta... a causa della sua
posizione di giudice nessuno vuole salire con Italo! Da
segnalare Cesaro, che prima di entrare al castello si guadagna
il titolo di "bambino mongolo 2001" lanciando i sassolini alle
mucche e facendo loro i versi (ditemi voi) oltre che quello di
"miserabile accattone pidocchioso" raccogliendo da terra un
pacchetto di caramelle usate e mettendosi a
mangiarle. Durante l'arrampicata verso l'alto il Baldo si
lascia sfuggire un'espressione colorita e Italo QUARANTA METRI
più sotto inveisce: "Baldo! Ti ho sentito!" Odioso. Usciamo
dal castello e insegniamo alle belghe l'arte delle tre
dita. Ripartiamo a bordo del nostro ottanta cavalli e ci
fermiamo verso l'ora di pranzo a Chaer, un paesello ignobile,
ove si consuma il momento topico della tragedia "economy
burgers". Qui metà della compagnia (Giulio per fame, Italo
per potersi finalmente sentire come una persona normale e Sala
perché deve mangiare per crescere) si dirige verso un fast
food dove poter calmare i reclami del ventre, tutti gli altri
optano per una ben più economica soluzione supermarket, con
l'opzione di poter anche fare la spesa con Italo finalmente
fuori dai piedi. Qui Baldo e Ceppi acquistano pane a fette,
sottilette e prosciuttame per darsi all'arte del sandwich. Pj
e Kuda si pigliano un pasto caldo take-away comprendente
qualsiasi cosa, dai funghi alle verdure, dai calli della nonna
della cuoca all'acne juvenilis della commessa. Le due belghe
si acchiappano pane e nutella (ogni commento è inutile) e
Cesaro un po' di pane a fette. E basta. Un vero
pitocco. Dopo la spesa per il nostro "pranzo" (nel caso di
Cesaro è più corretto parlare di "frugale spuntino
ipocalorico"), provvediamo a quella per tutto il gruppo,
decisi più che mai a insegnare a Epeo come mangiare tanto
spendendo poco. Siamo tra gli scaffali da dieci minuti
ormai, e dobbiamo quasi ammettere la sconfitta. Sì, abbiamo
risparmiato qualcosa, ma non basta. Non è la prova di forza
che volevamo. Il Baldo gira un po' sconsolato con un paio di
confezioni in mano quando Ceppi richiama la sua attenzione al
banco surgelati: una scatola bianca con contorni rossi e
un'unica scritta "20 economy burgers" al costo di 5000 lire. I
due si guardano nelle pupille ed esclamano all'unisono:
"prendiamone due!", mentre gettano via tutto ciò che era stato
raccolto in precedenza, e procedono verso le casse in un
tripudio generale. Mentre aspettano gli altri, Baldo e
Ceppi instaurano una feroce discussione con Eva e Merel sul
paese d'origine della nutella. Ognuno sostiene che venga dal
proprio paese, ma forse hanno ragione loro, noi non abbiamo
sta gran tradizione da cioccolatai...dopotutto a tal proposito
gli svizzeri ci pigliano per il culo pure in cima alle
montagne "kvesto sfizero!" "no, novi porco
###!"
Aggiornamento del 8/11/2001: Un mio amico
dell'università, Alba di Alba (che sta per Alberto di Alba
ndBaldo), è pronto a giurare sulla salute dei suoi testicoli
che la nutella, essendo un prodotto della Ferrero (che ha gli
stabilimenti ad Alba) è italiana. Il mistero si
infittisce. Il Baldo
Davanti al supermarket c'è un
castello la cui entrata è a pagamento. Noi, che siamo dei
signori, ci arrampichiamo sulle mura esterne e mangiamo le
nostre schifezze sbriciolando in testa ai turisti paganti che
entrano ed escono dalla pietrosa dimora medievale. Cesaro fa
così pena che Pj gli offre i resti della sua bomba a
carboidrati. Giulio, Sala ed Epeo stanno tornando e sono
dall'altra parte della strada. Noi urliamo a squarciagola per
farli venire dove siamo noi, facendo morire di diarrea
numerose vecchiette presenti e facendoci guardare storto da
tutti i passanti sotto di noi. Due di questi ci fotografano
anche. Mentre torniamo al Rocco sbeffeggiamo Italo per il
fatto che con 10 carte abbiamo comprato 40 hamburger. Lui è
perplesso: "ma saranno anche buoni?" "ma sì, alla fine è
carne, non ti preoccupare". La sua obiezione ci spinge però a
riguardare la scatola, dove sul retro troneggia un allarmante
"60% beef". E il restante 40% che è? Cartone? Tungsteno?
Pustole di cadaveri depredati profanando tombe del settecento?
Un po' più preoccupati e un po' meno sicumereggianti ci
facciamo coraggio l'un l'altro con battute del tipo "Tanto io
alla mucca pazza glielo metto nel culo!" Arrivati a
Killarney ci mettiamo mezz'ora a trovare l'ostello delle
belghe e una volta arrivati le aiutiamo a scaricare e le
salutiamo. Molliamo il furgone a un parcheggio e decidiamo
il da farsi: metà compagnia va all'ufficio del turismo, metà
torna all'ostello di Eva e Merel che si sono dimenticate una
felpa dentro Rocco. Cesaro, Baldo e Ceppi restano presso il
furgone e guatano il cielo meditabondi. All'ostello Pj e
Kuda chiedono quale sia la stanza delle ragazze, anche se non
ne conoscono il cognome. Il tipo alla reception li accompagna
in tutti i locali dell'ostello (pieno di gente: la prossima
volta ci dovremmo fermare li) e infine in una stanza. Entrando
però beccano solo una vecchia in ginocchio che prega verso la
Mecca e un ragazzo che dorme. Probabilmente non sono loro! I
due abbandonano quindi la felpina sul bancone dell'ostello con
un bigliettino: la coscienza è apposto. Ai tre accidiosi
rimasti presso Rocco scappa da pisciare come non mai, ma lì
vicino al furgone ci sono dei tizi, non è il caso di farla con
loro davanti! Dopo un po' di scrupoli e la vescica che inizia
a dolere assai, Ceppi e Baldo saltano la siepe e pisciano
dando le chiappe ad una chiesa. Cesaro li imiterà di li a
poco. I tre si sfamano mangiando le more della suddetta
siepe. Memori della pisciata di Baldo e Cesaro del giorno
prima mangiano solo quelle sui rami più alti, dove osano le
aquile. Tornano tutti gli altri e anche al Kuda scappa
parecchio... i tre piscianti allora mostrano al Barba la
siepe-water. Il Kuda tuttavia dimostra di fare molto più
schifo di Giulio se ci si mette, e marca l'anteriore destra
del Rocco, lasciando una puzza tremenda come neanche le
interiora di un maiale. Probabilmente tutte le scoregge che ha
trattenuto per via delle belghe gli si sono condensate in
pisciazza. Dirigiamo il fedele Rocchino verso Killorglin,
dove troviamo un campeggio che è una bellezza: non c'è nulla,
solo un prato gigantesco con la casa della padrona in mezzo. E
i bagni. Con un panorama montuoso che da noi lo vedi solo ad
almeno millecinquecento metri. Mettiamo giù la tenda in
compagnia di un cane in acido che corre come un disperato ogni
volta che facciamo finta di lanciare qualcosa. Gli avremo
fatto perdere almeno sei chili. Sistemato il campo ci
sgranchiamo l'artrite giocando a calcio. Dopo un po' si
uniscono anche un francese e la sua ragazza. Da notare gli
anfibi assassini della tipa! Se ti colpivano sullo stinco te
lo sgranocchiavano brutalmente riducendoti le gambe ad un
purè. Dopo la meritata doccia, il Giulio si mette a
girovagare per i sentierini circostanti al campeggio, un po'
per cercare i tanto famosi folletti irlandesi e un po' per
riflettere e godersi in solitudine la bellezza dell'isola.
Ancora non ci crede, ma dopo due anni è riuscito a realizzare
questo suo sogno. Decidiamo che ci meritiamo una buona
cenetta e cuciniamo i quaranta hamburger. Dopo pochi bocconi
capiamo il perché del prezzo così favorevole...fanno schifo!
Il povero Italo si mette un solo hamburger nel piatto e manda
giù a fatica trattenendo il magone, sognando fiumi di ragù e
strade ciottolate di filetto...al confronto dell'ormai
debilitato Italo, la pelle della Montalcini è liscia come una
pista di ghiaccio secco. Giulio dopo un po' urla: "aiuto!
Si sta muovendo!" rivolto al pezzo di carne che ha nel piatto.
Noi tutti temiamo per la nostra vita e abbiamo paura di
coprirci di brufoli e morire soffocati dal pus. Però abbiamo
fame e questo supera ogni pudore. Alla fine il cane mangia gli
ultimi due hamburger (non li ha voluti NESSUNO) senza fare
molte feste, ma almeno non li ha rifiutati. Rinfrancati dal
pasto andiamo a vedere in paese sta festa tanto
decantata...una buzzurrata mai vista! Roba che la festa dello
scudetto della Roma al confronto è un rigoroso aperitivo in
abito scuro. Ne approfittiamo solo per farci una bella
bevuta, entriamo quindi nei pub e veniamo travolti dalle
zaffate di alcol che ti sbronzano gratuitamente. Ma il piacere
di una bella Guinness non si nega a nessuno e così ci diamo
dentro. Cesaro prova a fregarsi il bicchiere scambiando
addirittura la sua birra con quella di un vecchietto
(probabilmente sifilitico) perché aveva il bicchiere più
bello, ma all'uscita del pub i suoi sogni vengono infranti da
un tizio che rovescia il contenuto dei bicchieri in vetro
dentro bicchieri di plastica per i clienti che vogliono
godersi l'amara e gustosa bevanda sotto il chiarore delle
stelle. Il Kuda trova sul bancone una Guinness abbandonata
e in cerca d'affetto. La dividerà con Giulio.
12/8/2001
- Domenica - Il Ring of Kerry
Si parte verso il Ring of
Kerry. Anzi, non proprio quello, la penisola sotto, che
dovrebbe essere un po' meno turistica e un po' più
"selvaggia". Con il Rocco si passa attraverso il parco
nazionale di Killarney, che è veramente una bellezza. Scenari
alla "Signore degli Anelli" per intenderci, roba che se fosse
saltato fuori Gollum sgrillettando l'Unico e urlando "oh mio
tesssoro!" noi non avremmo avuto nulla da ridire. Durante
la traversata incontriamo Steve "The Kiwi", un autostoppista
Neozelandese (che ovviamente carichiamo) il quale si dilunga
per ore a scrivere tutte le sue peripezie sul nostro
guestbook, roba del tipo: Alcuni consigli se doveste fare
l'autostop in Irlanda... Evitate i sudafricani che guidano
come dei fuori di melone mentre ve la chiacchierano sui
pericoli del comunismo... Evitate le ragazze tedesche che
vi obbligano a fare il bagno nudi nei freddi laghi di montagna
(anche se a noi sta cosa ci sconquiffera
ndTuttiQuanti)... Evitate i fattori irlandesi con facce
eccessivamente rosse (nota per Italo: ubriachi fradici) che
guidano a tutta velocità trovando angoli su strade diritte,
facendo affidamento sul bere... e che sono sorpresi quando vi
mettete le cinture di sicurezza e vi chiedono "ah, tu sei per
la sicurezza?" E poi c'è Eddy lo scozzese, che si è
costruito da solo la macchina...il suo motto era: "durerà fino
alla prossima ora di pranzo?" Sto tipo è geniale, è in giro
da Marzo, fuggito dal suo lavoro di programmatore e ora lavora
nelle fattorie Irlandesi per tirare su un po' di soldi, gira
gratis piantando la tenda qua e là...alla nostra domanda
"quand'è che torni indietro?" risponde semplicemente "who
knows?" Il Baldo se la sta chiacchierando con Steve fino a
quando, per tradurre "selvaggio" usa "savage" anziché "wild"
(e porca pupazza, in italiano si traducono allo stesso modo,
mi sono confuso! ndBaldo)... da li in poi il perfido Kiwi
continuerà a pigliarlo in giro. Invitiamo Steve a farci
sentire l'unica cassetta musicale che si porta dietro. Un
misto tremendo di canzonacce registrate malissimo, tra le
quali riusciamo a riconoscere solo qualche pezzo live dei
Beatles. Mentre cerchiamo la strada che attraversa il
valico, sbagliamo strada una decina di volte, fino a quando ci
convinciamo che l'unica via segnata sulla cartina è proprio
quella mulattiera a una corsia a malapena indicata dai
cartelli. Steve sembra un po' preoccupato: forse pensa che
avrebbe fatto bene a non accettare il passaggio. In cima al
passo di montagna, scendiamo a farci un giro, e Pj cerca di
catturare una capra, ma queste si riveleranno più rapide di
lui. Il Rocco viene parcheggiato a Glenngarriff, dove
scende anche Steve, che riparte per la sua strada. Noi siamo
affamati come prostitute a stomaco vuoto e decidiamo di
mettere da parte la nostra maledetta tirchieria e, invogliati
dalla descrizione della guida Routard (zeppa di strafalcioni e
notizie del tutto inventate. Ovviamente è francese) ANDIAMO A
MANGIARE IN UN LOCALE! La novità ci stordisce, ma vogliamo
provare questo famoso Irish Stew, spacciato come piatto
nazionale dai burrosi isolani celtici. Mentre aspettiamo ci
accorgiamo che in televisione stanno dando
Manchester-Liverpool, con sommo gaudio del Baldo e di
Epeo. Arriva un bambinetto protoburroso che ci consegna
l'oggetto dei nostri desideri più perversi: l'Irish Stew!
Questo "piatto nazionale" si rivela essere un'insipida
brodaglia con patate e carne di montone, incapace di saziare
un colibrì. Il Kuda e Il Baldo pensano bene di arricchire il
tutto mescolandoci dentro i panetti di burro. Beh, era
buona. Cesaro e Pj danno sfoggio della loro insita
disonestà zappandosi via due bei bicchieri di Guinness. Li
mettono al riparo nella tasca della portiera del Rocco dove
dureranno la bellezza di 30 minuti dopodiché risulteranno
frantumati in mille pezzettini. E vabbé, si rifaranno nel
prossimo locale. Ci dirigiamo verso un paesello situato
all'estrema punta a ovest dell'Irlanda...durante il tragitto
passiamo in mezzo a un villaggio di vaccari che sta allestendo
una corsa coi rottami (macchine vecchie, scassate, svuotate
dei sedili e tutte arzigogolate dalla ruggine). Ironia della
sorte, Cesaro (accanito fan di auto e motori) sta
dormendo. Impieghiamo almeno dodici ore per parcheggiare il
furgone, visto che la zona è completamente intasata, la strada
è larga quanto una polpetta e tutti vanno nella direzione
contraria alla nostra (anche perché a dieci metri da lì c'è
l'oceano). Mai viste così tante macchine concentrate in un
punto solo (a parte piazzale Loreto nelle ore di
punta). Dopo tre minuti che abbiamo parcheggiato se ne sono
andati tutti. Ora il parcheggio è più vuoto delle mutande di
un Senzafallo (essere mitologico Nibelungo dall'inguine
liscio). Incontriamo un cartello che indica la direzione e
la distanza in chilometri di Mosca e New York. Stando alle
indicazioni del suddetto cartello, se è vero che New York si
trova dove tutti gli atlanti geografici la situano, allora
Mosca dovrebbe trovarsi come minimo alla sorgente del
Brahmaputra. Passiamo un fracco di tempo a scalare
montagnole rocciose e seduti penzoloni sul vuoto tra gli
scogli e il mare, finché non sale una nebbia densa come il
catarro profuso dall'intasatissimo Pj di questi giorni, che ci
costringe a tornare al Rocco. Da notare la schiumetta delle
onde che arriva fino a dove siamo noi: in un primo momento
pensavamo che piovesse la manna. Durante il viaggio di
ritorno ripassiamo dal villaggetto che proponeva la corsa di
rottami. Mentre attraversiamo l'allegro agglomerato di
burrosi, gli organizzatori ci fanno passare, ma ci dicono che
se vogliamo fermarci dobbiamo pagare. Noi, morti di fame,
fuggiamo. A metà strada Cesaro (che dormiva ancora, e
quindi non ha sentito una mazza sul pedaggio) scende a
fotografare i "bolidi", felice come una prostituta in
vacanza. Noi lo aspettiamo appena fuori dal paese, ma dopo
un po' ci rompiamo le palle. Il Baldo lo va a chiamare, solo
che fuori ci sono due organizzatori, tra cui una vecchia in
acido che sbraita e non lo vuole far passare senza pagare.
Dopo un po' di tira e molla l'accordo è raggiunto: se il Baldo
riesce a entrare, chiamare Cesaro e tornare indietro tutto
entro cinque minuti, allora non paga. Il Baldo corre come
un centometrista, trova Cesaro, snocciola qualcosa del tipo
"Muoviticisiamorottiicoglionidiaspettartiefaiinfrettaancheepoiguardachesevuistarequidevipagareciao!"
e riparte a tutta velocità verso l'uscita del
paese. L'intellettuale pizzuto sfreccia di fianco ai due
organizzatori, felice per aver risparmiato le tre sterline, ma
pronto per il polmone di acciaio. Nel frattempo arriva Cesaro,
lentamente e con lo sguardo da pesce. La vecchia lo
aggredisce e sbraita in un misto anglo-gaelico dicendo che
vuole i soldi. Cesaro si mette a litigare con
l'ultranovantenne dicendo che non lo sapeva, che ha solo
guardato, eccetera. Alla fine le molla due sterline e se ne va
borbottando "it's not fair" alla vecchiaccia, che invece ride
trionfante per le monete guadagnate (che probabilmente avrà
usato per pagarsi da bere la sera stessa). Tutti noi altri ci
godiamo la scena ridendo come degli imbecilli e sfottendo il
Cesaro. Durante l'intero viaggio di ritorno Cesaro
brontolerà tristemente e maledirà la perfida strega
rugosa. Passiamo per stradine impervie e paesini isolati
dal mondo. In uno di questi quattro bambini iniziano a giocare
alla guerra con noi. Stiamo al gioco come persone normali fino
a quando Cesaro inizia a gridare a squarciagola in faccia ad
uno di questi scriccioli. A questo punto esce la madre,
incazzatissima, che sgrida il bimbo e anche Cesaro, che
ovviamente fa la faccia da pesce. Lungo la strada
incontriamo un paesino bellissimo: Eyeries, tutto fatto di
case colorate, sembra una scatola di pastelli. Teo si offre di
fare una foto a questo arcobaleno di posto: ovviamente la foto
risulterà bruciata! Tornati a Killarney ci fermiamo in un
internet café dove il Kuda si affitta una sua postazione e
riesce a fare tutto quello che devo fare, mentre Ceppi e il
Baldo subaffittano la loro a Cesaro, col risultato che nessuno
dei tre riesce a concludere un tubo. Pigei si becca la prima
crisi febbrile del viaggio e rimane immobile tutto il tempo su
una sedia dell'internet café. Nel tornare al campeggio
sbagliamo strada per la seconda volta in due giorni e ce ne
accorgiamo solo dopo qualche chilometro. Tornando indietro
sbagliamo entrata e invece che nel campeggio entriamo in casa
di un autoctono coi fari del Rocco puntati contro le sue
finestre. Al campeggio abbiamo un'amara sorpresa: un
paletto della tenda grande si è spezzato facendola
collassate... ma che fortuna! Come neanche McGiver, Pj
prova a steccarla con un rametto. Per il momento sembra
tenere. Andiamo a mangiare e la nostra cena consiste in una
scatoletta di tonno: meschino. Pasto Luculliano per il Baldo e
per Italo, che hanno una scatoletta in più a disposizione,
visto che l'hanno comprata questo pomeriggio ad
Eyeries. Ridisegniamo il piano del viaggio: eliminiamo il
Donegal, perché ci accorgiamo che è veramente lontano, e
decidiamo di puntare solo fino a Sligo e poi tornare giù verso
Dublino. La tenda si scassa ulteriormente, e il Baldo e il
Kuda si offrono di dormire nel furgone. Il Rocco si rivela più
confortevole di qualsiasi tenda, e i due lo useranno come
riparo dalle intemperie per quasi tutte le notti a venire.
Presto avranno la compagnia di Pj, che per combattere la
febbrazza che lo devasterà dormirà anche lui dentro al Rocco,
molto meno umido delle tende. Italo tira grandi sospironi
di falso scoraggiamento dicendo: "eh, ormai dovremo dormire in
ostello" ma godendo sotto i baffi, nonostante continuiamo a
ripetergli che il paletto o lo ripariamo o ne compriamo uno
nuovo in paese "Ma dove volete trovare un negozio di
articoli da campeggio"? continua a ripeterci l'Epeo
terrorizzato dall'idea che riusciamo davvero a riparare la
tenda. Senza contare il Baldo e il Kuda che lo spaventano
ancora di più dicendo: "male che vada la tenda la usiamo così
e noi dormiamo in furgone". Le rughe di Italo a questo punto
somigliano moltissimo a dorsali oceaniche.
13/8/2001 -
Lunedì - La penisola di Dingle
La colazione è la solita
vergogna, ma ci siamo abituati. Appena smontiamo il campo
andiamo dalla vecchia del campeggio, alla quale chiediamo
l'ubicazione di un negozio di articoli da campeggio. Con somma
ruga di Italo, l'autoctona ci indirizza ad un negozio in
città. Riusciamo a trovare le bacchette per la tenda, anche
se hanno bisogno di essere sistemate per poterle usare nella
tenda grande. Prima di partire verso il Dingle (penisola a
Nord del Ring of Kerry, poi dormiremo presso la contea di
Limerick, in modo da poterci appropinquare, il giorno
successivo, alle Cliffs of Moher) ci fermiamo ad un discount,
il Lidl. Qui si fa la spesa comune e quella individuale,
fondamentalmente per il pranzo e per avere una bottiglia di
liquido da portarsi appresso. Qui tutti danno sfoggio della
propria meschina tirchieria accaparrandosi le provviste più
economiche. Il pane a fette è una scelta molto gettonata, in
quanto non costa nulla, fa niente se sa di gomma. Il Kuda in
particolare si accaparra una scatoletta di bacon irlandese
(molto buono) grossa come una scatoletta di tonno: la farà
durare per almeno una settimana, alla fine sarà marcia e coi
cagnotti, ma lui continuerà a ingurgitare quella roba siccome
"l'ha pagata poco". Per la spesa comune si tira su
scatolame in quantità. Sotto la direzione di Ano Parlante
vengono acquistati i fagioli, e successivamente ci innamoriamo
delle "Meatballs", ovvero bocconi di carne per i cani, ma con
l'etichetta diversa. Siccome siamo dei palati fini acquistiamo
anche "meatballs al curry" (tanto costavano uguale). Giunto
al furgone il Baldo tira fuori un'aranciata di cui va
particolarmente orgoglioso: "che storia, non l'ho pagata
niente" e si attacca alla bottiglia. Il primo sorso lo lascia
interdetto: "però... mi sembra un po' troppo dolce" alla
seconda sorsata però chiede il parere di Italo, che sputazza
il tutto. Infine lo sfortunato acquirente guarda l'etichetta
(farlo prima no, eh?) che recita beffarda: "succo concentrato:
diluire in QUATTRO LITRI D'ACQUA". Un sorso di quella roba ti
dava l'energia necessaria ad accelerare un camion di banane
sovraccarico a velocità luce. Giunge il Kuda, che ha
comprato la stessa vomitevole bevanda del Baldo (da Giampaolo,
che se ne è liberato vendendola a basso prezzo al Kuda), la
beve e gli fa schifo. Ma non demorde: "l'ho comprata e quindi
la bevo" finché non arriva la soluzione, a forma di Cesaro.
Mellifluo, il barbuto insinua malignamente: "Cesaro, ti va di
fare uno scambio? Ti do la mia bottiglia di aranciata in
cambio di una pesca". Dopo una breve contrattazione la
trattativa va in porto. Il povero Marco ingoia una sorsata e
capisce di essere stato raggirato. Protesta senza troppo
vigore e poi fa finta di niente, giurando però a sé stesso di
uccidere prima o poi l'infame Codazzi con un'iniezione di
glucosio concentrato per endovena. Mentre aspettiamo di
ripartire da Killarney, Pigei va a farsi riparare gli occhiali
da un ottico: una stangona alta sette metri con il camice
bianco; non protesterà nemmeno quando, per sostituire il
nasino degli occhiali, sborserà la bellezza di due
sterline. Ci tuffiamo nella penisola del Dingle verso Slea
Head, che dovrebbe essere una spiaggia bellissima e con una
vista eccezionale. Ovviamente, grazie a Murphy e le sue
immortali leggi, siamo immersi nella nebbia più fitta degli
ultimi cinque lustri. L'atmosfera ci ricorda la nostra cara
vecchia città protetta dalla madonnina...ahhh che
nostalgia! Dopo un ingorgo di vacche al pascolo in mezzo
alla statale, ci fermiamo in un paesello per la nostra solita
Guinness pomeridiana e ci ficchiamo in un bel pub, anche per
scrollarci l'umidità dalle ossa. Siamo felici come paperette
di gomma per il bagnetto quando il Loca ci telefona
dall'Italia per sapere come stiamo! Brinderemo alla sua
salute. Qui incontriamo finalmente un'irlandese carina, che
è la tipa del bancone. Dopo una settimana a zonzo per l'isola
incontriamo l'unico essere umano di sesso femminile degno di
essere attribuito dell'appellativo "donna". Comunque tutto va
bene e l'atmosfera è rilassata finché Giulio non inizia a
rompere i coglioni a Sala che, giratosi di scatto per
proteggersi dai colpi, fa volare in terra la birra di Giulio.
Noi ridiamo moltissimo, mentre la povera ragazza è costretta a
riparare al danno combinato dai due pistola coprendo il
pavimento con dei giornali (vabbè non è che si sbattano molto
per pulire i locali). Italo, astemio indefesso, ordina un
Irish Coffee ("Italo, non ti preoccupare non è alcolico!"), e
beve con gusto tutta la crema. Giunto al whisky urla, sbraita
e strepita come un prigioniero sotto tortura, e ci regala la
squisita bevanda. Lungo la strada, resa invisibile dalla
nebbia, Cesaro ci fa fermare il Rocco per poter fare una foto
al paesaggio (chissà poi quale, visto che eravamo immersi in
un uniforme brodo grigio). Il Baldo ha un tuffo al cuore nel
vedere, dall'altra parte della strada, una grande statua del
crocefisso con la Madonna e la Maddalena ai suoi piedi: corre
verso le tre figure, mette un braccio intorno al collo della
Maddalena, sfoggia un sorrisone e chiede a Ceppi: "dai, fammi
una foto!" Sempre fendendo i vapori della bruma, ci
dirigiamo verso una spiaggia che è troppo una figata. Sembra
una specie di baia protetta dagli scogli neri come Guinness,
con la nebbia che tenta di chiuderla ancor più su se stessa.
Qui il Baldo incocca la freccia delle battutacce di bassa lega
e centra il bersaglio delle figure di merda con un tiro
precisissimo: sta camminando col Kuda di fianco a tre tipe
bruttissime quando esclama "beh, si vede che siamo sul mare,
guarda quante cozze". Pochi passi dopo, un Kuda tra
l'imbarazzato e il divertito (molto più sul divertito) rivela:
"Pirla, guarda che sono italiane!" Pj passa quasi tutto il
tempo appollaiato vicino ad un cormorano probabilmente in zona
Cesarini (non volava, non scappava, non menava. Stava
indiscutibilmente tirando le cuoia), cercando di ipnotizzarlo
senza successo. Mentre ce ne andiamo, imbacuccati come
palombari per il freddo artico, vediamo dei burrosissimi
irlandesi di mezz'età che fanno il bagno coi loro succinti
costumini a mutanda. Brr... Continuiamo il nostro giro,
sempre immersi in una nebbia folle. Il Rocco sfreccia tra le
pecore a tutta velocità. E' da segnalare una pecora appesa sul
ciglio di un precipizio che, quando passiamo noi (suonando il
clacson per farla cagare sotto), si suicida buttandosi nel
vuoto! Siamo soddisfatti. La foschia si dirada solo quando
siamo sulla strada del ritorno. Il caro vecchio Murphy si è
preso tanti di quei cancheri che se la teoria della
metempsicosi è corretta quello nella prossima vita si
reincarna nell'intestino crasso di Ano parlante. Arriviamo
fino alla punta del ring, dove ci aspetta una spiaggiona
chilometrica (che ovviamente percorriamo in tutta la sua
eccessiva lunghezza) stando attenti a evitare le cacche di
gabbiano che ricoprono il tutto come un manto uniforme.
Decidiamo di andare a vedere un fantomatico castello in zona:
seguiamo le indicazioni della guida Routard (quando mai!!!) e
ovviamente ci ritroviamo in mezzo a campi brulli, stagni e
casolari abbandonati; chiediamo informazioni a un tipo (che
non si capisce cosa ci stava a fare in quel posto,
probabilmente meditava il suicidio) che dichiara di non aver
mai sentito parlare di tale posto. Sconsolati ritorniamo
sulla nostra strada e ci fermiamo in un paesello per decidere
dove dormire. Per dare una bella piallata alle rughe di
Epeo, stanotte ci fermiamo in ostello (anche perché dobbiamo
ancora mettere a posto le bacchette della tenda grande).
Telefoniamo a due o tre ostelli, e finalmente scegliamo un
buon compromesso tra costo e distanza. Davanti alla cabina ci
intratteniamo con un vecchietto decisamente voglioso di farsi
una chiacchierata. Dopo che ci ha spiegato un po' di cose
sull'hurling, lo salutiamo e riprendiamo la nostra
strada. Ovviamente le indicazioni della guida Routard sono
completamente sballate (non fate MAI l'errore di acquistarla),
arriviamo al paese indicato ma dell'ostello nemmeno l'ombra.
Lo richiamiamo e il proprietario (che si rivelerà un vero
figaccione) ci spiega accuratamente dove andare (una ventina
di chilometri più a nord, e noi che volevamo arrivare
presto...). Riprendiamo la strada e dopo una mezz'oretta
chiediamo informazioni a una signora davanti casa. Da buona
inglese qual'era, questa tizia ci indica la direzione molto
bene, ma come parametro di riferimento usa le miglia, fatto
che ci lascia un po' sperduti sulla distanza ancora da
percorrere. Sulla strada indicataci Giulio vede un cartello
per terra e dice: "Eccolo li!" ma Pigei lo zittisce: "ma va
dobbiamo andare ancora più avanti" (questo sarà un segno
premonitore di ciò che accadrà il giorno seguente).
L'inconveniente ci farà perdere minuti e litri di gasolio
preziosi, ma finalmente, ritornando indietro, raggiungiamo
l'agognato ostello all'alba delle 21.00. Solita scena dello
sbarco, con tutti i componenti, esclusi Barba e Pizzo, che si
caricano sulle spalle le loro enormi valigie fin su in camera.
Il proprietario si rivela cordialissimo: ci mostra le camere,
ci offre gli asciugamani puliti, le stoviglie per cucinare,
praticamente tutto. L'ostello è il più bello che abbiamo
visto fin'ora (a pari merito con Bayeux). Disperso nella
foresta tra il Kerry e il Clare, è una cascina completamente
ricoperta di vegetazione. Fenomenale. Mentre cuciniamo ci
mangiamo praticamente tutto il riso soffiato e i cereali per
la colazione che abbiamo trovato in cucina. Ceniamo insieme
al Liam, gestore dell'ostello. Gli offriamo la pasta (e alla
fine ne vuole ancora, solo che l'abbiamo finita) e lui ci
insegna un po' di gaelico, soprattutto ci insegna a brindare
("Slota!"). Dopodiché ci offre il tè col latte e dei
biscottazzi al cioccolato che gli spazzoliamo via in pochi
minuti. Durante la cena facciamo fatica a mantenere un po'
di contegno, perché poco prima avevamo fatto caso alle enormi
mani di Liam, che ha delle dita grosse come salsicciotti (e
qui le battute di bassa lega sono fioccate come proiettili).
Cerchiamo di non guardarci tra di noi altrimenti gli scoppiamo
a ridere in faccia. Si passa la cena a chiacchierare della
lingua insegnata a scuola e miscellanee varie. Gli
chiediamo una mano per riparare le bacchette della tenda e
quello scompare per ore insieme ai nostri paletti nuovi di
pacca. Boh? Per fortuna poi li riporterà perfettamente
adeguati all'uso. Pj, Cesaro e Italo lavano la roba sporca
alla lavatrice dell'ostello. Cannano l'impostazione del
programma e il giorno dopo si ritroveranno i vestiti sia
bagnati che sporchi. Per pietà il Liam gliela passerà
gratis. Passiamo la notte a giocare a briscola chiamata,
ormai la spina dorsale di questo viaggio. Dopo un po' di alti
e bassi il Baldo impazzisce e si chiama in mano a 90 (ogni
tanto ha queste uscite "freestyle"). Ora è il fanalino di coda
a meno ventiquattro punti...
14/8/2001 - Martedì -
La contea di Clare
Come sempre quando siamo in ostello,
ci godiamo tutte le comodità che può offrire un rifugio dotato
di un tetto e quattro mura. Il tempo è quello che è,
minaccia pioggia. Noi speriamo che non sia così anche domani,
perché abbiamo in programma le Moher! Il Liam è lesto a
rassicurarci, dicendoci che il tempo sarebbe migliorato già in
giornata. Dopodiché prima di salutarci ci lascia i biglietti
da visita del suo ostello e ci chiede di fargli
pubblicità. Durante il tragitto ci chiediamo se il Liam
fosse già ubriaco alle nove di mattina, visto che Giove Pluvio
sta pisciando tutto quello che ha, tanto che sul parabrezza
del Rocco ci nuotano i merluzzi. Senza che nessuno se ne
accorga, il Kuda, che è al volante, si infila, sbagliando, in
una stradina di campagna dove ci passa a malapena una
bicicletta. Tutti inveiscono contro Liam che ci aveva indicato
la strada. Il Kuda e il navigatore (Pigei) se la ridono sotto
i baffi. Ci fermiamo ad Adare, un paesello molto carino
vicino a Limerick. Sala ci porta ovviamente a visitare la
chiesa del luogo (prima di entrare un poster ci inquieta: c'è
la foto di una cornetta del telefono con la scritta "Dio ti
chiama", o qualcosa del genere). Sempre sotto l'acqua
andiamo nel parchetto del paese, che è molto carino. Peccato
che sia impossibile anche solo pensare di sedersi su una
panchina, pena un bidet fuori programma. Già che ci siamo
pisciamo contro una cancellata. Entriamo a Limerick proprio
quando smette di diluviare. Lungo il tragitto ci lascia un po'
così un cartello gigante a lato della strada con la scritta
"Watch the road, Dumbass!" Ci fermiamo e facciamo un giro
per la città, ovviamente senza cartina o simili ausili. Mentre
gli altri sono all'ufficio del turismo (dove Cesaro si fa
regalare un poster) il Baldo va a pisciare al Burger King (la
vera funzione sociale di McDonald's e Burger King... puoi
entrare, pisciare e uscire come fossero cessi pubblici. "Noi
riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini sono
creati uguali e con la vescica capace. Che sono dotati dal
Creatore di certi inalienabili Diritti. Che tra questi Diritti
v'è il diritto alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della
Felicità e al diritto di Pisciare senza dover pagare. Che per
assicurare questi Diritti gli Uomini devono istituire i
governi e i Burger King...") Andiamo verso il castello, e
invece di fare il giro largo (troppa fatica) entriamo dentro
il municipio e usciamo dall'altra parte dopo averne
attraversato i corridoi, con la gente che ci guardava
malissimo. Tra l'altro era un municipio da busoni, tutto rosa
e di vetro, una delle cose più kitsch che abbiamo mai
visto. Arriviamo al castello, ma non è un castello. E' una
cattedrale. Al Piccolo gli viene già duro, ma gli si smolla
quando si accorge che non si può visitare. Essendoci resi
conto di aver cannato strada ci dirigiamo verso il vero
castello. Il vero castello è una porcheria colossale, ci
puzza di falso, e dopo l'esperienza di Kilkenny decidiamo di
entrare solo se è gratis. Non lo è (neanche con la nostra
supertessera) e allora andiamo a mangiare. Il gruppo si
divide a metà, Baldo, Kuda e il Giulio si fermano ad un take
away che gli fa assaggiare per la prima volta il "quarter
pounder with cheese di Pulpfictioniana memoria". Italo e
Cesaro tornano a mangiare nel furgone, dove Italo aveva pane e
prosciutto in quantità, mentre il prode Marco si fa due
biscotti al cioccolato e una pesca... Il Kuda va a
comprarsi una baghetta in un negozio con un cartello "facciamo
credito solo ai maggiori di 80 anni accompagnati dai
genitori". Geniale. I tre (Baldo, Kuda e il Giulio) tornano
al furgone ad aspettare gli altri, ma decidono di ammazzare
l'attesa gustandosi una Beamish (una stout simile alla
Murphy's ma di consistenza più acquosa) al pub davanti a dove
il Rocco era parcheggiato. Pj, Ceppi e Sala girano per una
mezz'oretta in cerca di un posto che li soddisfi: chiedono
indicazioni al proprietario di un fioraio, che indica loro il
Kork ma li invita prima a comprare qualche bella pianta. Loro
declinano l'offerta e si lanciano come lupi famelici nel Kork,
un fast food a gestione familiare. Che sia a gestione
familiare lo si intuisce dal fatto che le 4 donne che servono
sono praticamente identiche, unica differenza l'età: 60 per
mamma Kork, 30 per la figlia maggiore, 120 per nonna Kork e 21
per la più bella donzella che abbia mai solcato le strade
dell' Eire. Gli uomini invece erano relegati a friggere e
preparare i piatti nella cucina. I tre passano il loro pranzo
a gustarsi quegli occhioni azzurri (e mentre Sala era
distratto, Pj gli fregava le patatine). Maciniamo gli
ultimi chilometri di oggi, fermandoci a Doolin, dove c'è un
campeggio a un tiro di sputo dalle scogliere. Il campeggio
è situato in un paesaggio molto bello, che scopriremo tra poco
durante la missione "The search for Rocco". Inoltre è gestito
dall'"Edgar abito" di Men in Black, è il suo ritratto sputato.
I cessi sono di una bellezza devastante, cagare ci dà quasi
fastidio. Purtroppo però le docce sono a gettone...ci viene
dato un gettone a testa per una doccia, e noi ci guarderemo
bene dall'acquistarne altri. Mentre il resto del gruppo
monta il campo, Ceppi, Pj e Italo saltano a bordo del Rocco e
vanno verso il paese a guardare prezzi e orari del traghetto
per le isole Aran. Il campo è ormai pronto, e i cinque stanno
amabilmente giocando a calcio quando un messaggio raggiunge il
cellulare di Baldo. E' di Italo, che dice: "venite subito
lungo la strada a sinistra appena fuori dal campeggio, perché
ci siamo impantanati". "Oh ragazzi" annuncia il Baldo "sti
coglioni si sono impantanati". "Ma no! Ma che cazzo! Ma che
coglioni!" è più o meno la reazione degli altri... per cui ci
dirigiamo verso il luogo incriminato. Seguiamo la strada,
che si fa sempre più sinuosa e inerpicata, e sempre meno
asfaltata. Lungo la via il gruppo viene preso dall'ilarità, e
nessuno è arrabbiato. Anzi, ce la sghignazzamo dicendo "certo
che se è uno scherzo è una figata!" Improvvisamente un
altro messaggio di Italo: "portate delle travi o un fattore
(?)". Il Baldo lo chiama per chiarimenti e Italo spiega:
"portate delle travi, chiamate qualcuno, oppure cercate dei
sassi molto piatti da mettere sotto le ruote". "Ok", risponde
il Baldo, mette giù, e si carica sulle spalle un sasso di
ottanta chili. Il kuda lo ammonisce: "ma sei coglione? Te lo
vuoi portare fino a là?" "Hai ragione", è la risposta del
Baldo, che getta l'inutile pietra al lato della
strada. "Certo che se sono andati di qua sono proprio dei
coglioni" dice Cesaro. "Hai ragione", "si che coglioni" "ma
infatti", fanno eco tutti gli altri. Riprende Cesaro: "Però mi
sa che ci sarei passato anch'io di qui". "Anch'io", "Anch'io",
"Anch'io"... La strada diviene una mulattiera senz'arte né
parte, larga quanto una merda di mucca e tutta pantanosa.
Improvvisamente incontriamo una pozzanghera (tenete a mente
quest'episodio, ci torneremo più tardi), che il Baldo supera
in scioltezza grazie agli scarponcini, ma è una smerdata
totale per i piedi degli altri. Sala invece si esibisce in un
numero di alta scuola: si lancia a tutta velocità sul fianco
della pozzanghera saltellando come un ermellino gay, rimanendo
asciutto e pulito. Continuiamo la scarpinata in questo
luogo dimenticato anche dagli dei della desolazione,
chiedendoci quale remoto paese speravano di trovare qua qui
tre deficienti! A un certo punto passiamo di fianco a un campo
dove i tori pascolano liberi, con una scritta "Beware of the
bulls". Improvvisamente, appena dopo uno scollinamento,
l'immagine tragicomica... Vediamo, in fondo alla discesa,
il Rocco piantato con le portiere aperte dentro ad un
cancelletto dove finisce la "strada"...e noialtri che urliamo
"Non lo spostate! Foto, foto!!!" Come si a fa rimanere
incazzati di fronte a tanta bellezza? A parte il Rocchino e
quei tre pirla che urlano in fondo alla strada, dalla nostra
posizione privilegiata possiamo vedere l'oceano, le Aran, le
Moher e fra un po' il tramonto infighetterà ancora di più il
tutto... ma che bellezza... Il povero Pj indossa solo un
paio di sandali che lasceranno i suoi piedi del tutto indifesi
da ortiche, rocce e qualsiasi altro genere di colpi. Alla fine
saranno butterati come pizze. Ci mettiamo a lavorare come
bestie per creare uno strato di roccia sotto le ruote del
Rocco, demolendo tutti i muretti di pietra ai lati.
Improvvisamente arrivano due bestioni Irlandesi, probabilmente
giocatori di rugby a giudicare dalle dimensioni, che iniziano
a darci una mano! Sono padre e figlio, che parlano un inglese
tutto loro con evidenti influenze gaeliche, e la loro prima
intenzione è di SOLLEVARE il furgone. Li convinciamo che è più
conveniente spingere, e loro ci aiuteranno a spantanare il
Rocco anche grazie all'incitamento "more power! More power!"
mentre Cesaro ci da dentro con la retromarcia (ovvero: mentre
noi ci spacchiamo le spalle lui se la prende comoda. Anche se
lui sostiene di aver dato una svolta importante alle
operazioni di salvataggio del povero furgone francese usando
"la sua favolosa sensibilità ai pedali e al volante"...). Alla
fine il Rocco è in salvo, e facciamo una foto coi burini
gaelici, che ci danno il loro indirizzo (perché vogliono una
copia della foto. Scopriremo che è usanza comune in Irlanda).
Da notare il Kuda, che impiega tre ore per farci sta
malaugurata foto alla ricerca del punto perfetto in cui
fotografare il paesaggio migliore, con lo scorcio delle Moher.
Fatica inutile, non si vedranno. Da ricordare le ruote (già
ampiamente deteriorate alla partenza) che fumavano al contatto
coi sassi (in particolare l'anteriore destra) tra la
preoccupazione generale e la gioia immotivata di
Baldo! Parlando con gli omaccioni viene fuori che il
vecchio è astemio! E viene anche fuori che sti due hanno un
bed and breakfast proprio sotto le scogliere di Moher... ma
che bellezza... intanto il tramonto sta scendendo e la cornice
è davvero suggestiva! Da segnalare una coppia, comprensiva
di "signora col cano", che ci guarda dall'alto divertita,
ovviamente senza muovere un capello per darci una
mano. Tutti tornano al campeggio, tranne il Kuda, che
scrive le sue impressioni, Il Baldo che redige il diario di
bordo, e Ceppi, invitato dal Baldo ad apporre la sua
testimonianza oculare sul guestbook:
"Io guidavo, Pj
faceva il navigatore e Italo, come sempre, ci metteva in
guardia dalle insidie della strada. Imbocchiamo la prima
strada a sinistra, praticamente una mulattiera. All'inizio è
asfaltata, e sembra la direzione giusta, quindi andiamo di
gran carriera. Una macchina in direzione opposta ci costringe
ad una manovra niente male per evitarla, poi una seconda
vettura. Intanto la strada non è più asfaltata, e i sospetti
di essere finiti in culo ai tori cominciano a serpeggiare
nell'equipaggio. Pj calma le acque e rinfranca tutti: "è
giusta, se no le altre macchine da dove venivano?" Io
convinto: "Hai ragione". Italo: "Secondo me dobbiamo tornare
indietro". Pj: "Ma va, è giusta", e zittisce l'infausto Italo.
Raggiungiamo infine uno scollinamento, d'improvviso la strada
scende. Italo allerta tutti: "Fermiamoci, non scendiamo!" ma
l'avvertimento viene bellamente ignorato, e ci lanciamo giù a
tutta manetta. Dopo pochi metri ci accorgiamo della stronzata
e ci fermiamo. Situazione attuale: strada fangosa, pulmino
nel fango. "Non sarà mica impantanato" sussurra Italo. "Mavà,
ora torniamo indietro, apriamo la staccionata di fianco e
facciamo inversione". Premo l'acceleratore ma il pulmino non
si muove, e si sotterra sempre di più. Con calma dico a Italo:
"Siamo impantanati". Tentiamo un paio di volte ma il furgone
non si muove, allora l'illuminazione: "andiamo un po' più in
basso, dove la strada si appiattisce un po', prendiamo la
rincorsa e saliamo!" Quindi scendiamo. Situazione attuale:
strada fangosa, pulmino nel fango, ma più in basso di
prima. "Proviamo con dei sassi sotto le ruote" dice Pj che
continua "Dai Italo, muovi il culo e manda un messaggio a
Baldo"...poi è arrivato il resto del gruppo. N.B. il
racconto è attendibile, tuttavia alcune frasi rivolte a Italo
possono essere solamente il frutto della mia
fantasia. Giampaolo
Finalmente i tre tornano verso
il campeggio, ma devono fare i conti col campo pieno di tori.
Nessun problema finché un bestione di parecchi quintali non
decide di piazzarsi in mezzo alla strada. I tre lo puntano
guardandolo negli occhi, senza paura né segni di cedimento.
Giunti a pochi metri si sussurrano l'un l'altro: "Però, è
veramente grosso sto stronzo" e fanno il giro larghissimo
passando per il campo di fianco. Rincontriamo il
pozzangherone di cui sopra, e il Baldo continua a vantarsi di
aver portato gli scarponcini da montagna, e attraversa l'umida
trappola senza problemi. Il Ceppi saltella di qua e di là
bagnandosi un po' e alla fine il Kuda urla: "Ti faccio vedere
io come si fa! Sala mi ha insegnato il trucco!". Il pazzo
prova ad imitare Sala, lanciandosi a Mach 3 sul bordo della
pozzanghera, cercando di saltarla in velocità... ma giunto a
metà tragitto gli scivola un piede, facendolo rovinare
pesantemente con le gambe nella melma e con la faccia nelle
ortiche, visto che piuttosto della testa ha preferito salvare
il suo quaderno, che teneva verso l'alto durante la rovinosa
caduta... Il Baldo e Ceppi stanno morendo dalle risate,
mentre il Kuda dolorante grida: "SALA DI MERDA!!!" Appena i
due si riprendono dall'ilarità si mettono a cercare
disperatamente uno il guestbook, e l'altro la macchina
fotografica, ma a nessuno dei due passa minimamente per il
cervello di tirar su il Kuda. Grande spirito di gruppo! Gli
altri intanto si erano diretti al paese per guardare gli orari
dei traghetti per le isole Aran (Pj era completamente
ricoperto di fango, e aveva i piedi orrendamente butterati da
bozzi, bugni, gibolli e tagli, a causa dei sandali
inopportuni). Qui il baracchino è chiuso, ma incontrano due
italiani che li guardano tra lo stupefatto, l'orripilato e il
devotamente ammirato. Il gruppo finalmente si riunisce
intorno al Rocco, e iniziamo a fare i turni per le docce,
visto che siamo sporchissimi (con tutta la terra che hanno
alzato le ruote del Rocco avremmo potuto riempirci uno
stadio). Mentre la seconda parte del gruppo fa la doccia,
gli altri preparano un'ipercalorica zuppa di lenticchie con
pollo al curry (le meatballs del Lidl...)! Non ci crederà
nessuno, ma era buona!!! Soprattutto grazie al curry, che dava
quel saporino niente male! Siamo nella cucina del campeggio, e
mentre prepariamo e ceniamo, facciamo un casino assurdo. Di
fianco a noi ci sono degli olandesi bianchi eburnei,
sfigatissimi e bruttissimi che ci guardano con sguardo ebete.
Che tristi. A metà cena Il Baldo, il Kuda e il Pit escono
fuori a mangiare la zuppona sotto un tramonto che è magnifico.
Pennellate di cielo dall'arancio al rosa interrotte da
unghiate di nuvole che rendono la luce irreale. Qualche decina
di minuti dopo il cielo diventa rosso come l'inferno! Un
sentito grazie al reportage fotografico di Ceppi... La sera
andiamo ad un pub in paese. Probabilmente l'unico, dato che è
strapieno! Passiamo la serata a bere birra (nel "giro" ci sono
il Baldo, il Kuda e Giulio. Alla fine avranno addosso quattro
Guinness, e a fine serata Baldo girerà sperduto alla ricerca
del barista per ordinare ancora. Ma giunge troppo tardi, hanno
già smesso di vendere alcolici...che brutta abitudine) e a
giocare al due! Pj prima chiacchiera con la barista e poi
con Giulio fa conoscenza con un vecchietto che rimarrà loro
nel cuore: non ricordava neanche più quanti anni aveva, ma
dovevano essere tanti (gli rimaneva soltanto un dente), e
raccontava di quando lavorava nelle cave per raccogliere le
pietre. Ha sempre vissuto li vicino alle Moher. Dopo che si è
fatto comprare una bella gazzosa dal Pit si è commosso perché
i musicisti hanno intonato una canzone che gli ricordava i
tempi andati. Veramente un grand'uomo.
15/8/2001 -
Mercoledì - Il Burren e le Cliffs of Moher
Oggi abbiamo
in programma di visitare il Burren (una splendida zona, brulla
e rocciosa, situata appena a sud della Galway Bay), dove si
dice che ci siano anche dei dolmen preistorici, e nel tardo
pomeriggio andare alle scogliere di Moher, in modo da restare
li fino a tardi a vedere il tramonto. La colazione è più
insufficiente del solito, stavolta non ci sono manco i
biscottacci secchi. Solo tè. Mentre ce lo gustiamo conosciamo
un inglese con la famiglia. Questo tizio aveva due occhiali
talmente spessi che le lenti praticamente erano due sfere: non
si riusciva mai a vederlo bene in faccia. Inoltre parlottiamo
con degli olandesi anche loro in procinto di vedere le
Moher. Lo spantanamento del Rocco ci ha tuttavia regalato
una nuova carica, un'energia inaspettata: anche Italo comincia
a rilassarsi, e anche le macchie sul suo maglione di marca
ormai iniziano a non contare più di tanto... Il Rocco viene
accompagnato attraverso questo panorama che, se non fosse per
la luce verde-grigia che emana sembrerebbe la valle del
Colorado. Ci fermiamo in una zona costellata da rocce
frastagliate e panettoni ricoperti da un sottile tappeto di
muschio, che non appena si approssima alla riva del mare
diventa pelata come il culo di una gallina e presenta rocce
ancora più appuntite e taglienti, ma fragili come
cracker. Da notare le cozze irlandesi (non le donne
burrose, proprio i mitili), appiccicate alle rocce come
cirripedi, che sono piccole come un'unghia, e crepitano come
miniciccioli quando le calpesti. Un'apertura in una roccia
attira Cesaro, che per scherzare finge di farsela: gli altri
non fingono e saltano tutti in un secondo addosso al nostro
amicone, che viene bellamente sodomizzato. Ripartiamo e ce
la sguazziamo in questo scenario per un po', finchè non
decidiamo di fermarci in una spiaggetta troppo bella a giocare
a calcio...Sala è scatenato (mani in tasca, sguardo da duro,
marsupio in spalla. Da schiaffi). Baldo fa l'intellettuale
asociale (Mi oppongo! Redigevo il diario brutti bastardi!
NdBaldo). Pj fa delle iscrizioni camune sulla
spiaggia. Fanno molta pena quei nordici esangui dalla pelle
candida (che fa fatica a trattenere litri e litri di
cellulite) che saltellano allegri, tutti biotti e in costume,
convinti di essere in Grecia o alle Bahamas. Che
poveretti. Fermiamo nuovamente il furgone di fianco ad un
posto "kon bello panoramo!", infatti riusciamo a vedere la
Galway Bay. Dietro di noi si staglia un monte abbastanza basso
per la verità, ma che va su ripido come non te lo aspetteresti
mai! Ovviamente noi, novelli Messner, non ci tiriamo
indietro e decidiamo di arrivare fin sul cucuzzolo (anche se
in realtà il "cucuzzolo" continua a spostarsi sempre più in
alto, e il monte che sembrava di un centinaio di metri si
rivela essere una montagna di circa 650 metri, tra le più alte
d'Irlanda... non arriviamo in cima ma ci fermiamo presso delle
rovine) Una volta in cima (vabbè, quasi) ci godiamo la
Galway Bay, e iniziamo a giocare come dei pirla con le pietre,
mettendole in verticale al grido di: "questa è la MIA pietra!
È il segno che sono arrivato fin qui!". Nel frattempo arriva
in cima anche una famigliola, (comprensiva di bambina, con
somma ruga di Italo che, nemico giurato della montagna, ha
faticato sette mutande per arrivare fin su), che ci fa una
bella foto-ricordo. Giulio ha un colpo di Genio: alza una
pietra, la incide con le parole "R.I.P. Sala Matteo 1980-2010"
(magnanimo, gli lascia nove anni di vita) e la adorna con un
mazzolino di fiori gialli. Sala si logora le palle a forza di
toccarsi. Torniamo al Rocco con una fame da lupi e andiamo
a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Finiamo in un
paesello insulso, e decidiamo di rifornirci al supermercato,
che vende dei deliziosi pasti caldi a basso prezzo (oggi
sciambola: salsiccie impanate, pane, pesche e una bottiglia di
aranciata. Ma vai!). Dopodiché riposiamo al sole per
un'oretta, disquisendo di automobili. Si riparte, stavolta
alla ricerca dei dolmen! Andiamo in giro col Rocco per un po'
fino alla zona che il Kuda ci assicura "piena di dolmen" (e in
effetti c'era un cartello). Intanto Ceppi proponeva la
"mozione pigrizia" (trovare un prato dove rotolarsi a dormire
e sguazzare nell'ignavia più completa) Molliamo il furgone (la
strada non è asfaltata, e noi abbiamo fatto tesoro
dell'esperienza pantanosa del giorno prima) e saliamo a piedi
alla ricerca di sti maledetti triliti. Dopo parecchio tempo
che bighelloniamo in giro per sti prati desolati dobbiamo
ammettere che NON C'È UNA MAZZA, a parte una robaccia che
abbiamo visto in lontananza, ma ci è sembrata tutto fuorché un
dolmen. Dopo un po' di ulteriore vagabondare incontriamo
una macchina. Dentro c'è un tipo del New Jersey con la moglie,
anche lui alla ricerca dei famigerati dolmen. Ci fa vedere una
dettagliatissima cartina in scala 1.1 dove sono segnati tutti
sti famosi pietroni, ma ammette di non avere trovato nulla
manco lui. Noi invece guardando la sua cartina iniziamo a
pensare che quella brutta roba incontrata in precedenza
potesse essere davvero un dolmen. Torniamo indietro e ci
avviciniamo alla bruttezza archeologica. Si rivela essere una
specie di garage preistorico alto un metro e mezzo. Il Baldo
continua a inveire "ma dai! sarà una stalla per vacche nane!"
E comunque più o meno tutti sono poco convinti del fatto che
sia un vero dolmen...per non sbagliare ci pisciamo tutti
sopra. Pigei cerca di farci ritornare in noi, impedendoci di
compiere un vilipendio ad un reperto archeologico, ma dopo un
po' si unisce pure lui. Perla sul ritorno: Cesaro a un
certo punto inizia a urlare impazzito "che bel panorama, che
bello! Lo devo fotografare!" mentre noi ci guardiamo intorno
alla ricerca di un panorama in grado di giustificare quella
reazione. "Aspettatemi qui, vado giù al furgone, prendo la mia
macchina fotografica, torno su faccio la foto e scendiamo"
delira lui. "Ma che cazzo dici. Primo, sto panorama è una
merda, secondo, se proprio lo vuoi fotografare usa la macchina
di Ceppi" ribattiamo noi. "No, no, voglio usare la mia",
farnetica l'irragionevole Cesaro, e si lancia a tutta velocità
verso il furgone, mentre noi scendiamo come se nulla fosse, un
po' preoccupati dal comportamento anormale del Marco. Dopo
due ore di corse folli e arrampicate selvagge il Cesaro ci
raggiunge soddisfatto, con la sua meravigliosa foto incubata
nel rullino, pronta a stupire. Ovviamente al momento dello
sviluppo si accorge che avevamo ragione noi: è una
schifezza. Birra di conforto prima delle Moher, perché una
volta tanto siamo in orario. Il pub è pieno di battute di
dubbio gusto appese alle pareti. Qui Pj si rifarà del
bicchiere rottosi qualche giorno prima. E' ora di andare
alle scogliere! Ci dirigiamo dunque verso le magiche Moher,
ormai è pomeriggio inoltrato. Ovviamente schiviamo in
scioltezza il parcheggio a pagamento e lasciamo il Rocco un
chilometro più in alto, con le ruote nel pantano (ormai ci
abbiamo fatto l'abitudine). Prima di salire alle scogliere
ci fermiamo ad un negozietto di souvenir (ovviamente non
compriamo nulla), dove troviamo una cartolina con l'effigie
del "dolmen" che abbiamo visitato poc'anzi. D'accordo,
d'accordo, era un vero dolmen... ma fa schifo
comunque. Passiamo le successive tre o quattro ore
penzoloni sul vuoto a viverci un panorama (questo sì che è un
panorama, Cesaro!) che è tra i più belli del mondo. Siccome
anche solo tentare di descrivere il tutto (quel posto bisogna
vederlo per capire quanto è bello!) sarebbe abbastanza
ridicolo, ci si limita in questo caso a ricordare alcuni punti
salienti:
I turisti che se ne vanno perché chiude il
parcheggio a pagamento. Così ci godiamo il tutto in santa
pace, senza rompipalle in giro. La partita a briscola
chiamata a due centimetri dal vuoto. Giampaolo che si fa
tenere per poter fare una foto a Pj che ha le spalle
penzolanti nel nulla. Il Baldo e il Kuda che si sdraiano
per una mezz'ora sul ciglio del burrone a guardare le nuvole
al tramonto. Pj seduto con le gambe penzoloni a guardare le
nuvole al tramonto. Tutti quanti nelle posizioni più
improbabili a guardare le nuvole al tramonto. Italo, che è
peggio di mia nonna ("via di li", "attento", "è pericoloso",
"ma che fai, vieni indietro!!!" ). Gli sputi che ritornano
indietro a causa del vento folle e tentano di colpirti in
mezzo agli occhi. Nessuno fotografa il Kuda alle scogliere
(al momento cruciale dello sviluppo il povero barba cercherà
inutilmente per giorni e giorni una sua fantomatica foto alle
Moher, probabilmente inesistente). Il Baldo che perde due
penne consecutive. Sala che fa il nostalgico più del
solito. Giulio che pensa alla Tizi.
Decisamente
soddisfatti torniamo al Rocco, pisciamo nei dintorni e lo
spantaniamo in scioltezza (stavolta era facile. E poi siamo
allenati). Torniamo a Doolin e come al solito, mentre gli
altri campeggiatori vanno in tenda a dormire o a scopare, noi
prepariamo la cena. Stasera patatine fritte, con l'ausilio di
una padella e qualche forchetta. I cuochi della serata (Baldo,
Ceppi, Kuda e Pj) si ustioneranno completamente le mani, e
lasceranno nel cucinino del campeggio una puzza di fritto che
non se ne andrà mai più. Siccome è ormai tardi anche per il
pub, solita sfida al due. Cesaro intanto, con la faccia da
pesce, prova a riparare i suoi occhiali, che hanno perso una
vite. Dopo un po' arriva l'Edgar abito che vuole sbatterci
fuori, e Cesaro gli chiede a gesti una pinza, per riparare gli
occhiali. L'omone finge di aver capito, e dopo qualche minuto
torna con un pappagallo da idraulico. Dall'espressione di
Cesaro deduciamo che avrebbe voluto chiavarglielo nella
testa.
16/8/2001 - Giovedì - Tra Galway e il
Connemara
Ci svegliamo e usciamo, chi dalle tende, chi
dal furgone (ora si è unito anche Pj al Baldo e al Kuda, e gli
effetti di tre omaccioni che dormono e alitano nel Rocco tutta
notte si sentono: il furgone è invivibile per la puzza. Ma
nessuno ci fa caso), smontiamo il campo e puntiamo verso Nord,
alla volta di Galway, per poi pernottare nel
Connemara. Durante il viaggio, con Sala alla guida e Italo
a fare il navigatore, incontriamo una perfida strettoia.
Siccome Murphy ci vuole bene, proprio mentre la percorriamo
dall'altra parte passa un camion grosso come un carro armato
obeso. Italo inizia a urlare "Sala! Sala! Saaalaaa! Aaaah!" e
perdiamo lo specchietto di destra, che cozza contro
l'imponente autotreno. La domanda di Sala è pertinente:
"Italo, perché invece di urlare non mi hai detto di spostarmi
un po' più a sinistra?" Comunque è tutta colpa del Piccolo.
Tra l'altro oggi era pure l'onomastico del furgone (San
Rocco), non è questo il modo di festeggiarlo! Siamo in
direzione Galway, e una macchina piena di zarri gaelici ci
suona insistentemente per poi sorpassarci con arroganza. La
reazione è immediata: Il Baldo e Cesaro prendono subito in
mano i due pezzi del bloster al grido di: "andiamo a beccarli
che gli facciamo un culo così" addirittura Italo (che avrebbe
tutto il fisico per menare pestoni a destra e a sinistra): "se
scendete vengo anch'io!" e tutti gli altri hanno gli occhi
iniettati di sangue e lanciano grida di guerra da pellirosse.
Solo che la macchina degli zarri era veramente veloce. C'è da
dire che siamo dei vigliacchi, perché la frase che ripetevamo
in continuazione per convincerci ad affrontare la battaglia
era: "tanto noi siamo in otto". Giungiamo in Galway, e il
gruppo si divide a metà per il pranzo. Nel frattempo Cesaro va
a cercare un ottico che gli metta a posto gli occhiali. Il
posto dove abbiamo parcheggiato il Rocco ci lascia dubbiosi,
perché tutte le macchine accanto a noi hanno degli strani
cartellini che indicano una data (quella di oggi) e un'ora...
forse che sia un parcheggio a pagamento? Siamo tentati di
fregarcene, ma il buon senso del buon Italo ha la meglio, e
paghiamo il dovuto alla parcheggiatrice, soffice e spugnosa
come un marshmallow. Solo che dobbiamo essere indietro entro
sole due ore, perché siamo dei veri taccagni. Ceppi, il
Baldo e il Kuda dopo pranzo vanno a farsi una Guinness, e
finiscono in un pub pieno di vecchietti che scommettono ai
cavalli. Mentre i tre aspettano il resto del gruppo davanti
al fedele Rocchino, il Baldo va a farsi un giro alla stazione
a cercare una gazzetta dello sport per il fantacalcio. Non la
troverà, ma passerà un po' di tempo sdraiato sulle panche
delle banchine a rinverdire i fasti
dell'interrail... Giulio, Italo, Pj e Sala vanno invece a
una fantomatica bottega dove ti servono le patate in tutti i
modi: patata fritta, patata bollita, patata lessa, patata
riempita di funghi, patata riempita di salsiccia, patata
riempita di patata, e così via. L'unico locale che ha i menù
con i prezzi diversi l'uno dall'altro: probabilmente alla
cassa facevano la media di tutti quelli presenti! Da notare i
pupazzi di Terminator e Rambo a forma di patata, e i quadri
che raffiguravano dei paesi abitati da patate. I tre escono
dal locale in completa overdose di patata. Ora che il
gruppo è ricompattato andiamo a visitare questa Galway, che ci
piace parecchio, nonostante ci passiamo solo qualche ora. Da
segnalare: l'arpista di Kilkenny, il pub da cui proviene una
musica bellissima, che scopriremo essere suonata da cinque o
sei under-12, il Baldo che si compra una confezione di penne
dicendo "e mò voglio vedere se riesco a perderle tutte", il
McDonald's dove andiamo a pisciare praticamente
tutti. Arriviamo ad un laghetto coi cigni: qui Cesaro e
Italo si sdraiano su una panchina e si addormentano. Gli altri
continuano in direzione del porto fino a fermarsi davanti a un
cancello che non recintava nulla. I superstiti si fermano
in un prato e continuano la partita al due, dove Giulio
sfoggia un culo formidabile come solo lui si può permettere (È
solo invidia! ndAp). Tornando al Rocco Pj, Ceppi, Kuda e
Cesaro si fermano ad un mercatino, dove comprano dei maglioni.
All'inizio i più interessati sono Cesaro e Kuda, che iniziano
a chiedere un po' i prezzi. Subito dopo anche Ceppi viene
trascinato nella discussione. Quando però Pj sente che sta per
incominciare una contrattazione si lancia nella mischia senza
sapere di che si tratta, sparando le prime cifre a caso.
Velocemente i quattro si organizzano, e Pj spiega loro la
tattica: "ora lo freghiamo. Prima gli chiedo quanto vuole per
due, poi aumento a tre, e così via fino a sei". Inizia la
battaglia a chi la spara più grossa, finché nessuno capisce
più niente. Pigei sente il tipo dire "seventy" capendo però
"sixty" e lancia un urlo di vittoria. Stava già dandogli la
mano per accettare quando gli altri lo crivellano di urla per
fargli rendere conto dell'errore. Alla fine si accorderanno
per sei capi a 65. Puntiamo verso Nord, per addentrarci nel
Connemara. Il pomeriggio è sempre più inoltrato, e noi sempre
più tranquilli...ce la prendiamo comodissima (ci fermiamo
anche in riva a un lago lungo la strada a sciallarci)
nonostante non abbiamo idea di dove dormiremo stanotte. Italo
è un po' allarmato. Distratti dalla bellezza del paesaggio
ci perdiamo il bivio per il paesino da cui partono i traghetti
per le Aran, e Italo (che era il navigatore) se ne accorge
solo dopo un'oretta. Il paesaggio del Connemara diventa
sempre più bello e sempre più desolato man mano che avanziamo:
i nostri "uuh ma che figata!" si moltiplicano. Ormai siamo
nella zona delle torbiere, e lo scenario è desolato e
tranquillo, con le strade che si perdono all'orizzonte. Visto
che ormai il sole sta tramontando abbiamo quest'idea: "vabbè,
visto che non c'è niente e non ci passa nessuno, stanotte
piantiamo la tenda qui all'aperto". Italo pensa dapprima a
uno scherzo, ma il suo volto si contorce in una smorfia di
terrore a mano a mano che la consapevolezza della nostra
serietà si fa strada nella sua mente... a un certo punto gli
sentiamo addirittura dire: "Ma no, dai ragazzi, troviamo
almeno un campeggio!" (quando Italo, feticista delle comodità,
chiede di andare in campeggio, significa che è veramente alla
frutta...) Nel bel mezzo del nulla compare un essere che
pedala duro. Pj: "chiedi a quella vecchia!", peccato fosse un
bambino nanerottolo. Dopo qualche tempo ci chiediamo cosa ci
facesse un bambino nel posto più desolato d'Irlanda. Ormai
al tramonto continuiamo a sfrecciare per queste strade
infinite (fermandoci anche in mezzo alla strada a fare
tranquillamente delle foto) (geniale la foto al ripiano per
l'autoscatto), fino a raggiungere un agglomerato di case...
Cashel. Il posto è ancora più desolato del resto del
Connemara! È una città fantasma! A un certo punto troviamo un
bambino (probabilmente lo stesso di prima. Ancora più
probabilmente è Satana che ha preso le sembianze di un
innocente per sgraffignarci le anime) a cui chiediamo
indicazioni. Cesaro non fa in tempo a mettere la testa fuori
dal finestrino che inizia a litigare pesantemente col Kuda,
urlando (tutto è nato perché Cesaro vuole portarci a dormire
in un Summer Camp pensando fosse un campeggio. Kuda se ne fa
beffe per la millesima volta dall'inizio del viaggio e Cesaro
s'incazza). Noialtri stiamo crepando dal ridere perché il
povero bimbo (o Satana, che dir si voglia) si caga sotto, ed è
visibilmente spaventato come a dire "da dove venire questi
molti uomini a bordo di carro senza cavalli, forse loro volere
bere mio sangue e offrire a divinità
HuangaPanga". Proseguiamo nella ghost-city di Cashel, fino
a fermarci ad un pub... entriamo e scopriamo la ragione della
desolazione circostante: sono tutti lì!!! Ci sediamo
tranquillamente a bere Guinness e Jameson (Irish Whiskey), e a
goderci quest'atmosfera tranquilla coi pescatori che entrano
nel pub e si pigliano da bere dopo la giornata di lavoro.
Italo è sempre più disilluso. Ormai ha accettato le sue rughe
come una cicatrice di guerra che difficilmente si
rimarginerà. Parliamo col barista, che probabilmente è un
adolescente al di sotto dei sedici anni, e gli chiediamo se
conosce un posto dove piantare le tende. In questo posto
l'inglese e il gaelico si mischiano in un'orrendo cocktail, ma
riusciamo comunque a cogliere le sue indicazioni. Epeo è un
po' più tranquillo. A un certo punto arriva da noi un
vecchio impazzito e visibilmente ubriaco (ininterrottamente da
quando aveva tredici anni) che inizia a parlare in
simil-gaelico. Inizialmente dice di essere un pescatore che
non ha pescato niente, poi attacca a parlare del Papa (in
Irlanda hanno sta fissa. Appena sanno che sei Italiano
attaccano con sta storia del papa. Però sono dei fighi. Ci
raccontava Patrick1 che da lui è usanza passare dal pub a bere
Guinness dopo la messa!), e poi inizia a ripetere fino
all'esaurimento qualcosa tipo: "laboury"... Jimmy Ridge
(così si chiama l'impazzito) è un po' lo scemo del villaggio
(li becchiamo tutti noi), e tutti, quando passano, lo salutano
bonariamente. Lui ha sul tavolo due birre, del whiskey e altra
roba, che continua a travasare da un bicchiere all'altro. E si
fuma una sigaretta che sta bruciando il filtro...il Baldo
impietosito gliene offre una. Lui ringrazia, tira una boccata
e poi la lascia fumare fino al filtro. Si vede che gli piace.
A un certo punto gli brillano gli occhi: si alza, tira un
rutto e seleziona sul Juke-Box una canzone tradizionale
Irlandese... Usciamo dal pub e proviamo a seguire le
indicazioni del barista nano. Giungiamo in un bed and
breakfast...il Kuda, Pj, Epeo, Giulio e Ceppi scendono a
chiedere se possiamo mettere le tende nel giardino di fronte
alla casa. La tipa (che è una grande) all'inizio fa finta
di essere seccata e irritata (in realtà stava scherzando, ma
nessuno l'aveva capito) e ci propone comunque di dormire in un
quadrato di terra vicino a casa sua, dove vediamo pascolare
allegramente delle mucche e ci assicura che ci lasceranno in
pace tutta notte. Rimaniamo un po' sorpresi, ma il silenzio è
interrotto da un rassegnato e melanconico "si, si va bene lo
stesso" pronunciato da un impaurito Italo, che probabilmente
preferiva le mucche piuttosto che vagare ancora senza meta e
senza un posto per la tenda. Poi vedendo lo smarrimento negli
occhi dei ragazzi la tipa dice: "Ok, dieci sterline per tutti
quanti!", pensando fossimo solo in cinque. E il Kuda: "Ok,
allora vado a chiamare gli altri!" Al momento di preparare
il campo conosciamo la più grande piaga del Connemara: dei
moscerini insopportabili e fastidiosissimi! Non esiste insetto
peggiore al mondo! Sono piccolissimi, ma ti aggrediscono a
centinaia e ti punzecchiano come minuscoli stronzetti
rompipalle, le nostre zanzare al confronto sono quanto di più
piacevole ti possa capitare nella vita. La tipa del B&B
(che secondo noi potrebbe diventare facilmente una casa
chiusa: bocca&buco. Siamo veramente dei deficienti) ci
dice che è colpa della torba che li attira. Ma la cosa buffa è
che il fumo della torba bruciata li fa andare via. Mah. Poi fa
anche dello spirito scrivendo sul nostro guestbook (sul quale
sono rimasti spiaccicati dei moscerini, e c'è ancora il segno)
"our Connemara midges are having a real Italian meal on the
boys". Noi soffriamo e lei fa dell'ironia. Ormai al buio
prepariamo da mangiare (solite lenticchie e fagioli e
meatballs) praticamente in strada (tanto non passa nessuno),
cercando di evitare i maledetti moscerini coprendoci come
diabolik. Quando sono ormai pronti, Italo rovescia la pentola
dei fagioli...quelli in cima li mangeremo
comunque. Satollati dalla cena luculliana, andiamo al pub
per andare nuovamente di Guinness (visto che non abbiamo
mangiato, almeno si beve) (il Cesaro resta in tenda, non sta
molto bene. E ci credo, sono due settimane che digiuna o
mangia la merda). Al pub incontriamo di nuovo Jimmy
"Laboury" Ridge, e la signora del bed and breakfast, ubriaca
fradicia. Approfittando del suo stato comatoso le chiediamo se
il giorno dopo ci prepara la colazione, e quanto ci verrebbe a
costare (la cena insufficiente ci spinge anche a questo. A
pagare!). Lei dà una rapida occhiata alla tavolata e poi dice:
"una sterlina a testa!" prima di tornare barcollando al suo
tavolo (memore della fregatura precedente ora ci fa il prezzo
a testa, e non più totale!). Sulla strada del ritorno ci
accompagna una stellata assurda, con la via lattea che piscia
luce sulle nostre fragili testoline. Bellissima. Prima di
addormentarci ci facciamo la toeletta all'aperto, aggirandoci
furtivamente intorno all'abitazione e spiando tra le tende
l'interno della casa dove ci sono altri ospiti del B&B: ci
sentiamo dei barboni, ma a noi piace così.
17/8/2001 -
Venerdì - Le isole Aran e l'ostello di
Letterfrack
Mattina sfigata per tutti tranne Baldo,
Kuda e Pj (che dormono nel furgone), perché entra l'acqua
nelle tende durante la notte, bagnando i sacchi a pelo e
facendo venire i reumatismi a tutti quanti. L'afflitto Italo
ormai non sa più che fare. Teo esce con i reumatismi e i
dolori al fondoschiena: sarà perché ha dormito nella tenda
piccola da solo con Ceppi che gli faceva le avances. D'ora in
poi i due busoni dormiranno sempre da soli nella tenda piccola
tipo coppiettina. Che paio di finocchi. Invadiamo
l'abitazione di Mrs Bed and Breakfast per la colazione. Lei
vede che di noi ce n'è uno in più (ieri sera Cesaro non era
venuto al pub) ed esclama: "ci siete tutti? Non è che adesso
ne salta fuori qualcuno da sotto il tavolo?". Lei continua a
portarci toast e burro, e noi continuiamo a mandare giù. Ogni
volta dice: "abbastanza? Va bene così?", e noi: "si grazie", e
lei porta l'ultimo cesto di roba, che spazzoliamo in pochi
secondi. Lei allora porta ancora, e così via ad libitum, fino
a quando non si fa tardissimo. Nonostante il traghetto per
le Aran parta tra un quarto d'ora, ci fermiamo a salutare la
tipa e suo marito (un povero vecchio rincoglionito) e a farci
una gran bella foto. La tipa ci da qualche dritta su dove
prendere il traghetto e come arrivarci, il marito invece
rimane in silenzio e pulisce le stoviglie. Usciamo dalla
casa e Italo (probabilmente per vendetta di quante gliene
stiamo facendo passare) prende la curva strettissima, segando
il parafango della posteriore sinistra. Bilancio dei danni
fino ad ora: specchietto destro e parafango. Neanche
malaccio. Sentiamo una tremenda puzza di gas all'interno
del Rocco e, scartate le ipotesi Giulio e Kuda (ma anche
Cesaro ci sta dando dentro in sti giorni. È un po' malato e si
sente. Mamma mia che puzza), giungiamo alla conclusione che la
bomboletta che usiamo per cucinare perde gas. Scendiamo allora
per farle sputare tutto il gas, e rischiamo di saltare in
aria, perché Italo accende il furgone proprio sopra alla
nebbia di butano. Lasciamo svuotare la bombola davanti alla
chiesetta del paese (probabilmente ora sarà saltata in aria) e
prima di risalire incontriamo Jimmy che ritorna a casa dal
pub... Questi sono tutti segnali degli dei...vogliono
aiutarci a non prendere il traghetto per le Aran. Purtroppo
noi non ascoltiamo questi segnali, e arriviamo all'imbarco
giusto al pelo, e prendiamo il traghetto al volo dopo una
corsa da maratoneti. Giungiamo infine sull'isola di
Inishmore, la più grande delle Aran, e appena scendiamo
veniamo travolti da pulmini che ti chiedono di fare il giro a
pagamento, noleggi di bici, eccetera. Ovviamente rifiutiamo il
tutto sdegnati. Troviamo anche un negozietto di souvenir che
ha in mostra migliaia dei famosi "maglioni di lana delle
Aran". Peccato che siano "made in Galway"...e li trovi anche
all'euromercato. Ci fermiamo al supermercato a fare
provviste e poi partiamo per il giro dell'isola. Già lungo la
strada ste Aran non ci sembrano poi sto granchè. Il Kuda
allora ha un colpo di genio: "tagliamo di qua, che poi
dovrebbe ricongiungersi alla strada". In effetti a sinistra
della strada si inerpica un sentiero promettente. Finora le
cose più belle le abbiamo viste uscendo dal seminato, per cui
proviamoci. Finiamo nel nulla più completo! Sconfinate
praterie fatte di pietra, interrotte solo da migliaia e
migliaia di muretti di pietra, che dobbiamo scavalcare per
poter avanzare. Siamo finiti in culo ai lupi. Continuiamo ad
avanzare senza meta superando pietraie costellate di cadaveri
di uccelli, e dopo un po' la smettiamo di scavalcare i
muretti: li abbattiamo direttamente a scarpate (e qui il Baldo
dà una grossa mano grazie agli scarponi da montagna).
Finalmente intravediamo in lontananza una
stradina. Sbuchiamo, dopo aver macinato chilometri su
chilometri nella desolazione, di fianco alla discarica. Già,
la discarica. Siamo gli unici al mondo che vanno alle isole
Aran a visitare la discarica! Ditemi voi. Cerchiamo di
orientarci con la cartina tipo disneyland che abbiamo
raccattato all'attracco, mentre il Baldo e Pj si mettono a
petto nudo per il caldo bestiale. Dopo pochi minuti Pj si
ricorda di essere febbricitante e si copre di tutto punto fino
a sembrare un vero e proprio lepricauno delle
malghe. Giriamo, stavolta sulla strada giusta (ma era molto
più bella la nostra, non c'è paragone), alla ricerca di
qualcosa di meritevole, ma giungiamo a questa conclusione: le
isole Aran fanno schifo. Sono state trasformate di punto in
bianco in meta turistica di massa per salvarle dalla
bancarotta visto che non hanno nessun'altra risorsa (scopriamo
anche che qui non esistono le pecore necessarie a fornire la
lana per i famosi maglioni. Ma non solo! Non ci sono neanche
le persone necessarie a cucirli! Gli unici irlandesi qui sono
gli operatori turistici). Ma forse il nostro giudizio sarebbe
stato diverso se avessimo visto le mete per turisti anziché la
discarica. Giungiamo infine, dopo molto camminare, a una
specie di castello finto dove incontriamo dei tipi siciliani.
Anche loro non sono poi così entusiasti del posto. Ci fermiamo
a pranzare, e Giulio fa scappare una povera ragazza che stava
guardando la cartina di fianco a noi tirando il rutto più
rumoroso che la storia ricordi. Ormai è ora di andare,
quindi scendiamo (il fortino si trovava in cima ad un'altura)
verso l'attracco e, giunti in pianura, Pj si accorge di aver
lasciato il marsupio (con dentro soldi, documenti e il resto)
in cima...perciò deve rifarsi il percorso a ritroso. Lo
accompagnerà solo Ceppi, mentre gli altri si svaccano sui
muretti ad aspettare. Pj torna trionfante col marsupio in
mano e tanto acido lattico nelle gambe in più. Ci spariamo gli
ultimi chilometri fino all'attracco del traghetto. Tornati
nell'isolona Irlandese ripigliamo il nostro furgone
scassatissimo. In quella ci avvicina un furgone rosso
fiammante affittato in loco, ripieno di milanesi fighetti con
tanto di occhiali da sole: "Uè ragazzi, di dove siete?"
chiedono loro. "Di Milano", rispondiamo noi. "Uè anche noi!!!
E siete venuti dall'Italia con quello?" ci chiedono con un po'
di superiorità. "Si". "Uè complimenti!", e ripartono
sfrecciando. Che poveretti. Oggi abbiamo intenzione di
dormire da qualche parte nel Nord del Connemara, perciò
andiamo di buona lena, ovviamente senza sapere se esiste
qualche campeggio da quelle parti (tanto la guida Routard non
ci è di grande aiuto). Ci fermiamo lungo la strada ad un
benzinaio, che funge anche da alimentari. Mentre sgranocchiamo
qualche porcheria telefoniamo ai vari campeggi dalla
cabina. Troviamo un ostello a Letterfrack, l'Old Abbey, nel
parco nazionale del Connemara. L'idea ci sconquiffera, e il
posto non costa neanche tanto. Quasi in zona-ostello ci
fermiamo a gustarci un lago che è una bellezza. Funziona da
specchio naturale, e sembra che ci siano due cieli e due
montagne, le une sopra le altre. La strada per entrare
nell'ostello è uno stretto budello dove rischiamo di
incastrarci col furgone, che parcheggiamo davanti all'entrata.
Il posto è veramente ripugnante, sporco e fatiscente. Noi ce
ne sbattiamo, tanto piantiamo le tende nel prato dietro
all'ostello. Tralasciamo le espressioni e le impressioni del
misero Epeo per decenza. Secondo testimoni oculari avrebbe
tentato l'insano gesto bevendosi una boccia di cicuta. Il
processo di installazione delle tende è doloroso e drammatico
a causa dei miliardi di moscerini del Connemara che tentavano
di mangiarci vivi. A causa di ciò ci copriremo alla bell'è
meglio, chi con bandane sul volto nel più puro stile
"fuorilegge del West" o "Black Block", chi con maglioni,
cappucci e altra roba. Durante il montaggio arriva un gruppo
di Bresciani a metter giù le tende (capiscono che siamo
italiani a causa dei cancheri, delle madonne e degli accidenti
in lingua Dantesca che stiamo lanciando alla fauna locale).
Dapprima non capiscono il perché del nostro abbigliamento. Poi
pensano che siamo un po' esagerati. Poi condividono in
pieno. Il Baldo si mette a chiacchierare con una tipa
Canadese ubriaca persa che fuma come un'ostia, dicendo che il
fumo manda via gli insettacci maledetti. Il Baldo la imita ma
ottiene solo un intasamento polmonare multiplo senza che le
bestiacce si allontanino di un centimetro. Ma la tipa insiste
e fa i paragoni tra questi moscerini e quelli del suo paese,
che dice essere ancora più devastanti. Non andremo mai in
Canada (sempre che l'ubriaca non abbia soltanto sparato
cazzate, il che è probabile). Mentre si passa il tempo
parlando con la canadese, questa rimane a bocca aperta quando
scopre che noi guidiamo con il volante sulla sinistra! E' così
sconvolta che si allontana febbricitante. Dovremmo
cucinare, ma la cucina è strapiena di gente. Decidiamo quindi
di andare al pub e aspettare che la gente si levi dalle
palle. Il pub ha un'atmosfera molto yankee, con musica
americana, bandierine americane e roba del genere (non è raro
in Irlanda. Forse a causa degli emigranti che sono tornati in
patria...). Mentre stiamo bevendo, una tipa di mezz'età (ma
anche un po' più in la) fuori come un balcone a causa della
birra, canta e balla e vuole tirarci in mezzo. Due settimane
solo tra uomini ci fanno sentire un po' affamati è vero, ma
non così tanto da scoparci una vecchia. La dignità innanzi
tutto. Torniamo all'ostello a cucinare e mentre prepariamo
salsiccia e pasta scotta, tra spagnoli che tentano di far
saltare in aria il forno cucinando una non ben identificata
anatra, e inglesi che non si levano dalle castagne pur non
avendo nulla da preparare, facciamo conoscenza con quattro
ragazzi italiani molto simpatici. Sono lì a cucinare la pasta
nella vera tradizione Barilla, e questo per i nostri cuochi
(Giulio, Teo, Pj) è un tuffo al cuore. In particolare Pj li
adulerà a tal punto, bistrattando i suoi compagni, che gli
verrà offerto un piatto di pasta vera. Non ne dividerà neanche
un maccherone con gli altri. Siamo nella common room a
chiacchierare coi tipi di Brescia, mentre gli lasciamo il
guestbook per scrivere qualche cosa. Nel frattempo il Kuda sta
saccagnando a scacchi un nerd americano menoso, convinto di
essere la reincarnazione di Newton e Planck. Da notare che è
praticamente ferragosto, ma qui il camino è acceso e tira
anche di brutto. Lì accanto sulle poltrone sono stravaccati un
tedesco con i piedi pustolosi che se ne va in giro scalzo e i
due cani dell'ostello che sbavano dovunque. Evviva
l'igiene. All'americano menoso si sostituisce alla
scacchiera il tedesco coi piedi di pus che se la tira pure
lui, ma che è bravo per davvero! Unico difetto, tra una mossa
e l'altra ci metteva in media tra i 20 e 35 minuti. Il Kuda si
annoia e, mentre aspetta, cena, ostentando una spavalda
superiorità e mettendoci circa 12 secondi per muovere,
cercando di spaventare l'avversario. Alla fine, per un errore
del Kuda, che stava vincendo (o almeno così dice lui, noi non
gli crediamo), vincerà il figlio della terra della birra e dei
crauti, ma il Kuda si riprenderà la rivincita battendolo la
mattina dopo alle 8.00. Inizia una sfida a scacchi tra il
Kuda e Ceppi, che terminerà 4 pari dopo una lunga serata alla
scacchiera. Restiamo nella common room fino a notte tarda,
e Pj adocchia il morbido divano, assaporando già l'idea di
dormirci per tutta la notte. Verrà però anticipato da un
beduino francese che si sistemerà sul soffice giaciglio,
subito imitato dal gatto (che vediamo solo ora) e dal cane
dell'ostello. Non sappiamo quale dei tre animali fosse il più
sporco. Alle tre di notte passerà la proprietaria dell'ostello
a cacciarlo via malamente. Il Cesarone dormirà in ostello,
perché ha una febbre da cavallo, in uno stanzino pieno di
gente di dubbia origine.
18/8/2001 - Sabato - Scazzo
nel Connemara
Premessa: oggi sarà una giornata di
sguazzo nell'ignavia. Tra un Cesaro febbricitante, un Italo
rugoso, un Giampaolo che inizia ad accusare primi sintomi
febbrili, un Pj sempre sull'orlo della febbre e la stanchezza
comune, è da comprendere questo giorno di pausa. Il Kuda si
sveglia alle 8.00 e incontra il tedesco della sera prima, che
lo sfida a scacchi. Vittoria schiacciante dell'Italiano. Ci
svegliamo tardissimo e andiamo a fare colazione dentro
l'ostello. La sala da pranzo è al piano di sotto, e li
l'ostello è già più carino. Purtroppo però l'igiene è sempre
quello che è, coi soliti cani barboni che ti razzolano dentro
alle ciotole di cibo. La colazione consiste, oltre a latte,
caffè o tè, in pane e marmellata e una scodella di una roba
tipo colla bitorzoluta (probabilmente qualche cereale immerso
nello schifo) dal sapore stomachevole. Solo Kuda e il maiale
di Sala (e pensare che dopo il cibo per gatti che si è
mangiato in Olanda due anni fa sembrava guarito) riescono a
ingoiare la brodaglia. Rincontriamo gli Italiani che ieri
ci hanno offerto la pasta: un ragazzo e una ragazza di
Caserta, un siciliano e un toscano. Ci mettiamo a
chiacchierare e loro ci raccontano un po' delle loro avventure
(come il tipo toscano, che la notte precedente ha dormito in
una soffitta perché l'ostello gli faceva schifo. Boh!). Tra
l'altro il Baldo si premura di far notare il sapore del pane
(che sapeva inequivocabilmente di... ehm... sbor... vabbè
avete capito) alla tipa, che alla fine è d'accordo con lui.
(sottile modo per darle della pompinara). Nessuno si rende
conto di aver fatto una figura di merda. Passando davanti
alla cabina telefonica vediamo un bellissimo Nokia 3310
abbandonato. Tutti già pensano a come rivenderlo a qualcuno
ma, stranamente, Pj impedisce il furto: "lasciamolo lì, al
massimo lo pigliamo quando ritorniamo in ostello". Ovviamente
al ritorno il cellulare non c'è più. Passiamo la mattinata
in scazzo e riflessione, in quanto non sappiamo bene che fare
oggi. Oltretutto il Cesaro è sempre più febbricitante, perciò
non sarebbe il caso di portarlo in giro. C'è chi inganna il
tempo giocando a carte, chi a scacchi, chi bighellonando in
giro. A un certo punto arriva dal Baldo, che se ne stava
comodamente seduto all'aperto a scrivere, un tipo di Piacenza
vergognoso, con la faccia da pirla e un fastidioso modo di
fare che prende il discorso alla larga ("ma di dove siete?",
"ma è vostro questo furgone?", "ma quanto l'avete pagato?")
fino a chiedere un passaggio per Sligo per lui e sua sorella.
Solitamente siamo felici di portare a spasso chiunque, ma
questo ci stava sul antipatico, quindi nisba. Arrivano da
noi gli otto Bresciani, che ci chiedono se li possiamo portare
in prossimità dell'abbazia che vogliono visitare. Ovviamente
li portiamo (questi si che ci stanno simpatici). Li
accompagnano solo il Baldo e il Kuda (altrimenti non ci
saremmo mai stati nel furgone, loro sono in otto!), e il Baldo
presta la sua mantella antipioggia (mai usata) a uno dei tipi,
che è il ritratto sputato di Fabio Oppio. Tornati, ci
svacchiamo per un po' nel furgone a sonnecchiare, decidendo
cosa fare oggi. Dopo un po' di tranquille e sonnacchiose
colluttazioni, decidiamo di visitarci, con calma e sciallo, la
penisoletta che si diparte poco a nord di
Letterfrack. Giulio vuole a tutti i costi noleggiare le
bici per godersi al meglio questo paesaggio che ci circonda,
ma è ostacolato dalla taccagneria di Pj, di Ceppi e del
Barbuto, e dall'ignavia del Piccolo. In un paesino poco
distante riusciamo a trovare un noleggio biciclette
(probabilmente illegale), il cui proprietario è dietro al
bancone di un pub a spillare Guinness. Qualcuno di noi
chiacchiera con un tedescotto già ubriaco alle due del
pomeriggio, che ci racconta come pochi anni fa abbia deciso di
trasferirsi in Irlanda, probabilmente stufo della solita birra
tedesca e alla ricerca di nuovi orizzonti e stimoli alcolici.
Nel frattempo il Pit sta contrattando sul prezzo di noleggio,
e stoicamente riesce ad abbassarlo di tre sterline, per
arrivare ad una quota pari a cinque punt (12.500 £ circa). Ma
la taccagneria e lo scazzo hanno la meglio e ci lasciamo alle
spalle il pub senza neanche berci una Guiness.
Strano! Italo resta all'ostello a fare compagnia al
cagionevole Cesaro, e a esercitare l'arte medica, come se
avesse già pronunciato il fatidico giuramento di
Ippocrate. Noi partiamo e ci giriamo in scioltezza il
penisolino, fino a finire praticamente dentro a una cascina.
Lasciamo li il Rocco e andiamo a farci un giro per i campi.
Improvvisamente troviamo un campetto recintato (ovviamente da
muretti di pietre) con dentro una cifra di balle di fieno
ricoperte coi sacchi neri. Noi ci buttiamo dentro a giocare
come bambini di due anni. Ci mettiamo venti minuti per fare
una foto, perché non vogliamo essere beccati dal proprietario,
che alla fine ci becca comunque. Ma non gliene frega niente.
Che bello. Tra l'altro la foto verrà malissimo, ma non ci
interessa. Continuiamo a girare senza meta, fino alla fame.
Troviamo un pub che è la fine del mondo, e andiamo a farci gli
hamburger più buoni del creato, tranne il Kuda che preferisce
una zuppa. Prima di andarcene prendiamo in giro la
cameriera che porta via i nostri piatti e li spetascia tutti
sul pavimento. Ci fermiamo ad una spiaggia, e ci portiamo
dietro frisbee, chitarra e canzoniere (un malloppo di 200
pagine che utilizzeremo solo oggi. E meno male che il Kuda
aveva costretto Pj a stare in piedi fino a mezzanotte della
sera prima della partenza per finire di stamparlo). Dopo un
po' di cacofonia generale, e il Baldo e il Kuda che non si
trovano mai d'accordo sul tempo e sul ritmo (col risultato che
vanno tutti e due per i fatti propri, e gli esiti ve li
lasciamo immaginare), prendiamo in mano il frisbee e iniziamo
a giocare in riva al mare, con grande terrore di Giulio (a cui
abbiamo perso il frisbee in Bretagna, nel '98. D'accordo gli
abbiamo perso anche la radio, ma lì eravamo a St.Malo). Per
far impaurire Giulio mettiamo Pj (era stato lui a perdere il
frisbee, grazie ai suoi tiri dalle traiettorie imprevedibili)
a tirare con la faccia rivolta al mare. Dopo avere tentato più
volte di decapitare Sala col frisbee, passiamo alla gara di
sputo, che viene abilmente vinta dal Baldo, insignito
dell'ambito titolo di Monkeyislandiana memoria di "Capitan
Catarro". Secondo classificato Giulio, "Maestro Muco", e Terzo
è il Kuda, "Massimiliano terzo, il Succoso". Prima di
andarcene vediamo una scena orribile, con un busone che si
spoglia nudo nello scoglio dritto di fronte a noi. Stomacati,
e pieni di repulsione e ripugnanza torniamo al Rocco. Da
notare lo scherzone fatto a Sala, a cui facciamo credere che
ha perso le chiavi del Rocco. Il Piccolo passerà venti minuti
a cercarle, e alla fine non la prenderà molto bene, e
scaricherà la propria ira sul povero corpo di Giulio, che non
centrava niente (o quasi). Come al solito il Baldo la fa
franca. Pj scambia un vecchio per una tipa (dopo che
l'altro ieri aveva scambiato il bambino, Satana, per una
vecchia. È in forma). Back to the hostel. Il medico Epeo si
è preso cura del Cesaro, rimettendolo in sesto alla bell'è
meglio. Praticamente lo ha lasciato dormire senza disturbarlo
minimamente, e ha passato la mattina a leggere nella
common-room. Ci facciamo una scialba pasta in bianco e
mangiamo in tranquillità. Poi arriva di nuovo il palloso di
Piacenza, e conosciamo sua sorella. Lei è simpatica, e questo
ci fa cambiare idea sul passaggio (non è per fame di donne, la
tipa è un vero cesso. Ma è simpatica, quindi possiamo portarli
senza paura che le palle ci rotolino a valle durante il
tragitto, che non è cortissimo), glielo diamo. Pj e Cesaro
recuperano dalla lavanderia i capi che avevano lasciato da
lavare. Sorpresi recuperano le loro mutandone pulite e
profumate, è la prima lavata che gli riesce dall'inizio del
viaggio. Pj, Giulio e Ceppi decidono di dare una svolta ai
tornei di scacchi: da ora in poi hanno cinque secondi per
compiere la propria mossa, col Baldo e il Kuda che li pigliano
a sganassoni nelle scapole se sgarrano anche solo di un
secondo. Li davanti c'è una tedescona paffuta che si sta
divertendo un casino a vedere 'sto spettacolo circense. Pj
perderà immancabilmente tutte le partite. Scopriamo che
l'acqua dell'ostello di cui ci siamo riempiti gli stomaci per
due giorni ha uno strano colorito giallo ruggine, solo che la
sera non si vedeva visto che l'unica luce era quella del
camino e delle candele. Il Kuda è felice di aver tenuto fede
al suo proposito di bere meno acqua possibile in
Irlanda. Quella sera andiamo al pub coi due Piacentini, e
si chiacchiera del più e del meno. La serata va avanti a
Guinness e canzoni tradizionali Irlandesi. Il Baldo è
felicissimo perché ad un certo punto tutti si mettono a
cantare una delle pochissime canzoni tradizionali che conosce,
e si unisce al coro cantando a squarciagola "The fields of
Athenry". Alla fine, a scaglioni, vanno tutti a dormire, e
rimangono solo Il Baldo, il Kuda (i due bevitori più convinti
della compagnia) e la tipa di Piacenza. Vanno avanti a parlare
per ore, finchè tutti nel locale non si alzano in piedi con la
mano sul cuore a cantare l'inno Irlandese. Commossi, si alzano
anche i tre. Il momento è toccante. I superstiti del pub
tornano barcollando paurosamente e disegnando improbabili
traiettorie a causa della mazzata alcolica. Poi il Kuda si
piazza nel furgone, mentre il Baldo va in tenda, svegliando il
Giulio a suon di rutti (ma il temibile Ano parlante ha sempre
degli assi nella manica, e si vendicherà domani
mattina).
19/8/2001 - Domenica - Problemi a Sligo,
notte a Dublino
Il Baldo viene svegliato di soprassalto
da una rumorosissima scoreggia di Ano Parlante, che viene
notata con stupore e sbigottimento anche dai Bresciani fuori
dalla tenda. Il Giulio si è vendicato... Dopo la colazione,
in cui stiamo bene attenti ad evitare la brodaglia collosa,
smontiamo il campo e partiamo verso Sligo (città natale di
Yeats), insieme a Katia e l'insulso fratello. Da notare il
clima blues che pervade la stanza dove facciamo colazione:
fotografie raffiguranti i più grandi uomini e donne del Blues
e in filodiffusione solo canzoni di questo genere, con sommo
gaudio del Baldo (che però si era dimenticato di questo
particolare e non l'aveva inserito nel diario. Forza e onore
al Giulio ndBaldo). Da questo punto di vista l'ostello era la
bellezza incarnata. Lungo il tragitto ci perdiamo almeno
una dozzina di volte, anche perché il Baldo fa il navigatore,
e ha i postumi della sbornia di ieri sera, con un linguone
felpato a mò di materasso. I due insipiderrimi elementi di
Piacenza ci fanno vedere il bottiglione gigante da cinque
litri d'acqua che hanno comprato. Pj per riuscire a bere
(scroccando ignominiosamente) da quella specie di barile si
spaccherà tutte le gengive, perché ogni volta che se lo porta
alla bocca per bere durante il tragitto Sala dà dei colpetti
al freno, facendogli precipitare tutto il peso del bottiglione
pieno sui denti. Arriviamo a Sligo verso mezzogiorno e
molliamo giù i Piacentini, che devono incontrare un loro
amico. Noi invece ci tuffiamo in un "Abrakebabra", squallida
catena di kebaberie, a ingozzarci come maiali. Andiamo alla
ricerca di un ostello, perché Giampaolo è in piena crisi
febbrile e non sta in piedi. Finalmente, dopo aver sbagliato
strada dieci volte, lo raggiungiamo. Tra parentesi, oggi la
Ferrari conquisterà il mondiale, ma questa è un'altra
storia. Il Kuda decide di dormire comunque in furgone.
Nonostante ciò già pregusta l'idea di scroccare tutte le
attrezzature dell'ostello, soprattutto la tazza del
water. Il Baldo e il Cesaro sono in una stanza con
dell'altra gente, e conoscono una tipa Francese che insegna
italiano. Poi parcheggiamo Giampaolo nella sua stanza a
dormire e ce ne andiamo in giro per Sligo. Purtroppo la
giornata non è delle migliori: una pioggerellina insistente
rompe le palle La città si rivela discretamente
insignificante, e le uniche cose degne di nota sono le
patatine plasticose e puzzolenti acquistate da Giulio e Baldo
in comproprietà (il malvagio pizzo si mangerà tutte quelle
buone e lascerà al povero Giulio tutte quelle schifose) e le
prime banane di Pj (segno inconfutabile della sua
degenza). Visitiamo anche l'ennesima abbazia, più per
ammortizzare l'Heritage Card che per vero interesse nei
confronti della storia e dell'architettura di questo gran bel
popolo. Mentre visitiamo l'abbazia di Sligo sotto l'umidità e
parlando di parla di frizzi, lazzi e della foto della
Benedetta nel portafoglio di Sala, ci godiamo la struttura
sgaruppata del posto. Pj inizia a invidiare Ceppi, che è al
calduccio nel letto, mentre lui ha un freddo bisso e l'umidità
pure nelle mutande. È la febbre, che inizia a farsi
sentire... Siamo in ostello a insegnare al Cesaro a giocare
a briscola chiamata quando succede il casino... deve tornare
in Italia perché è sorto un problema a casa. Ci mobilitiamo
alla ricerca di informazioni sui voli (porca vacca che oggi è
domenica), perciò chiediamo in giro, e anche all'ufficio del
turismo (che era rimasto aperto perché c'èrano dentro i due
Piacentini, almeno a qualche cosa sono serviti), poi decidiamo
di andare a vedere all'aeroporto di Sligo (male che vada li ce
li avranno gli orari dei voli degli altri aeroporti,
pensiamo). L'aeroporto di Sligo è una specie di scherzo:
grande un quinto di Orio al Serio, sembra l'aeroporto del
lego. Andiamo dentro a chiedere, ma questi non sanno niente,
anche perché l'unico ufficio aperto è quello dell'avis (Il
Baldo e Pj se ne accorgono solo dopo mezz'ora che stanno
parlando col tipo, con un tono sempre più incazzoso e cercando
di prenotare un volo. Poi il Pit ha la bella idea di chiedere
il numero di telefono dell'aeroporto di Dublino). Chiamiamo
Dublino, e il Baldo si ritrova dall'altra parte della cornetta
una tipa frettolosissima che evidentemente non vede l'ora di
andare a casa. Sta maledetta. Comunque viene fuori che c'è un
volo per Linate domani mattina. Sbaracchiamo tutto quanto
(e quel cane del proprietario dell'ostello non ci ridà nemmeno
la caparra. Pezzente morto di fame), svegliamo Giampaolo e
andiamo all'aeroporto di Dublino. Contiamo di essere nella
capitale entro le dieci e mezza - undici. Nel furgone Italo
estrae tutte le sue attrezzature mediche e misura la febbre a
Ceppi: trentotto e mezzo. Poi passa a Pj, che dice festante:
"trentanove! Ho vinto!" L'acqua malsana di Letterfrack inizia
a mietere le sue vittime! Ci fermiamo a fare benzina (di
nuovo. Oggi avevamo messo dentro si e no un litro, proprio per
evitare di rimanere a secco per strada), e prenotiamo anche
l'ostello a Dublino per i due febbricitanti. Ringraziando
chi ha avuto la brillante idea di affiancare sempre un negozio
di alimentari ad ogni benzinaio irlandese, mangiamo qualche
indecenza, giusto per non dare in pasto al nostro povero
stomaco solo saliva e catarro. Giungiamo a Dublino verso le
undici e, malgrado la situazione non allegrissima, la cornice
della città di notte tutta illuminata è affascinante. Dopo un
po' di giri troviamo l'ostello, dove Pj e Ceppi salutano
Cesaro e Italo (che ha deciso di accompagnare il Marco per non
farlo tornare indietro da solo. Onore all'Epeo). A questo
punto diamo appuntamento agli altri due per il giorno
seguente: "domattina alle dieci passiamo a prendervi".
Dopodiché andiamo all'aeroporto di Dublino. Chissà perché di
notte è tutto più bello, anche un posto sempre incasinato come
un aeroporto è bello tranquillo. Ovviamente mettiamo giù il
Rocco dove non si può, quindi dobbiamo farci altri sbattimenti
per portarlo nel parcheggio giusto. Andiamo a chiedere
informazioni sul volo, è domattina alle sei e mezza. Per il
momento l'unica cosa che possiamo fare è salire le scale e
andare a mangiare al McDonald's, fino a che gli sguatteri non
ci vengono a pulire fin sopra al tavolo. Allora capiamo che
dobbiamo andare (Il Kuda, pur di non andare al da lui odiato
fast food, affermerà "non ho fame" per la prima volta nella
sua vita). Ci svacchiamo sotto ad una scala mobile a
sonnecchiare aspettando le 4.30 (ora è l'1.30). Siamo tutti
stretti sopra ad una tavolona di legno, che almeno non ci
costringe a dormire sul pavimento. Il Kuda e il Baldo
scrivono qualche riga di diario, mentre Sala viene piano piano
spinto via dall'asse di legno, e si arrotolerà attorno agli
zaini in posizione antiscippo. Il Kuda sfrutterà a pieno le
doti del favoloso cuscino trafugato a Bayeux, usandolo anche
nella scomoda notte Dublinese.
Ora la palla passa al
Pit, che descriverà con minuta dovizia le sue peripezie
assieme a Ceppi nell'ostello di Dublino...
Iniziamo a
scontrarci con la diversità rispetto all'ambiente di paese che
ha accompagnato le nostre peripezie fino al giorno prima.
L'ostello è un enorme palazzo pieno di corridoi che terminano
chissà dove. Insomma uno dei posti più disumanizzanti mai
visti. Prima di salire, il ragazzo alla reception ci
scaraventa in faccia una quantità di informazioni che a
malapena Pj riesce a capire con il suo febbrone, figurarsi
Giampaolo che lo guarda con occhi sgranati. I due si
incamminano nella direzione indicata, dopo essere stati
schedati sul computer ("First to the left as far as the
stairs, then go up to the second floor, turn right then left,
then booo???). Arriviamo in un corridoio deserto e ci
incamminiamo cercando la stanza 210. Giunti finalmente lì
sempre più timorosi apriamo la porta e lo spettacolo è
abbastanza degradante (come ci manca Letterfrack, o l'ostello
di Liam...): ci sono una ventina di letti sparsi per lo
stanzone, quattro finestroni che danno su un vicolo cieco
della città, gente che dorme nei modi più impensabili e
sporcizia ovunque. Infine ci troviamo due letti e ci
addormentiamo di colpo. Pj
20/8/2001 - Lunedì -
Primo giorno a Dublino
La sveglia è alle 4.30, col
cellulare del Baldo che fa un casino spropositato e ti fa
venire voglia di distruggerlo a manate (ma non è nulla in
confronto alla lucidatrice che per tutta la notte ha
accompagnato il nostro sonno). I sei sono visibilmente
provati dalla nottata riposante e, dopo avere accompagnato
Marco e Italo a ritirare i biglietti, andiamo a spararci un
caffè alle macchinette, anche se in questo momento avremmo più
bisogno di una palata di nandrolone. Mentre siamo in coda
al check-in diamo un'occhiata ai giornali all'edicola. C'è di
tutto meno la gazzetta! Mannaggia alla pupazza, volevamo fare
l'asta del fantacalcio sul traghetto e invece
niente... Arriva il momento della partenza e, tutti un po'
crucciati, salutiamo Marco e Italo. In bocca al lupo
ragazzi. Dopo un'iniziale imbarazzo (la circostanza non è
delle più gaie) la vita riprende: "Vabbé. Caffè?" "Ok, caffè",
e i quattro si dirigono al piano di sopra a fare
colazione. Il bar è di fianco al McDonald's, che rilascia i
suoi miasmi pestilenziali anche a quest'ora del mattino. Noi
preferiamo andare sul classico... cappuccio e brioche. L'idea
del cappuccio viene al povero Sala rimproverato subito dal
perfido Giulio che gli dice, senza pensarlo veramente: "Ma il
cappuccio lo bevono solo i busoni!" Preso alle strette il
Piccolo decide di prendersi malvolentieri un più mascolino
caffè, scimmiottando il Baldo (che addirittura se lo spara
amaro. Estremista). Di nascosto, Giulio e il Kuda si prendono
due cappuccini, ben più sostanziosi di un misero caffè,
bevendoli rumorosamente davanti all'invidioso
Sala. Naturalmente si gioca a carte, visto che Giulio ha
appena speso sei milioni di dollari per un mazzo di carte
della Guinness. Dopo due mescolate gli roviniamo tutti gli
angoli. Dopo un po' al Baldo gli piglia lo schizzo di
andare a vedere gli aerei che decollano, e i quattro si
spalmano sulla vetrata che dà sulla pista di decollo, coi loro
nasoni appiccicati al vetro. Per l'occasione, il competente
Sala ci spiega i misteri della portanza e i segreti dei motori
a reazione, l'oscuro funzionamento di una turbina e le arcane
applicazioni della dinamica Newtoniana. E' tempo di andare
a cercare un campeggio, perciò siamo di nuovo in sella al
Rocco. Stare in quattro, su un furgone da nove, è quanto di
più comodo ci sia nella vita! I passeggeri, infatti,
gironzolano tranquillamente all'interno della vettura, e
potrebbero quasi organizzare una partita di hurling. Il
furgone è talmente comodo che il Baldo ci si addormenta
dentro, tutto bello spaparanzato. Quando si sveglia è già nel
campeggio (è forse questo un espediente narrativo simile agli
svenimenti di Dante?) di Clondalkin, alle porte di Dublino.
Diciamo che come ultimo campeggio non poteva capitarci di
meglio: è un posto nuovo, quindi costa poco (perché in
promozione), e oltretutto è lussuosissimo (la nostra
interpretazione di lusso è del tutto particolare, però...)! Ci
saranno un migliaio di cessi, pulitissimi, enormi. C'è spazio
per piantare qualsiasi cosa, anche un tendone da circo. Il
cucinino ha il distributore di bibite, e c'è anche un campo da
basket! Peccato che il posto sia flagellato da un vento
monsonico non indifferente. Paghiamo il prezzo solo per
quattro persone e per una tenda, anche se sappiamo che alla
fine saremo in sei e metteremo giù due tende. Di solito siamo
molto tranquilli quando facciamo questo genere di sgami, ma a
causa delle dimensioni del gestore (un ragazzone di ghisa con
dei bicipiti come palloni da rugby) stavolta siamo un po'
impauriti e nervosi. Dall'Italia arrivano buone notizie.
Questo ci conforta. Montiamo il campo con calma, finchè non
decidiamo di giocare a basket con il nostro misero pallone da
calcio. Alla fine non rimbalzava neanche male, peccato che il
vento rendeva impossibile un qualunque tiro dalla media
distanza in poi. Le squadre sono Baldo-Kuda contro
Sala-Giulio. Le cose vanno alla grande per i primi due, grazie
al Baldo, specialista in entrate micidiali (che è l'unica cosa
sensata da fare con questo vento). Alla fine arrivano due
francesi (sempre loro! Ma che diamine, con così tante nazioni
al mondo, sempre loro! Evidentemente sono molto sportivi) che
vogliono giocare con noi. Nella squadra di Baldo e Kuda si
inserisce un incapace che si spaventa quando gli arriva il
pallone e con le mani di burro. E che non difende! Dall'altra
parte invece si palesa uno che almeno sul piano fisico se la
cavava, peccato che a metà partita si metta a petto nudo,
facendoci ritrarre dal raccapriccio (marcare un uomo biotto e
sudaticcio non è il massimo della delizia). Alla fine
vinceranno, per un punto, Giulio, Sala e il francese serio,
con una magia di Ano Parlante dalla distanza. Vittoria
meritata. Dopo una bella doccia ci ricordiamo che dovevamo
andare, alle dieci, al cottolengo (l'ostello dei due
febbricitanti). In ritardo mostruoso, ci dirigiamo verso la
città.
La parola torna al Pit, per descrivere la loro
attesa di noialtri debosciati...
Intanto alle 8:30 i
due degenti sono già in piedi. Pj si sente già un po' meglio
(probabilmente è felice di aver superato la notte), Ceppi mica
tanto. Scendiamo dai letti e finalmente guardiamo in faccia i
nostri compagni di stanza: un mostro pustoloso pieno di acne
che ci guarda dal suo letto ormai unto, un tizio mezzo nudo
che dorme praticamente con la faccia per terra e altri ignoti
su cui è bene tacere. Comunque dopo una sosta al cesso ci
dirigiamo dove crediamo venga servita la colazione (o meglio
dove ci sembra di aver capito, dalle informazioni del
receptionista, che la servano). Giungiamo in uno scantinato
sotto terra, dove la gente mangia trangugiando quello che ha
davanti. Noi andiamo verso il bancone ma non c'è nessuno. Il
tizio che serve è alla porta a fumarsi una sigaretta e non ci
caga manco di striscio. Alla fine, visto che eravamo
completamente spaesati e non sapevamo che cavolo fare (il mal
di testa era ancora abbastanza persistente in entrambi) il
tizio si avvicina e ci sbatte sul tavolo due tazze e due
cosini di marmellata. Ci sediamo a mangiare zitti zitti quella
schifezza (oltretutto la spremuta sapeva di detersivo) e
quindi andiamo a prendere le valigie. Pensando che i nostri
amici siano puntuali (ma quando mai) decidiamo di fare a
turno. Pj si ferma all'ingresso, mentre Ceppi porta giù la sua
roba, quindi il contrario. Fiduciosi ci sediamo sul divanetto
guardando fuori dalla porta con i nostri occhioni! E'
sicuramente questione di minuti. Dopo un'ora pensiamo che
ci sia qualcosa che non quadra Dopo un'altra mezz'ora
passiamo all'azione:
Ceppi: Proviamo a chiamarli PJ:
Ce l'hai il numero di qualcuno? Ceppi: No PJ:
Perfetto Ceppi: ... PJ: ... ... Ceppi: Però so il
numero di mio fratello, possiamo telefonargli e chiedergli di
telefonare alla Francesca Mascolo per farsi dare il numero di
Baldo, quindi chiamarlo e avvisarlo di venirci a
prendere! PJ: ... PJ: Aspetta!!! Ho un' ideona, provo a
chiamare il mio numero che ha il trasferimento di chiamata su
quello di Epeo!
Detto fatto, prima guardiamo la cartina
per capire dove cazzo siamo e quindi, mentre Ceppi rimane ad
aspettare ascoltandosi i discorsi della ragazza alla reception
(oltretutto italiana) con un altro tizio, Pj esce in strada
alla ricerca della cabina indicatagli dalla tizia. Il sole
splende come non mai (una delle giornate più belle), e Pj
incamminandosi arriva fino alla cabina. Inserisce la tessera,
compone il numero e... Nulla, nessuno risponde alla
chiamata. Si ritorna all'ostello con le pive nel
sacco. Ceppi propone di provare con le monete invece che
con la tessera. Tira fuori le uniche monetine rimaste e le
porge a Pj, che di nuovo si incammina. Ovviamente la cabina
va solo a tessera. PJ chiede a un negozio di integralisti neri
li accanto, che in malo modo gli indicano O'Connell street. Pj
non se lo fa ripetere e arriva in una nuova cabina. Si ripete
la scena di prima. PJ disperato alla fine accetta la
proposta di Giampaolo. Quest'ultimo si dirige alla cabina e
telefona: ovviamente il telefono del fratello è
spento. Intanto il tempo passa inesorabilmente, già
ipotizziamo che il furgone sia esploso con tutti i passeggeri
a bordo. Pj ha però l'intuizione folgorante: "dovevo togliere
lo zero davanti al prefisso". "Ma sei un coglione" gli grida
Ceppi mentre egli si dirige a grossi passi verso la
cabina! Fatto il numero corretto, parte la redirezione
della Ominitel e Pj sente la voce di Epeo dall'altra parte
della cornetta:
Epeo: Pronto? (col tono di uno che si
sta rilassando nella vasca da bagno) PJ: Italo, dove sei?
(col tono di uno che finalmente vede uno spiraglio di
luce) Epeo; A casa! (ma vaffanculo!!! ndPj e
Ceppi)
Insomma, morale della favola: Epeo chiamerà i
nostri compagnoni intimando loro di muovere le chiappe e noi
attenderemo pazienti l'arrivo del Rocco davanti all'ostello,
continuando a guardare le grosse tette della ragazza alla
reception. Pj
Nel frattempo Pj e Ceppi, preoccupati
per il nostro ritardo, chiamano il cellulare di Pj che era in
Italia, ma con il trasferimento di chiamata sul cellulare di
Italo. Risponde Italo, che era già arrivato in Italia, e il
novello medico chiama i quattro degradati ritardatari per
informarli che i malati sono in attesa da due ore. Tutto il
mondo è paese. Anzi, è Milano. Infatti anche qui c'è un casino
mostruoso, un traffico sbattipanza che scassa un po'. Alla
fine però troviamo la strada dell'ostello e lasciamo giù il
Rocco, per girarci la capitale a piedi. Ora si consuma il
dramma del parcheggio: Il Rocco è un mezzo ideale per girare
per le campagne irlandesi, ma in città è un ciclopico bestione
scomodissimo da parcheggiare. Per non ripetere l'esperienza di
Parigi (anche perché non c'è più Italo, non c'è gusto) giriamo
per mezz'ora per le strade della capitale, per poi arrivare
alla decisione di lasciare il pulmino in un posto a pagamento
lungo la strada ("tanto dalle 15.00 è gratis"); paghiamo e ci
accorgiamo che dalle 15.00 diventa divieto di sosta. Poco
male, torneremo a spostarlo più tardi. Prima tappa
ovviamente il pranzo. Che consiste nel solito cheesburgerone
take-away con patatine. Caso vuole che acquistiamo il cibo in
un posto gestito da una tipa abruzzese e suo figlio, un
nanerottolo, che ci chiede con un po' di nostalgia
(immotivata, visto che è nato lì in Irlanda): "Siete Italiani?
Anche noi, dell'abruzzo!" Chiaro che scatta la chiacchierata
con la signora, che nonostante tutti gli anni di permanenza
non capisce ancora gli usi alimentari del luogo ("che vi devo
dire? Questi sono pazzi!"), tipo l'aceto sulle patatine o la
pizza all'ananas. Approposito di ananas, da segnalare
l'incompetenza linguistica-anglosassone di Sala, che perde la
scommessa col Baldo, secondo il quale pineapple significava
ananas. Il piccolo marrone non si fida dell'onniscienza del
pizzo e perde una Guinness (che poi non pagherà. Che
miserabile). La seconda tappa del dramma si risolve con la
decisione di restare a dormire per mezz'ora nel pulmino, e poi
di lasciarlo in un altro posto a pagamento. In questo modo
abbiamo risparmiato mezzora di parcheggio che, diviso sei,
vuol dire circa 166 lire a testa! Purtroppo siamo
discretamente fuori forma, grazie alla dormita di tre ore di
stanotte, perciò andiamo completamente a caso. A un certo
punto finiamo nel Trinity College. Ma proprio dentro nel
Campus. Ci svacchiamo nel campo (da calcio? Rugby? Hurling?
Boh) e iniziamo una spietata session di poker, che alla fine
della partita vede all'attivo solo Ceppi. Il Pj si rifiuta di
giocare d'azzardo ma è sempre ben disposto (a pagamento
naturalmente) a collaborare con i giocatori come baro.
Considerate le sue esorbitanti tariffe però, non lo ingaggerà
nessuno. Nel frattempo di fronte a noi c'era tutta
l'università che si allenava duramente, verosimilmente per le
olimpiadi. Noi invece siamo belli comodi spaparanzati sul
prato. Continuiamo a deambulare per le viazze della città,
aspettando le 8.30, perché abbiamo appuntamento con Stefano e
la Silvia, che si trovano a Dublino al momento. Passando
davanti a una drogheria rimaniamo estasiati dal culone
gigantesco della commessa, con tanto di spacco interchiappale
in evidenza che, sedutasi sul cassone dei gelati, ne fa bella
mostra dalla vetrina. Vorremmo fotografarlo ma immancabilmente
prima del click questa si sposta. Poco male, non avevamo il
grandangolo per pigliarlo tutto. Pj si compra le banane (è
proprio malato). Alla fine becchiamo Ste e la Sil, e
andiamo in un pub a festeggiare il felice incontro. Com'è
giusto i due iniziano a farsi beffe di Sala, dileggiandolo
senza pietà. Finiamo in un pub piccino nella zona di Temple
Bar, dove piglieremo una sacra sbronza come si deve. Il primo
brindisi è di diritto in onore del Cesaro. Il secondo è per
Epeo. Il giro oggi è composto da: Ste, la Sil, Il Baldo, Il
Kuda e Giulio. Gran botta. Andiamo tutti di Guinness, tranne
la Silvia che si spara cinque Bailey's. Ad un certo punto
arriva un gruppo di musicisti che ci dicono se ci spostiamo
sull'altro tavolo. La musicista ci prova con Sala, ma lui
non si fa suonare il piffero. Purtroppo, quello che doveva
essere un gruppo tradizionale Irlandese si rivela essere un
insieme di musicisti francesi senza verve. Presi dallo
sgomento ci mettiamo a cantare a scuarciagola le canzoni dei
Modena City Ramblers, surclassando il gruppetto per dieci
minuti buoni. Dopo la salutare cantata parte il momento di
revival degli anni delle superiori, e scattiamo un'
improbabile foto da consegnare alla Scianna, con una moneta
appiccicata sulla fronte (questa foto susciterà una fila di
domande da parte degli amici, la risposta più sbrigativa sarà:
"non vuol dire un tubo, eravamo ubriachi!") Stefano ci
rende tutti ipocondriaci con le sue diagnosi esperte
indirizzate al malanno del Pit. Tra l'altro Pj stasera farà il
cinema. Malatissimo, non è voluto restare in ostello (avrebbe
dovuto pagarlo), perciò passerà la serata completamente
rincoglionito a mangiare banane, e ogni volta che ride si
contorce dal dolore a causa di bestiali spasmi addominali.
Ovviamente cerchiamo di farlo ridere il più possibile. A fine
serata sarà distrutto, si addormenterà contro una parete e
arriveranno due tipi a chiederci: "ma cosa gli avete fatto
bere?" Tutta la combriccola, Ceppi in testa, cerca di
immortalare il Giulio in una delle sue famose pose
post-ubriacatura, in memoria delle ben riuscite foto di
Quiberon. Missione fallita purtroppo! Il Baldo, ubriaco
perso, rovinerà i vestiti di tutti rovesciando boccali di
birra con inquietante regolarità. Torniamo tutti al Rocco,
e diamo un passaggio anche a Ste e alla Silvia. Il tragitto è
lungo e barcollante, a causa della serata dedicata
all'etilismo. Il Baldo addirittura attraversa la strada
fermando con la mano una macchina dei poliziotti. "Ah, ma non
era un taxi? Mi sembrava un taxi". Non senza difficoltà
giungiamo al Rocco, e i due ospiti sono scioccati dalla puzza
belluina che regna sovrana nel furgone. Essendo tutti
ubriachi e mancando il sostegno di Italo (astemio), Sala si
offre di guidare il pulmino e Pj, pur essendo a un passo dalla
fossa e senza conoscere la strada, fa da navigatore. Gli altri
si addormentano, sbattendosene altamente. Stefano, con la
vocina da ubriaco, indica la strada e Sala e Pj prontamente la
raggiungono senza sbagliare nulla. Peccato che Stefano fosse
completamente fuori di melone. Ci fa girare per mezz'ora tra
strade di periferia sconosciute quando, quasi certamente per
puro caso, non ci imbattiamo nel loro B&B. Una volta
scesi Giulio gli vomita davanti a casa. Probabilmente quel
misto di Guinness, Kilkenny, banane, cheesburger e succhi
gastrici è li ancora adesso che saluta i passanti
incuriositi. Stefano, da buon medico, passa senza ricetta
gli antibiotici a Pj, che ne farà buon uso. Il Baldo è
completamente partito, e canta a squarciagola in preda a
totale alterazione mentale. All'improvviso la coscienza:
"Sala, fermati che devo vomitare". Il pizzo scende, sbocca per
due o tre minuti, torna sul furgone e riattacca a cantare. Che
compagnia di raffinati gentiluomini. Tornati al campeggio
dobbiamo aprirci da soli la sbarra, perché probabilmente la
guardia notturna è andata a dormire a casa sua, sbattendosene
della nostra sicurezza. Felici entriamo in sei e realizziamo
di aver montato solo una tenda (nella fretta della
mattina...). Poco male, c'è sempre la soluzione
pulmino.
21/8/2001 - Martedì - Secondo giorno a
Dublino
Ormai siamo quasi giunti al termine del nostro
viaggio, e si vede. D'ora in poi l'ignavia sarà grande
protagonista delle nostre giornate. Oltretutto abbiamo perso
un quarto dei componenti della spedizione, e questo ci
intristisce (anche se sul pulmino ora si sta belli
larghi). Ci svegliamo tardi e con i postumi della sbornia.
La sveglia viene data dal vento che ha soffiato forte tutta la
notte. il Kuda, preoccupato per il suo tendone da cinque alto
due metri, scende in fretta dal furgone e si attacca a una
bacchetta a fare da sostegno. Dopo un rapido consulto si
decide di smontare la tenda. Facile dirlo, ma un telo di dieci
metri quadrati non è facile da chiudere, soprattutto con un
vento a forza mille. Realizzata l'infelice impresa ci
rendiamo conto, godendone, che tutti i campeggiatori
(ottimisti sulla tenuta delle tende moderne) hanno lasciato le
tende montate a sfidare il ciclone. Le dovranno raccogliere
con il cucchiaino. Lo stesso vale per i nostri vicini, una
coppia di neo-freak, che hanno perso completamente il
copritenda e tutti i vestiti che nella foga erotica devono
aver gettato fuori dal giaciglio. Noi siamo felici di
questo. Da notare il Baldo che, durante tutto questo
casino, dormiva beato dentro al Rocco, ancora completamente in
botta dalla sera prima. Il furgone puzza da far paura a
causa dell'alito alcolico del Baldo e del Kuda e dell'alito
malato e marcio del Pj. Indi, andiamo a farci una bella
doccia, per lavarci via la sbronza dalla testa. L'omone
proprietario del campeggio passa molte volte di fianco al
nostro campo, e dopo un po' decidiamo di confessargli che
siamo in sei. Avevamo paura del suo fisico corpulento, poteva
staccarci la testa con una manata. Mentre ci rechiamo in
cucina, ci godiamo la scena biblica di uno stormo di uccelli
che cerca di volare controvento. I poveretti vengono
ripetutamente catapultati a terra, però sono fighi. La
mattinata è già agli sgoccioli a causa dell'ebbrezza della
sera prima, e cuciniamo (indovinate un po') meatballs e
fagioli. Non ne possiamo più. Il Baldo, devastato dalla sete,
compra duecento lattine al distributore automatico, e poi
passerà in rassegna tutti i duemila cessi del campeggio,
pisciando come un invasato. Lasciamo il campo con solo un
telo ben picchettato, a segnare dove dovrebbe sorgere una
tenda. Mentre stiamo lasciando il campeggio, incontriamo
una coppia di italiani che avevamo conosciuto la sera prima, a
cui il vento ha letteralmente distrutto la tenda (che tra
l'altro era dei loro amici). I piccioncini si devono dirigere
in centro per cercare un ostello, quindi decidiamo di dar loro
un passaggio. Ci dirigiamo quindi verso la capitale,
sfigurati nel corpo e nell'anima. Parcheggiamo il piccolo
Rocco davanti all'ostello dell'altro giorno, perché lì non si
paga. Pj è ancora malato e, non avendo noi un posto migliore
dove lasciarlo, lo abbandoniamo dentro al furgone tutto il
pomeriggio. Dopodiché si visita Dublino con la compostezza di
bradipi scioperati. A un certo punto decidiamo che è giunto
il momento fatale dell'acquisto dei regali per quelli che sono
rimasti a casa. Ci infiliamo quindi in un negozio che vende
schifezze e spendiamo gli ultimi soldi rimasti in vaccate con
l'effigie della Guinness, nel più puro stile
turista-imbecille. A Italo prendiamo un grembiulino da
cucina! Strepitoso il Kuda che, alla cassa, ci chiede se
gli prestiamo una sterlina (altrimenti sarebbe costretto a
cercare i soldi nell'astuccio che tiene al sicuro all'interno
dei pantaloni). Noi ovviamente vogliamo che faccia la figura
di merda, e non gli prestiamo niente! La scena è da film, col
povero Kuda, col volto paonazzo che si ravana furiosamente nei
pantaloni, trattenendo le risate (e uscendo così in
un'involontaria espressione da maniaco) davanti alla cassiera.
Chiunque, da fuori, l'avrebbe scambiato per un depravato che
si trastullava l'arnese in pubblico. Questa scena ha fatto
ridere anche Sala, il che la dice tutta. Scartiamo l'idea
di visitare la fabbrica della Guinness e del Jameson, perché
sono a pagamento e ci hanno detto che sono una fesseria da
evitare accuratamente. Andiamo a visitare il castello (un
altro!) di Dublino, con Sala in pole position. Giunti in loco
vomitiamo tutto il nostro disprezzo: non solo non sembra un
castello, ma assomiglia al retro di una fabbrica di bulloni!
Visibilmente indifferenti alla cosa ci adagiamo sul prato
adiacente a giocare a Poker. Ora in attivo ci sono, oltre a
Ceppi, anche il Baldo e, di poco, il Kuda. Torniamo al
Rocco e Ceppi chiede a Pj: "allora, cosa hai fatto oggi di
bello?" Pronto l'infermo risponde: "Ho cagato!" (ad un certo
punto del pomeriggio è stato colto da stimolo improvviso ed è
corso fuori dal furgone alla ricerca di un McDonald's dove
potersi scaricare) Salendo sul Rocco ci accorgiamo di una
macchia unta e puzzolente su una delle portiere. Nascono le
ipotesi più disparate sulla provenienza della fetida macchia:
cane incontinente e superdotato, corvo affetto da cagotto,
busone fortemente voglioso del Pigei dormiente... Alla fine
scopriamo che il lungodegente, preso dalla fame, aveva scolato
l'olio di una lattina di tonno al di fuori del finestrino.
Quel giorno la sua malattia non gli permetteva di fare troppi
sforzi, se non quelli strettamente necessari. La sera si
esce nuovamente con Stefano e la Silvia, e andiamo alla
ricerca di un pub. Finiamo in un posto strapieno, tanto che il
Baldo e Giulio sono costretti ad andarsi a fregare uno
sgabellone alto sei metri, e ad appollaiarsi li in cima di
fianco al tavolo occupato dagli altri. Per l'occasione, il
brindisi a Epeo lo si fa con un bicchiere di coca cola.
Facciamo un casino bestiale con il conto, e abbiamo
l'impressione che ci abbiano gabbato alla grande; fatto sta
che Ceppi paga due volte la sua coca cola. Sto posto ci fa
schifo e andiamo a cercare un altro pub, possibilmente con dei
tavoli vuoti. Dopo un po' di peregrinare ci diciamo "ma che
bello questo!" Entriamo, e scopriamo che è quello di ieri. Ci
accomodiamo comunque. A fine serata cambiamo nuovamente
pub, e finiamo nel salone dei ricevimenti della regina
Elisabetta. Un pub pauroso, tutto decorato in stile
Vittoriano, che ben poco ha a che fare con la nostra ormai
totale ronciosità. Riaccompagniamo a casa Ste e la Silvia,
e salutiamo il vomito di Giulio del giorno prima, che ancora
fa bella mostra di sé. I nostri eroi rientrano al campeggio
abbastanza presto (l'una? L'una e mezza?) e si ritrovano senza
tenda. Il povero Rocco non può bastare per tutti, e poi
l'odore sarebbe insopportabile. Scartata l'idea di stendere i
sacchi a pelo nei bagni (ma per lunghi minuti è rimasta in
cima alle preferenze), si decide di montare la tenda alla luce
dei fari del furgone. Prima però scegliamo un posto più
riparato dal vento, che, evidentemente, qui non ha mai smesso
di soffiare. Le scelta ricade su una piazzola vicino a una
tenda alta, dove presumibilmente dorme una allegra famigliola.
Facendo il minor rumore possibile (ovvero un casino bestiale)
si monta l'unica tenda rimasta sana per l'ultima volta in
questa vacanza, e dopo questa bella faticata, ci assopiamo in
un meritato riposo.
22/8/2001 - Mercoledì - Le
Wicklow Mountains
Si parte da Dublino, e facciamo rotta
verso il Sud, visto che domani dobbiamo pigliare il traghetto.
Tra noi e Rosslare c'è solo la contea di Wicklow, che tutti
dicono essere molto bella. Pj, completamente debilitato, ha
ormai la forza di un colibrì. Risulta quindi esilarante il suo
tentativo di bere il tè alla pesca liofilizzato dentro al
bottiglione da cinque litri, un po' per la sua malattia che lo
priva delle forze e un po' per la difficoltà di compiere
l'operazione in furgone, a causa delle inchiodate improvvise
di Sala. Allunghiamo la strada di almeno dieci chilometri
buoni, perché vogliamo passare per Hollywood! È una cittadina
che chiamarla così è un'enfatizzazione iperbolica, sarà grande
come l'aia del Mulino Bianco. Ma almeno ora possiamo dire di
esserci stati (a Hollywood. Dopo La California, vicino a
Cecina, ci voleva anche questa...). Siamo nel cuore delle
delle Wicklow e, sebbene non ci sia Cesaro a chiedere di
fermarci per una foto ad ogni pisciata di cane, ci concediamo
una sosta lungo la strada, dove il panorama è veramente
superlativo. Arriviamo a Glendalough, un paesino piccino
piccino, ma turistico fino all'osso! Comunque è molto carino,
peccato che l'attrattiva principale del posto sia il cimitero!
Tra l'altro è un posto meraviglioso dove essere seppelliti,
non fosse per il fatto che gli insulsi turisti (in particolare
i pingui tedeschi) se ne vanno in giro allegramente
calpestando tumuli a destra e a manca. È molto bello
l'accostamento tra i turisti, quasi tutti di mezz'età, vestiti
bene, impeccabili e freschi, e il nostro gruppo di barboni
stanchi e scostumati. In paese c'è un ostello, e siccome il
posto ci piace, andiamo a vedere com'è così ci possiamo
fermare qui. Entriamo in una hall imperiale e subito capiamo
che siamo un po' fuori posto. Dopo aver sentito il prezzo
(dodici sterline, colazione esclusa) scappiamo dal palazzo
come Cenerentola a Mezzanotte inseguita da Jack lo
stupratore. Alla perenne ricerca di un pub dove poter
mangiare, riusciamo a trovare solo una cabina telefonica,
dalla quale telefoniamo a qualche ostello, visto che non
abbiamo la minima intenzione di metterci a riparare la
tenda. Finalmente, dopo aver girato i paeselli della zona,
finiamo in un pub, e tutti noi ci spacchiamo il fegato a suon
di hamburger e patatine, tranne Kuda e Pit che si accaparrano
la "zuppa del giorno", nel più puro stile anglosassone.
Ovviamente il tutto è annaffiato da una corpulenta
Guinness. Lungo la strada per l'ostello, quando siamo in
viaggio già da un quarto d'ora, Ceppi si ricorda di avere
dimenticato il maglione al pub. Dobbiamo tornare
indietro. L'ostello si trova ad Arklow, un paesino
abbastanza insignificante, ma tranquillo. Posteggiamo il Rocco
e andiamo davanti al portone dell'ostello dove troneggia la
scritta: "torno alle 18.15". Noi siamo un po' colpiti da 'sto
fatto e pisciamo tutt'intorno nel giardino davanti alla casa.
In particolare Pj piscerà contro una siepe puntuta, per cui il
Baldo ha la bella idea di spingerlo nel mezzo degli aculei
vegetali con un calcio nelle terga. Per tutta risposta il Pit
se la prenderà con Sala. Vabbè, visto che manca un'ora e
mezza andiamo a farci un giro per il paesello. Il posto si
rivela ricco di pub, che espongono anche i menu della
colazione. Il Baldo e il Kuda si esaltano e decidono di
provare, la mattina dopo, il famoso e caloricissimo "Irish
Breakfast". Nessuno si unirà a loro perché dovrebbero alzarsi
troppo presto. Che fiacchi pelandroni. Alla fine troviamo
un pub che ci piace, dove brindiamo con una delle ultime
Guinness del viaggio. Il posto è bello, peccato che la musica
sia una vera vergogna, robaccia dance per i neoburrosi
sbarbati, che non capiscono la bellezza della loro musica
tradizionale. Torniamo all'ostello e scopriamo che i
"gestori" del posto sono una ragazza e un tipo, che sembrano
dei normalissimi ospiti. L'arcano verrà svelato domani
mattina. Comunque sia, i due ragazzi ci dicono che uno di noi
deve dormire in stanza con dei Francesi perché non c'è una
stanza con cinque posti liberi (il Kuda decide di dormire in
furgone per pagarsi la colazione di domattina). Raccapriccio!
Francesi! Risolviamo la questione con la morra cinese, e il
prescelto dal destino beffardo è il Baldo (ironia della sorte,
è stato scelto proprio il più francofobo del
gruppo). Giampaolo decide di far capire a tutti gli
abitanti dell'ostello chi siamo veramente: sale al piano di
sopra, caga un mastodonte e intasa il cesso. Poi esce,
compiaciuto e gonfio d'alterigia. Il Baldo entra dopo di lui
per pisciare, e trova uno stock industriale di carta igienica
ingolfata nel buco della navicella di ceramica. Il pizzo esce
e chiede a Ceppi: "Ma hai intasato il cesso?". Con voce
incolpevole e gli occhi indifferenti Ceppi risponderà con un
epigrafico: "Si". Il povero solitario Baldo va a sistemare
la sua roba nella stanza dei transalpini, e fa due chiacchiere
con uno di loro, mentre un altro stava dormendo (alle sette di
sera. Bah!). La cosa particolare è che questi si sono
accomodati come se dovessero starci dei mesi qui, hanno
addobbato la stanza in maniera perfettamente incasinata e
funzionale. Questa non è gente che deve ripartire tanto
presto, pensa il Baldo con un'arguzia degna di Sherlock
Holmes. Dopodiché il pizzo va a trovare gli altri al piano di
sopra e apre di scatto la porta della loro stanza. Il volto
dei ragazzi si contorce in una smorfia di paura, sconcerto e
vergogna, perché i cinque pirloni stavano curiosando
amabilmente sul quaderno della ragazza che dormiva nella loro
stanza, e avevano paura di essere stati cuccati in
flagrante. Visto che abbiamo pagato per cinque e c'è un
cartello grosso come una casa che intima a chi non ha pagato
di lasciare l'ostello, ci alterniamo tra la cucina, la sala,
dove stiamo giocando al due, e il giardino fuori, in un
turbine di corpi e di figure che lascerà il dubbio ai gestori
sulla reale composizione del nostro gruppo. Facevamo in modo
di non trovarci mai in numero superiore a tre per
volta. Andiamo a cucinare, e ci mettiamo almeno un'ora
buona per capire come funzionano i fornelli. Poi ci mettiamo a
mangiare le nostre porcherie quand'è tardissimo e nell'ostello
non è rimasto ormai più nessuno. Dopo cena ci sono momenti
di ilarità pazzeschi soprattutto per il fatto che ad ogni
risata Pj si piega in due dal dolore a causa dell'influenza
che gli devasta il corpo. Questo fatto però ci fa ancora più
ridere, di conseguenza lui ride di più e soffre di più, e via
dicendo, buttando il malcapitato in un circolo vizioso
mortale. Si salverà lanciandosi letteralmente fuori nel
cortile. Da notare che Pj prende gli antibiotici datigli da
Stefano senza la minima regolarità, ovvero alla "ma
checcefrega ma checcemporta". Inoltre dopo uno o due giorni di
"cura", le medicine finiranno e il Pit interromperà la cura a
metà, ipotecando una patologia permanente. Decidiamo di
tornare al pub di oggi. Ma prima partitone al due. Al pub
niente di particolare da segnalare, a parte una cameriera
incazzata come un'idra che odia il suo lavoro e probabilmente
la vita in generale. Poverina. Tentiamo di mettere un po'
di musica decente al Jukebox, ma non hanno neanche Wild Rover,
che scarsi. E' l'ultima serata che passiamo in Irlanda, e
un po' di nostalgia accompagna i nostri discorsi da veterani
di queste lande verdi. Tornando, il Baldo e il Kuda si
mettono d'accordo per la mattina seguente. Si troveranno
davanti al Rocco (dove il Kuda passa la notte) alle 8.30, per
poi andare a fare colazione. Prima di tuffarci a pesce tra
le braccia di Morfeo continuiamo il nostro pokerino. La
partita è serissima. Soliti Baldo, Kuda e Ceppi in attivo,
mentre Sala sta perdendo di brutto. Poi il gruppo si divide:
Kuda in furgone, Pj, Ceppi, Sala e Giulio al piano di sopra e
il Baldo nella stanza dei Francesi, che sono già tutti
addormentati. Da notare che per non parcheggiare il Rocco
fuori dal cortile dell'ostello, passiamo sopra al suo giardino
con tutte e quattro le ruote per fare manovra, lasciando dei
solchi colossali nel delizioso praticello!
23/8/2001 -
Giovedì - Di nuovo sul "Normandy"
Il Baldo si sveglia
alle prime luci dell'alba, e poi si lava facendo più rumore
possibile per cercare di rovinare il sonno dei transalpini.
Quindi esce, in perfetto orario. Infatti il Kuda è seduto nel
Rocco, e dopo aver sistemato il minuscolo bagaglio del Baldo
nel furgone i due vanno in cerca di un pub che li satolli per
benino. Nel frattempo gli altri quattro dormono della
grossa. I due scoprono che tutti i pub sono chiusi! È
troppo presto, iniziano a preparare la colazione verso le nove
e mezza! Ma la fame inizia a mordere le viscere e il loro
duodeno mugghia, bercia e sbraita: "gettatemi giù qualcosa o
mi suicido con una pera di bile". Spaventati
dall'intimidazione dell'utile organo i due continuano la
caccia al pub, e finiscono davanti a una specie di tavola
calda piazzata vicino al fiume, dove i cigni ruttano felici.
Finalmente si mangia! I felici ragazzotti si acchiappano i
menu e adocchiano subito un "Large Breakfast" per 4,50
sterline. "Questo!" è l'unanime commento dei due, che ignorano
gli altri "Medium", "Small", e compagnia bella... Mentre
aspettano la colazione in mezzo all'odorino invitante,
continuano ad entrare nella trattoria degli omoni enormi
(tutti ruvidi lavoratori, a giudicare dalla corporatura), che
si siedono e ordinano "large breakfast"... Barba e pizzo si
vedono recapitare un piatto grande da pizza strapieno di cibo:
French toasts, uovo strapazzato, salsiccie a volontà, black
pudding, pane e burro, bacon Irlandese e tazzoni di caffè...
se invece del caffè ci fosse stata la Guinness avremmo confuso
il copioso pasto per una cena abbondante. I due sono
ubriachi di cibo, e il loro duodeno si scusa e supplica
"basta! Sono tre settimane che fate pasti da pettirosso, non
ci sono abituato!". Il Baldo cede alle richieste della
preziosa parte del corpo e molla le ultime due salsicce nel
piatto. Dopodiché stramazza con gli occhi all'indietro in
pieno trip da cibo. Il Kuda, invece, urge: "ah, non le mangi?"
e manda giù il boccone residuo del Baldo. Inumano. Una
volta fuori, decisamente sazi, vanno alla ricerca di una
coca-cola che li aiuti a digerire. Ma il Kuda si ferma ogni
due per tre a cercare un diario per la sorella; il Baldo
sfrutta queste pause per ruttare come un ciclope. Finalmente
trovano anche un alimentari, dove si accattano due
bottigliette di coca. L'effetto della bibita è devastante ed
efficace: sega, corrode, disintegra, sminuzza e polverizza il
sodo bolo alimentare come fosse stato una leggera mousse allo
yogurt con solo il due per cento di grassi. I rutti derivanti
però, fanno registrare un'onda d'urto notevole. Giunti
all'ostello i due satolli e ben pasciuti amici vanno a
svegliare gli altri quattro. La stanza è permeata da una
puzza brutale ma questo non ci scompone più. Al racconto della
Luculliana colazione Pj si fa venire l'acquolina in bocca
dicendo: "volevo venire anch'io!" Poi, a turno, i neosvegli
vanno a farsi la doccia. Durante la colazione a base di tè
e biscottacci secchi per Pj, Ceppi, Giulio e Sala, il Baldo si
fa una bella chiacchierata con la "gestrice" dell'ostello.
Viene fuori che lei è sia un ospite (come avevamo inteso noi)
che il capo supremo: il vero proprietario se n'è andato in
vacanza e lei è rimasta con un altro tizio a gestire il posto.
La tipa è finlandese, e dice che starà in giro così per
qualche mese, lavorando negli ostelli... si chiacchiera del
più e del meno per una mezz'oretta, ma per fortuna non chiede
nulla del cesso intasato. Prima di partire vediamo un
tizio, armato di sturalavandini, dirigersi con aria
battagliera verso la toilette incriminata. Salutiamo Arklow
e ci appropinquiamo a Rosslare, dove ci aspetta il caro
vecchio "Normandy", in tutta la sua maestosità. Passate due
settimane ripercorriamo la stessa strada dell'andata,
chiudendo il cerchio. Il paesaggio è sempre lo stesso, ma
vediamo tutto sotto occhi diversi: ormai abbiamo lo spirito
dell'Irlanda. Siccome è ancora presto per l'imbarco andiamo
a pranzare al bar del porto, dove Pj tenta di consumare tutti
i soldi rimastigli (gli avanzano solo tre sterline ma non
dispera: c'è ancora una notte sulla nave). Mangiamo molto
rilassati come se quel posto fosse casa nostra quindi, con
molta calma, andiamo a fare la spesa, per farci i soliti
panini a bordo. Nel supermercato troviamo una carbonella per
il barbecue che ha la STESSA IDENTICA scatola degli economy
burgers. Solo che invece della scritta burger c'è il nome
della carbonella. Sconfortante. Dopodiché, allo scomparto
sughi e salse, scopriamo che gli Irlandesi fanno il ragù senza
la carne. Sconcertati, andiamo alla cassa... Il Kuda rompe
le palle come una carabina semiautomatica puntata contro le
mutande, perché deve comprare il diario alla sorella. Ci
perdiamo quindi nella campagna circostante alla ricerca di un
negozio che venda sta roba. Ovviamente non lo troviamo, ma in
compenso perdiamo moltissimo tempo. Nonostante il tempo
gettato nelle stradupole campagnole arriviamo all'attracco del
traghetto in orario. Oltretutto siamo praticamente i primi
quindi entriamo nel ferry-boat praticamente subito. Ormai
siamo esperti conoscitori della nave per cui per prima cosa
andiamo ad accaparrarci il nostro angolo di ponte interno,
dove sistemiamo tutte le nostre carabattole; poi andiamo a
salutare la macchia di gelato alla vaniglia che si staglia
sulla moquette come un monito alle generazioni future. Il
gruppo si divide, e ognuno si fa i fattacci suoi. Il Baldo va
a prua, che è ancora vuota, a godersi il mare prima che il
ponte si riempia di gente e a redigere il diario; il Kuda,
Giulio, Pj, Ceppi e Sala vanno al bar e si gustano il clown di
bordo che si guadagna la pagnotta intrattenendo una ventina di
piccoli mostriciattoli dai sei ai dodici anni abbandonati dai
genitori. Fenomenale il tipo che, dopo aver messo su una
canzone per far ballare i figli di nessuno, li molla in mezzo
alla pista per andare a fumarsi una sigaretta. Dopo aver
passato un po' di tempo sul ponte (questa volta non fa
assolutamente freddo e c'è poco vento, si sta benissimo. In
compenso la nebbia è fitta), e dopo aver fumato il sigaro
propiziatorio, rientriamo nella calda pancia della nave. Ci
accaparriamo immediatamente un tavolo al pub "Molly Malone"
(come la canzone!), per evitare di rimanere fregati come
all'andata. Qui ci mangiamo i nostri bei paninazzi
sbriciolando l'impossibile: la moquette sotto di noi sembrava
il pavimento di una segheria. Dopodiché scatta l'ultima
session di briscola chiamata, che incorona Giulio vincitore
del "three weeks long match". Ovviamente finiamo le nostre
ultime sterline ordinando Guinness e Kilkenny a volontà, il
che influisce negativamente sulla partita al due. Girando
per la sala incontriamo, ad un altro tavolo, i quattro
italiani di Letterfrack (che si sono portati appresso la pasta
fredda. Hanno un po' di soggezione a mangiarla ma appena
vedono che tutti fanno così iniziano ad abbuffarsi), coi quali
passiamo una buona mezz'oretta a chiacchierare. Dopo aver
salutato gli amici torniamo al nostro tavolino. Sta per
cominciare lo spettacolo più triste e degradante mai apparso
sulla faccia della terra! Un uomo basso e grassoccio inscena
uno spettacolo di pseudo-ipnosi, con cinque poveri pirla che
si prestano alla pagliacciata. I nostri sguardi passavano
dall'incredulo ("non è possibile che si prestino a questa
idiozia!") all'indignato con una velocità
impressionante. Dopo l'obeso buffone arrivano in scena dei
musicisti che purtroppo non suonano Wild Rover, neanche dopo
che Pj gli urla il titolo e loro fanno la faccia di quelli che
non hanno sentito. A fine serata ci spostiamo in una
saletta appartata sopra al palcoscenico, separata dal resto da
porte a vetro. Qui l'atmosfera è l'ideale per il poker!
Tavolini tondi, luce bassa sopra ai tavoli, silenzio... ci
spariamo anche l'ultima session di poker! A fine serata
facciamo i conti: tutti in attivo tranne Sala! (che, per
dovere di cronaca, a tutt'oggi non ha ancora mollato una lira.
Che pezzente) Torniamo al nostro angolo di ponte, dove ci
svacchiamo per l'ultima volta. Domani ci aspetta una tirata di
un migliaio di chilometri da Roscoff (in Bretagna, dalle parti
di Brest) a Milano... Il Kuda abbandona il gruppo per fare
un giretto sul ponte. Dall'alto del traghetto intravede la
costa inglese e giura di aver visto le auto che passavano:
probabilmente ha aumentato la dose giornaliera di Lsd, e
infatti non gli crederà nessuno.
24/8/2001 - Venerdì -
Mille chilometri "On the road"
Il risveglio è come al
solito pacifico e in mezzo alla gente che ci cammina di
fianco. Dopo aver "smontato il campo" ci dirigiamo al bar, per
spendere le ultimerrime sterline in un paio di
croissant. Andiamo al "Molly Malone" ma è chiuso. Niente
birra... dopotutto sono anche le nove del mattino. Addio
Guinness... addio! Ci mancherai molto. Vediamo il videogame
di "who wanna be a millionaire", ovvero il "chi vuol essere
miliardario" anglosassone... Pj visto che non sa più come
spendere questi dannati soldi si fa convincere dagli altri a
sponsorizzare la partita con frasi del tipo: "dai che siamo
delle bestie, questo gioco lo sbanchiamo" e decide di mollare
la sterlina. Incredibile. Veniamo stampati alla prima botta
da una maligna domanda su come si chiama la moglie di Tony
Blair. Più umiliante è però vedere una coppia di mocciosi che
arriva quasi in fondo, surclassandoci. Finalmente
attracchiamo a Roscoff, per cui riguadagniamo il Rocco e
usciamo dal traghettone. Addio anche te "Normandy"... ci
mancherai molto pure tu! Ora il problema principale è
quello di trovare uno specchietto destro per il povero
furgone, mutilato dalla guida esuberante del Piccolo.
Guardiamo sul libro di assistenza Renault (ebbene si, il Rocco
altro non è che un Renault Master) e, siccome siamo in
Francia, troviamo diecimila concessionarie e punti vendita
Renault da tentare. C'e n'è uno anche qui a Roscoff, andiamo a
vedere ma è chiuso. Tentiamo in altri posti, a St.Pol, a
Morlaix, a St.Brieuc, ma niente da fare... decidiamo quindi di
fermarci a Rennes, dove ne sono segnalati tre, di cui uno
bello grande. Appena entrati nella città incontriamo un
tipo con la macchina in panne al quale chiediamo istruzioni
sull'ubicazione del concessionario. Gentilissimo, si fa in
quattro per farci capire e ci dà tutte le indicazioni
necessarie. Finalmente un Francese simpatico! Arriviamo
(dopo molte peripezie) ad un primo concessionario, dove i
gestori sono degli stronzi colossali, che non vogliono parlare
nemmeno una parola d'inglese. Alla fine finiamo in un
ulteriore concessionario: un enorme, gigantesco deposito di
furgoni, questo ce l'avrà di sicuro! Ma è chiuso. Proviamo a
fregarci lo specchietto da un Master parcheggiato lì ma non ci
riusciamo. Andiamo alla ricerca dell'ultimo concessionario,
e per raggiungerlo dobbiamo chiedere la strada a chiunque ci
capiti a tiro. Sorte benevola, troviamo il concessionario, e
li vicino c'è anche un Quick (una catena di fast-food
locale). Dopo aver chiesto a un po' di incaricati,
riusciamo a trovare il pezzo di ricambio! Un ululato di gioia,
tripudio e soddisfazione sottolinea la buona riuscita della
missione. Tra l'altro abbiamo avuto fortuna, visto che in
magazzino gliene erano rimasti solo due! Per festeggiare il
compito portato a termine andiamo a mangiare al Quick, tanto
sono solo le quattro del pomeriggio. Al bancone c'è un
ragazzetto coi brufoli anche sugli occhi, un nero gigantesco è
dietro a preparare i panini (poveretto, sarà un metro e
novanta per cento chili ed è costretto a portare un
grembiulino da massaia e un cappellino da deficiente), e c'è
anche un tizio in camicia e cravatta (che dev'essere il capo.
Una mezza sega) che dà gli ordini agli altri due attraverso un
microfono-cuffia, nonostante possa parlare benissimo ai suoi
colleghi, visto che ce li ha a un metro di distanza. Un
buffone. Noi ordiniamo la nostra roba, il ragazzetto non
capisce nulla ed è in evidente stato confusionale. Come se non
bastasse arriva anche il "capo" a fare ancora più casino. A un
certo punto il tipo giovane prova a parlare inglese, ma l'uomo
in cravatta glielo impedisce. Scusate ma i Francesi ci fanno
veramente incazzare... se li possa portar via la peste tutti
quanti. A parte Laetitia Casta, che fa bella mostra di sé sul
cruscotto del Rocco... è il nostro santino
portafortuna! Dopo mangiato studiamo accuratamente la
cartina e prendiamo la decisione definitiva: una corsa non
stop fino a casa. Ci alterneremo tutti alla guida tranne
Giulio, che si è beccato il febbrone che aleggia sulla nostra
compagnia come la "nuvoletta dell'impiegato" di Fantozzi. È
completamente in botta. Arriviamo quasi fino a Parigi
(sulla strada riusciamo anche a scorgere in lontananza la
cattedrale di Chartres, grande quanto un paramecio), poi
l'autostrada si tuffa a Sud verso Digione-Lione. Alla prima
stazione di sosta ci fermiamo, visto che ormai il sole sta
tramontando. Lasciamo il furgone nel parcheggio occupando
quattro posti (invece di parcheggiare a spina di pesce
l'abbiamo messo giù in orizzontale. Ma checcifrega), con
dentro Giulio morto a fare la guardia. Ceniamo a base di
panini, e ci mettiamo a degustarli fuori alla luce del
crepuscolo. Pj e Kuda invece preferiscono prendersi un piatto
al self service. Questa è la procedura: ti prendi un piatto e
paghi un prezzo fisso, poi ci metti dentro quello che vuoi
scegliendo dal ricco buffet. I due non si vergognano
minimamente di andare alla cassa con un piatto alto sei piani
strapieno di cibo e pagarlo due soldi. Passi il Kuda, che è
uno scrofo, ma Pj lo fa solo per puro spirito di scrocco,
infatti mangerà solo la metà di quello che ha nel piatto (e ma
cacchio, dopo il sesto uovo sodo ero proprio pieno, e poi
avevo voglia di gelato ndPj). Tra tutto questo ben di Dio,
il Giulio è costretto da un forte dolore alle gengive e alla
gola a mangiarsi una miserrima macedonia. Dopo aver
mangiato e bevuto giochiamo a calcio nel parcheggio, in mezzo
ai tir. Avvicendandoci alla guida e al sonno, arriviamo a
Digione verso l'una di notte. La pausa è comune, andiamo tutti
a goderci questo gigantesco autogrill, anche perché abbiamo
una fame devastante. Dopo aver constatato che tutti i negozi
sono chiusi, compresi i ristoranti, torniamo indietro con le
pive nel sacco, finché non vediamo un self-service che
riaccende le nostre speranze. Il Baldo, in particolare, ha una
fame tale che sta sbavando come un San Bernardo, per cui
decide di farsi una bella bistecca di maiale con le patatine
scroccando gli ultimi soldi di Pj (continuiamo a non credere
ai nostri occhi... e pensare che l'aforisma del Pit è sempre
stato "mai tagliare il salame: poi te lo fottono" e altre
taccagnate simili). Giulio è praticamente un
cadavere. Ritorniamo sul nostro bel furgone, pronti a
ripartire. Il Kuda arriva con in mano una coppa bianca,
degustandosela tranquillamente. Poi si riparte. Nuova
sosta-autogrill nei pressi di Lione, dove facciamo benzina e
laviamo il parabrezza del Rocco, dove sembra si sia combattuta
la guerra totale dei moscerini, la madre di tutte le loro
battaglie. Nel frattempo il Baldo va a farsi un giretto per
svegliarsi e, mentre si sta fumando una sigaretta, conosce due
tizi franco-portoghesi che gli chiedono l'accendino, con cui
fa due chiacchiere senza capire nulla, visto che tra le
quattro lingue complessivamente parlate dai tre interlocutori
(portoghese, francese, italiano e inglese) non ce n'era una
comune. Una delle poche cose colte dalla conversazione è che
questi due stanno andando a Ginevra in vacanza. Nel
frattempo Pj e Ceppi si fanno dare tutte le monetine del
gruppo, e con un malloppone indicibile in tasca versano tanta
benzina per raggiungere esattamente la cifra necessaria a
lasciare in Francia tutto il gruzzolo. Giunti al pagamento,
quando il benzinaio assonnato vede quell'ammasso di spiccioli
insignificante, incazzato nero glieli restituisce! Tornando al
furgone Ceppi propone di fare ancora benzina con quegli
spicci. La proposta è allettante ma poi quello ci chiaverebbe
tutti di mazzate. Saliamo in quota fino all'entata del tunnel
dove il Kuda dà il cambio a un Pj ormai assonnato. Bruciamo
gli ultimi chilometri che ci separano dal belpaese e, dopo
aver superato il Frejus, ennesimo avvicendamento al volante
(stavolta è il turno del Baldo che, per la cronaca, non ha mai
guidato all'estero perché ha perso la patente nell'Adda un
mese prima di partire, ed è stato costretto ad andare in giro
col foglio sostitutivo, che non vale all'estero) ed ennesimo
autogrill. Chiuso. Mannaggia, un caffè ci voleva
proprio. Ormai sta albeggiando, e stiamo percorrendo queste
strade così familiari... nel furgone c'è un'atmosfera da coma
collettivo che rende tutto ancora più piacevole. A parte il
povero Giulio, che sta per lasciarci la buccia. Ormai siamo
quasi arrivati, ed entriamo a fare colazione in un autogrill
alle porte della tangenziale Nord. Questo caffè ci dà le
energie per affrontare l'ultima parte del viaggio. Qui dentro
nessuno controlla gli scontrini quindi, affamati, ci
abbuffiamo di cappuccini e brioche confondendoci tra i
vecchiacci che tornavano da Lourdes: che malefici che
siamo. Una volta fuori facciamo l'ultima foto, stavolta di
fronte al Rocco (che è completamente ricoperto di una sottile
patina di sangue purulento: i cadaveri dei miliardi di
moscerini che stanotte sono passati a miglior vita a causa
dell'impatto col possente Rocco). I nostri volti rispecchiano
la confortevole nottata, siamo distrutti! Dopo esserci
mangiati in un sol boccone i chilometri finali, giungiamo
alfine alle nostre confortevoli dimore... ...e quindi
uscimmo a riveder le stelle...
Note
integrative:
Torniamo a casa a bordo del Roccone, uno
alla volta, e l'ultimo è il Kuda che quindi se lo porta a casa
(dove farà, stavolta sul serio, l'ultimissima foto al Rocco!).
Il pomeriggio seguente sarà speso dormendo della grossa. Il
giorno dopo ci troveremo di nuovo tutti a dare l'ultima lavata
al Rocco (Lunedì lo dobbiamo consegnare, e qui ci sono certi
bitorzoli di mosche e mosconi da far paura), e c'è anche
l'Epeo! È felice come una pasqua, era da un po' che non lo
vedevamo così in forma, e senza rughe! Il mattino dopo il
Rocco viene riconsegnato da Cesaro e dal Pit al proprietario
dell'Autonoleggio Rocchi (ecco svelato l'arcano sul nome del
furgone), che si dimostrerà essere il solito mitico
noncurante: "abbiamo preso una botta qui..." riferendoci al
colpo inflitto dall'Epeo al Rocco (a Cashel, nel lontano
Connemara!). "Massì 'na cazzata, 'na cazzata..." Qualche
giorno dopo ci ritroveremo tutti a casa del Kuda a mangiare,
insieme anche con Stefano e la Silvia, a rievocare le nostre
imprese e guardare le foto... infine il Baldo verrà stampato
in Diritto Pubblico, il Kuda passerà l'esame su McDonald's
(ditemi voi), Ceppi e Pj si taglieranno la barba, Giulio
scoprirà di aver contratto una malattia alla bocca che per più
di una settimana lo costringerà a mangiare solo latte e
pastina (con sommo beneficio del suo pingue girovita) e Merel
ci scriverà per sapere se abbiamo trovato nel furgone la sua
felpa. Il resto è storia... |
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